Dalle diocesi, l'aiuto della Chiesa cattolica in Italia a Beirut

Le CEI, la Caritas e l'impegno delle singole diocesi

La foto del giornale di Beirut L' Oriente-le jour
Foto: L'Orient-Le Jour
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La notizia e le immagini giunte in questi giorni dal Libano hanno suscitato, nell’intera opinione pubblica, sconcerto e preoccupazione anche in Italia. La Conferenza Episcopale ieri stanziato 1 milione di euro dai fondi otto per mille, che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica, in soccorso delle popolazioni del Libano colpite dalla terribile esplosione del 4 agosto scorso.

“Profondo cordoglio e solidarietà” per la popolazione colpita è stata espressa anche dalla Caritas Italiana che si dice preoccupata dall’emergenza sanitaria, già aggravata dal Covid-19. Sono almeno quattro gli ospedali colpiti tra cui il più grande della città gravemente danneggiato. Nel Paese è “forte la preoccupazione anche per le tossine presenti ora nell'aria”. Mobilitazione si registra in queste ore nelle diocesi italiane che rispondono anche all’appello di Papa Francesco di mercoledì scorso al termine dell’Udienza generale affinché la comunità internazionale aiuti il Paese dei cedri a “superare la grave crisi che sta attraversando”. Papa Francesco ha inviato, tramite il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, un primo aiuto di 250.000 €.

 

Un appello anche a tutte le componenti sociali, politiche e religiose, affinché collaborino nell’affrontare insieme “questo momento così tragico e doloroso”. Nella diocesi di Roma un fondo straordinario per le prime emergenze di 25 mila euro, una colletta nelle comunità parrocchiali di Roma e l’invito alla preghiera. L’iniziativa è del vicario del papa, il card. Angelo De Donatis.

 

Iniziative anche nella diocesi di Bari-Bitonto che propone una raccolta fondi per il Libano da destinare agli interventi predisposti dalla Caritas italiana e, anche in questo caso, il riferimento è la Caritas diocesana.

 

“Spetta a tutta la comunità internazionale di non abbandonare il Libano. La ferita è immensamente profonda. Va al di là del bilancio gravissimo in perdite umane e feriti”, scrive il vescovo di Lodi, Maurizio Malvestiti in una lettera pubblicata sul quotidiano cattolico “Il Cittadino”. Il vescovo, già officiale presso la Congregazione per le Chiese orientali, evidenzia che il  Libano “è un ponte indispensabile e perciò tanto ambito. È l’antemurale della collaborazione economica con l’Occidente. E mi fa pensare alla tunica di Cristo, contesa nella passione ed ora strappata dalle convergenze che si scatenano su quel lembo di terra, contigua ad Israele da un lato e alla Siria dall’altro”. 

Il “Vicino Oriente” – sottolinea ancora Malvestitui - è “decisivo per la pace globale. Lo dobbiamo sentire nostro. Lo dobbiamo coltivare e proteggere”.  “So bene – scrive ancora il presule lodigiano - che non mi compete, quale pastore, di accendere dubbi ulteriori sulla deflagrazione di Beirut accanto a quelli che già tolgono il respiro, peraltro nella galoppante espansione pandemica che investe il territorio. Ma osservare che è sterile gridare all’irresponsabilità evidente delle opposte fazioni coinvolte senza riaffermare la via globale della solidarietà, questo è compito di tutti. E così incidere positivamente sulla comune coscienza di giustizia e di pace”.

 

Anche a Lodi il vescovo invita ad aiutare la popolazione attraverso la Caritas. Lo scenario che si vive a Beirut è raccontato anche in un video di forte suggestione che il padre maronita Charbel Eid ha creato come appello rivolto agli amici che sostengono il progetto di solidarietà “Amici di San Charbel” che si rivolge con opere mirate di carità per le popolazioni di Siria e in Libano. Il video appello è arrivato ed è stato rilanciato a Cremona grazie alla collaborazione che il padre libanese ha attivato con don Federico Celini, incaricato diocesano per la pastorale ecumenica e il dialogo interreligioso, che con padre Charbel ha visitato i due Paesi lo scorso inverno, aprendo un canale di aiuti grazie alla Fondazione Madre Rosa Gozzoli Onlus. Un’iniziativa di carità sostenuta durante l’estate dagli oratori cremonesi che hanno partecipato proprio a questa raccolta di aiuti come proposta di carità e mondialità del percorso Summerlife.

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