Da Lourdes, il Cardinale de Donatis guarda al futuro. “Qui per dare speranza”

In una intervista esclusiva con il gruppo ACI / EWTN, il vicario della diocesi di Roma spiega sfide e prospettive di questa stagione marcata dalla pandemia del coronavirus

Il Cardinale Angelo de Donatis, Vicario del Papa per la diocesi di Roma, durante il pellegrinaggio diocesano a Lourdes, 25 agosto 2020
Foto: Anthony Johnson / ACI Group
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È un segno di speranza, ma anche una necessità. La diocesi di Roma scossa dal coronavirus, dall’impossibilità di celebrare messe con pubblico per due mesi, colpita anche nel suo vicario, ora si trova a Lourdes con una rappresentanza di 184 persone tra sacerdoti, seminaristi e vescovi per quello che è un viaggio che intende dare speranza. E, in effetti, parlando con il gruppo ACI / EWTN, il cardinale Angelo de Donatis, vicario del Papa per la diocesi di Roma, guarda già al futuro, ai prossimi appuntamenti, alle ordinazioni presbiteriali e diaconali che si terranno a fine ottobre. E, chissà, anche ad un incontro di Papa Francesco con la diocesi di Roma, ancora da confermare.

Eminenza, nonostante la pandemia, il tradizionale pellegrinaggio a Lourdes della diocesi di Roma è stato comunque organizzato. È stato difficile prendere la decisione di fare questo viaggio comunque?

All’inizio sembrava una cosa difficile proprio perché non si conosceva il futuro. Poi c’è stata l’audacia che ha permesso di fidarsi del Signore, e quindi di partire, proprio per dare questo segno di speranza e anche di coraggio, perché il cammino va avanti. Bisogna continuare.

Lei ha una lunga storia con questo santuario. Ci può raccontare quella che è stata la sua esperienza qui?

Io devo molto a questo luogo perché degli amici mi hanno portato qui da giovane seminarista, ed è stato proprio qui che la mia vocazione ha avuto un processo di maturazione molto bello. Questo è avvenuto soprattutto nel servizio agli ammalati. Mi sono ritrovato, giovanissimo, a fare delle cose che mai avrei immaginato di fare. Così, il Signore mi ha parlato e confermato nella scelta della sequela.

Prima di partire per questo pellegrinaggio, lei ha ricevuto una telefonata da Papa Francesco, che le ha chiesto di affidare qualche intenzione particolare alla Madonna. Ci può raccontare più nel dettaglio di cosa avete parlato con il Papa?

Ogni anno, prima di iniziare il pellegrinaggio, io e Papa Francesco ci sentiamo. La sua richiesta è sempre la stessa: di pregare molto per lui, per il suo servizio alla Chiesa, per la sua missione.

Lei ci ha chiesto nel volo di andata di individuare qualcosa da chiedere alla Madonna. Posso chiedere cosa ha chiesto lei personalmente per questo viaggio?

Io ho chiesto una grazia che sto chiedendo in questo periodo: di prendere con me Maria, quella consegna che Gesù fa, e di viverla fino in fondo. Cioè, come Giovanni, prendere Maria in casa e vivere questa sua presenza e questa sua presenza in maniera forte.

Lei stesso ha vissuto il COVID 19, ne è stato colpito, è stato in ospedale per 11 giorni, se non sbaglio. Cosa le è rimasto impresso del ricordo di quel tempo?

Soprattutto una cosa: la capacità che lo Spirito Santo mi ha donato di vivere l’abbandono. Non ho fatto nessun pensiero, ho detto c’è soltanto da abbandonarsi e vivere questa esperienza, così come vuole Dio.

Quali sono state le principali sfide della diocesi di Roma durante questa pandemia?

Di accettare, credo, la fatica di non poter celebrare l’Eucarestia: questo è stato sentito in maniera forte. Però si è sviluppata anche un’altra dimensione. Quella di riscoprire la famiglia come Chiesa domestica, da cui sono scaturite tante iniziative di preghiera, di riflessione, di ascolto della Parola di Dio.

Lei pensa che le misure di sicurezza nelle parrocchie siano state giuste? Come pensa di affrontare questi prossimi mesi?

Sono state giuste e ho visto soprattutto i preti molto attenti ad eseguirle. Si tratta di una grande delicatezza, direi attenzione alla situazione. Credo che fino a nuove disposizioni si andrà avanti così.

Lei ha accennato la mancanza dell’Eucarestia anche per i sacerdoti nel celebrarla. Ma tanti hanno vissuto la mancanza di Eucarestia nel riceverla, e succede anche adesso: noi possiamo andare a Messa, ma ci sono tanti anziani che non possono e così non riescono a partecipare alla vita sacramentale. Che effetto ha avuto e che cosa ha pensato come pastorale o risposta a questo problema?

Prima di tutto, bisogna vincere la paura, perché la paura - lo sappiamo - blocca, paralizza e dunque c’è una lotta da vivere. E poi sicuramente direi ai preti o ai ministri straordinari dell’Eucarestia di intensificare le visite verso gli anziani in casa, portando il Signore.

La diocesi di Roma ha messo a disposizione locali delle parrocchie come aule scolastiche, per permettere alle scuole di ri-iniziare in sicurezza, e non avere di nuovo aule sovraffollate. Ha altri progetti per mantenere alta questa attenzione alla sicurezza?

Si tratta di un aiuto reciproco che ci stiamo donando con il comune di Roma, proprio per fare più turni e quindi aiutare i bambini a vivere bene anche l’esperienza scolastica. Credo che l’incoraggiamento è quello di dire alle parrocchie: continuiamo a mettere a disposizione gli ambienti che abbiamo.

E avete altri progetti come quelli?

Non saprei subito se ci sono altre… ma tutto quello che è possibile fare per vivere un aiuto concreto, questo lo faremo.

Lei ha detto che il Papa voleva ancora fare un incontro con la diocesi di Roma, che poteva essere anche a settembre. Ci sono notizie?

Non lo sappiamo. Il Papa non ha ancora ripreso le udienze pubbliche, quindi siamo in attesa di una sua decisione.

E lei ha appuntamenti sulla sua agenda prima della fine dell’anno?

Soprattutto nel mese di ottobre. Avevamo rimandato le ordinazioni sacerdotali e quindi avremo alla fine di ottobre ci sarà la Messa per le ordinazioni sacerdotali a San Giovanni, quindi quelle diaconali alla fine di ottobre, e anche la consacrazione di alcune donne nell’Ordo Virginum.

Se non ci fosse stata la pandemia, lei avrebbe celebrato la Messa di Pasqua al Santuario della Vergine della Rivelazione. È il santuario sorto sul luogo in cui la Madonna apparve a Bruno Cornacchiola, un uomo divenuto protestante durante la Guerra Civile Spagnola che odiava la fede al punto che a Toledo aveva comprato un pugnale per uccidere il Papa e che era anticlericale e violento. Cornacchiola si convertì. Le apparizioni non sono state riconosciute ufficialmente dalla Chiesa Cattolica, ma nemmeno condannate. Perché voleva andare in questo santuario? Cosa ha in mente?

Credo il riconoscimento ufficiale non sia la cosa più importante. La cosa importante è che è un luogo spirituale, dove avvengono degli incontri sacramentali molto profondi, soprattutto nel sacramento della Riconciliazione. So che è veramente un luogo di incontro con la misericordia di Dio e questa è già una grande grazia. Quindi desidero che quel luogo venga conosciuto e frequentato.

Una ultima domanda: nelle sue preghiere, lei pensa agli operatori sanitari che la hanno curata e li porta qui in senso di pellegrinaggio a Lourdes?

Sì, la preghiera e il ricordo per loro c’è, tutti i giorni nella Messa. Sto pregando che veramente il Signore faccia loro dei doni di sovrabbondanza di grazia perché possano continuare il loro servizio.

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