Dialogo buddista-cristiano, dieci punti per cooperare insieme

Il monastero Buddista di Ling Jiou, dove si è tenuto il VI convegno Buddista Cristiano
Foto: Flickr
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Dalla promozione dell’ospitalità alla preoccupazione per la casa comune; dalle azioni concrete alla promozione della preghiera. Gli sviluppi del dialogo buddista-cristiano sono riassunti nei 10 punti che concludono il comunicato del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso al termine del VI convegno buddista cristiano.

Promosso dal pontificio consiglio presieduto dal Cardinale Jean Louis Tauran, il convegno si è tenuto a Taiwan dal 13 al 15 novembre, nel monastero buddista di Ling Jiou, con la cerimonia conclusiva al Museo delle Religioni Mondiali di Taipei. Dopo la grande conferenza internazionale sulla pesca, è il secondo evento vaticano che quest’anno ha luogo a Taiwan, ed è significativo per una nazione che ha festeggiato i 75 anni di relazioni diplomatiche con la Santa Sede.

Il tema del convegno era “Buddisti e cristiani in Cammino insieme sul cammino della non violenza”, un tema – quest’ultimo – che era anche il tema del messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale della Pace 2017. Al convegno hanno partecipato più di 80 uomini e donne, da 18 nazioni diverse, e tra i partecipanti c’erano anche membri della Federazione delle Conferenze Episcopali Asiatiche.

I partecipanti hanno notato “che nel corso degli anni” il dialogo buddista-cristiano “ha dato un valido contributo nel migliorare la conoscenza reciproca e la mutua conoscenza”, nonché a rafforzare “le relazioni di cooperazione per promuovere una cultura di pace e non violenza”. Hanno anche riconosciuto che il 21esimo secolo è stato contraddistinto da “conflitti che includono anche affiliazioni e identificazioni etniche, culturali e religiose” e che la “diversità religiosa e culturale” è diventata “un problema economico e sociale” in molte regioni del mondo”.

Sono conflitti e violenza che oggi “superano i confini”, e per questo i problemi locali diventano “nazionali, regionali e anche globali”.

Insomma, non c’è tempo da perdere. Da qui i dieci punti sul dialogo, che sono anche una specie di road map. Si comincia con il riconoscere che l’incontro è stata una pietra miliare. E poi si va su punti concreti: dall’importanza di ascoltare “il grido delle vittime di violenza nelle sue multiple forme” alla necessità di “sradicare povertà, ingiustizia, ineguaglianza, e discriminazione”. 

I partecipanti riconoscono anche “il positivo ruolo dei media nell’incoraggiare azioni non violente”, sostengono la necessità di incoraggiare “azioni concrete a livello nazionale, regionale e globale” per aiutare società troppo polarizzate a trovare un equilibrio attraverso la giustizia, la riconciliazione e il perdono.

C’è spazio anche per l’importanza della famiglia (con l’impegno a sviluppare sane relazioni tra bambini e genitori ed educatori in generale) e la necessità di promuovere l’ospitalità. Sui temi sociali, c’è il riconoscimento dell’eco-crisi, con l’idea di promuovere “una eco spiritualità per salvaguardare l’ambiente”.

E infine, l’importanza della preghiera e quella delle organizzazioni di tipo religioso, che possono aiutare a sviluppare un maggiore dialogo tra le fedi e tra le culture.

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