Dalla Terra delle Croci alla Terra di Maria: l’indipendenza degli Stati baltici

In cinquanta anni di dominazione sovietica, il servizio diplomatico lituano ha sempre resistito. La sua storia va di pari passo con quella di Lettonia ed Estonia

Veduta aerea delle tre croci che sovrastano la città di Vilnius, in Lituania, simbolo della cristianità della nazione
Foto: PD
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Dalla “terra delle croci” alla “terra di Maria”, dalle vie commerciali che arrivavano fino a San Pietroburgo al commonwealth polacco, le tre repubbliche baltiche di Lituania, Lettonia ed Estonia vivono insieme i grandi mutamenti che fanno seguito alla Prima Guerra Mondiale, trovano insieme l’indipendenza, sono più o meno gemelle. Eppure sono differenti, e differente è stato l’approccio della Santa Sede sul loro territorio, sebbene da sempre ci sia stato un solo rappresentante che le univa. E tuttora, c’è un nunzio, con sede a Vilnius, che rappresenta la Santa Sede in Lituania, Lettonia ed Estonia.

Dei grandi cambiamenti nelle tre Repubbliche Baltiche ha parlato l’ambasciatore lituano presso la Santa Sede Petras Zapolskas, durante la conferenza “1918 Anno dell’Indipendenza. Perché accadde cento anni fa?”, i cui atti si trovano in digitale sul sito dell’Ambasciata Polacca Presso la Santa Sede.

Zapolskas ha ricordato che la Lituania è esistita come nazione dal 13esimo al 18esimo secolo, eppure all’inizio del 20esimo secolo il mondo era “difficilmente consapevole dell’esistenza della nazione lituana”.

Lituania, Lettonia ed Estonia erano parte dell’Impero Russo all’inizio della Prima Guerra Mondiale. Quando l’indipendenza cominciò a sembrare possibile, la domanda fu: che tipo di Lituania si sarebbe dovuta costituire? Multilingue o multiculturale come il Gran Ducato di Lituania, e una nazione più piccola che parlasse lituano? E in che modo rapportarsi con i Lituania?

La Dichiarazione Lituana fu firmata nel luglio 1914 a Vilnius, ed esprimeva il desiderio dei lituani di unire le due terre ai lati del fiume Nemunas. L’idea si diffuse ben oltre i confini europei, tanto che a settembre 1914 su supportata dall’Assemblea Cattolica lituana di Chicago.

Nel 1915 arrivò l’occupazione tedesca. Il modo in cui i tedeschi suddivisero il territorio coincideva quasi del tutto con i confini del Gran Ducato di Lituania nel 1793. Le discussioni sul futuro della Lituania, specialmente con i polacchi, divennero sempre più diffuse.

Nel 1916, alla Conferenza delle Nazioni, la Lituania annunciò per la prima volta l’intenzione di proclamare l’indipendenza della nazione. Nel 1917, i lituani poterono organizzare una conferenza a Vilnius, che ebbe luogo il 18 settembre, alla presenza di 213 delegati da tutta la Lituania. Sessantasei di loro erano sacerdoti. Decisero di volere uno Stato indipendente, organizzato in maniera democratica, all’interno di confini definiti etnicamente.

Fu eletto un consiglio di 20 persone come organo esecutivo del popolo lituano. Una spinta ulteriore arrivò dopo l’entrata in Guerra degli Stati Uniti, perché i più di 300 mila lituani presenti in territorio statunitense cominciarono a sollevare il tema dell’indipendenza della Lituania.

La Germania che si apprestava a negoziati di pace con la Russia Sovietica pressò il Consiglio di Lituania di proclamare uno Stato lituano unito con la Germania, ma le reazioni furono negative. E così, il 16 febbraio 1918, il Consiglio della Lituania approvò la dichiarazione di indipendenza.

Anche l’Estonia approfittò della Rivoluzione Russa del 1917, e così l’8 aprile di quell’anno 40 mila estoni fecero dimostranzioni a San Pietroburgo in support di un governo indipendente estone, ottenendo la firma della Legge sull’autonomia estone.

L’Estonia fu occupata dai tedeschi nel 1918, dopo il fallimento dei colloqui di pace tra la Russia Sovietica e la Germania, mentre le forze bolsceviche si ritirarono in Russia. Nel mentre, la Dichiarazione di Indipendenza Estone fu proclamata il 23 febbraio 1918 dal Consiglio Nazionale Estone, e il 24 febbraio l’Estonia fu pubblicamente proclamata una repubblica indipendente e democratica.

Il giorno dopo, però, le truppe tedesche entrarono a Tallinn, non riconoscendo né il governo provvisorio né l’indipendenza estone. Quando però i tedeschi capitolarono nel novembre 1918, la Germania dovette lasciare il governo dell’Estonia.

Anche in Lettonia il movimento indipendentista mosse i suoi passi in quell’anno. Il Consiglio Nazionale Provvisorio fu stabilito nell’autunno 1917, con l’idea di chiedere l’indipendenza, piuttosto che le rivendicazioni di autonomia che avevano caratterizzato la Lettonia fino ad allora.

Il governo provvisorio russo, però, “dimostrò complete indifferenza al destino della Lettonia”, racconta Zapolskas. In pià, la stessa idea di una Lettonia indipendente “non era diffusa tra gli abitanti della Lettonia”, almeno fino al settembre del 1917, quando i tedeschi occuparono Riga.

L’occupazione tedesca portò alla creazione a San Pietroburgo di un Consiglio Nazionale Lettone, che fu riconosciuto dall’Impero Britannico nel novembre 1918 come un governo de facto.

Non era comunque un Consiglio che comprendeva tutti i partiti, perché non vi partecipavano Social Democratici e Blocco Democratico, e addirittura l’ala sinistra dei Socialdemocratici lettone si alleò con i bolscevichi.

Dopo gli accordi di pace di Parigi, le tre repubbliche baltiche dovettero difendersi dall’avanzata del’Armata Rossa, ed ebbero successo: l’Estonia ricacciò i sovietici nel febbraio 1919, i lettoni subirono l’occupazione sovietica dell’intero territorio, mentre in Lituania fu occupato il Nord Est. Ma furono poi sconfitti.

Le guerre terminarono ufficialmente con i trattati di pace negoziati con i sovietici da Estonia, Lituania e Lettonia, mentre la Lituania concluse un accord con la Polonia il 7 ottobre 1920.

Spiega Zapolskas: “Sebbene le guerre di indipendenza dei Baltici sono generalmente divise in tre guerre nazionali individuali, non possono essere comprese se non nel contest di multiple guerre collegate, con lo scopo di definire un ordine politico e territoriale in una regione che è stata relativamente inaccessibile per i negoziati di pace post-bellici”.

 

(4 – continua)

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