Dall'Armenia un appello all' Europa per ritrovare se stessa, una conferenza all'Orientale

Un manoscritto dell'XI secolo conservato nel Matenadaram
Foto: Andrea Gagliarducci / ACI Stampa
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Tra i nostri valori contemporanei c’è ancora una “cultura costituzionale”’? È uno degli interrogativi cui tenta di dare una risposta un convegno di studio di due giornate che si svolge il 17 e 18 novembre al Pontificio Istituto Orientale, promosso dal Presidente della Corte Costituzionale della Repubblica di Armenia e dal Centro di Cultura Costituzionale di Yerevan a Roma.

“The International Conference On Challenges of Spiritual and Legal Behavior of Contemporary Individual and Imperatives of Their Overcoming”  è stata organizzata dal professor Gagik Harutyunyan, Presidente della Corte Costituzionale e studioso. Al suo fianco Lévon Boghos Zékiyan, Aricieparca dei cattolici armeni di Istanbul e della Turchia e professore del Pontificio Istituto Orientale.

Dalla collaborazione tra i due studiosi armeni è nata l’idea del convegno, anche dopo la visita di Papa Francesco in Armenia lo scorso anno. 

"Il nostro è un rapporto molto profondo- spiega l' Arcieparca- e ogni volta che vado in Armenia incontro il professor Harutyunyan e spesso parliamo della grande filosofia della storia antica che secondo me si divide in tre grandi filoni: quella greco-romana, la grande storiografia araba, e quella armena. Nel mondo armeno c’è ovviamente una letteratura filosofica tecnica, diciamo scolastica, e la teologia è stata coltivata sul modello patristico, invece c’è un diverso genere letterario e in questo il professore ha cercato una filosofia costituzionalista. Oggi con la parola Costituzione intendiamo 'strutturare', dare una forma; invece in armeno si va un po’ oltre, non solo costituire, ma definire l’ambito, per non andare oltre, contro la legge.

Gagik Harutyunyan è arrivato alla convinzione che  la costituzione serve perché il popolo possa essere oggetto di misericordia, una definizione umanistica, perché il fine della costituzione e tutta la attività legislativa è aiutare il popolo. Un po’ quello che sottolinea il Papa parlando di misericordia: fare in mondo che l’uomo sia felice, questa è la misericordia. Da qui siamo partiti".

E la visita di Papa Francesco vi ha dato anche degli spunti precisi?

"Si. Nel viaggio usò alcune parole che mi hanno colpito. Partiamo da pellegrinaggio. Si va in pellegrinaggio ad un santuario. Ma quale santuario in Armenia? E ho pensato alla tradizione che racconta che il Paradiso terrestre era in una zona che corrisponde all’Armenia, il santuario della purezza della creazione, e poi la fine del Diluvio, la alleanza ritrovata con Dio.

Poi, il Papa ha parlato di missione del popolo. E questo è molto chiaro, una missione culturale. E infine il Papa ha detto che il libro di san Gregorio di Narek, che aveva proclamato dottore della Chiesa, deve essere la costituzione spirituale del popolo armeno".

Quindi l’idea di una riflessione allargata oltre i confini del Caucaso?

"Tutti i popoli devono fare una riflessione profonda, tutti i popoli che hanno avuto una cultura letteraria di un certo livello. E questo purtroppo oggi manca. Siamo invece pervasi dal pensiero economico, dai bilanci e dagli interessi, una riduzione. Ci mancano le grandi idee, le idee fondanti come hanno sempre avuto le grandi civiltà. Oggi, la sola idea fondante è il profitto, e una civiltà non può basarsi su questo".

Come sarà affrontato questo tema nei due giorni di studi a Roma?

"La domanda è: cosa fonda il nostro ordine costituzionale? Questa è la base della democrazia e dell’ Europa di cui in fin dei conti l’ Armenia è culturalmente parte, al di la dalla definizione politica. Basta pensare che dall’ Iberia sull’Atlantico si arriva all’Iberia in Caucaso, dall’ Albania nel Mediterraneo si arriva all’ Albania in Caucaso. Questo indica l’intreccio fitto di rapporti che ci sono nella storia. Ci sono affreschi in Armenia che sono stati realizzati nel X secolo da maestranze franche e comasche. Pensate come circolavano idee e arte. Colpisce come un igumeno armeno in un altipiano di 2000 metri conoscesse i migliori pittori del momento a distanza di 4000 chilometri".

L’idea è capire meglio anche la matrice europea che è stata in rapporto stretto con l’Armenia?

"Si, certo, il rapporto stretto con Atene, Alessandria dove andavano gli studiosi armeni a formarsi. Dobbiamo capire come riportare l’identità cristiana, i valori fondanti. Dopo la visita di Giovanni Paolo II in cui tutti si concentrarono sulla questione del Genocidio, nella vista di Papa Francesco la attenzione è stata sugli insegnamenti di San Gregorio di Narek.

E gli armeni dovrebbero far conoscere questo tesoro immenso alla cristianità intera. 

La nascita del nostro alfabeto ad esempio è anche la nascita di una identità etno - culturale che si differenzia da mondo greco, romano e anche ebraico.

Lo scopo è ritrovare se stessi. E per fare questo dobbiamo conoscere meglio la nostra storia".

Anche per questo Harutyunyan ha fondato a Yerevan un Centro internazionale di studi di diritto costituzionale, lo scorso anno con un primo convegno chiamato “Cultura costituzionale”.

Il Centro è stato ufficialmente fondato lo scorso anno a Yerevan. Partendo dalla constatazione della crisi profonda che attraversa la società contemporanea e il concetto stesso di diritto per la dominante visione del convenzionalismo etico, Harutyunyan è convinto che non si può restare spettatori di tale situazione e che un rimedio valido non potrà venire se non ispirandosi alla grande tradizione filosofica e religiosa di un valore assoluto, superiore alla contingenza umana.

Dopo un primo convegno in Armenia l’idea è stata di mettere sotto l’egida della Chiesa Cattolica la riflessione con tre punti centrali: il ruolo della cultura costituzionale nella formazione dell’identità spirituale dell’individuo moderno; i valori religiosi nel sistema assiologico delle Costituzioni contemporanee; le sfide presenti della deformazione del comportamento umano legale e spirituale e gli imperativi per come superarle. 

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