Dialogo, l’esempio del Marocco. Il cardinale Lopez: “Le religioni, la soluzione”

L’arcivescovo di Rabat interviene ad una conferenza organizzata dall’ambasciata del Marocco presso la Santa Sede. Con lui, anche il Cardinale Parolin. Il Marocco come esempio di dialogo

Un momento della conferenza organizzata dall'ambasciata del Marocco presso la Santa Sede, 16 maggio 2022
Foto: Twitter
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“È arrivato il momento in cui le religioni non devono più essere causa di problemi o di conflitti nel mondo, ma essere piuttosto parte della soluzione dei problemi che affliggono la società”. Il cardinale Cristobal Lopez, arcivescovo di Rabat, lo sottolinea nel suo intervento alla conferenza organizzata dall’ambasciata del Marocco presso la Santa Sede su “Parole e comuni e spiritualità in azione per il bene comune”, che si è tenuta lo scorso 16 maggio presso la Pontificia Università Urbaniana.

C’era una occasione, ed era la canonizzazione di Charles de Foucauld, il santo che fu esploratore in Marocco e vi trascorse un anno che finì poi nei suoi diari della co-conoscenza. È per questo che la Chiesa marocchina si è sentita parte della canonizzazione, con la presenza del suo pastore. Ed è per questo che l’ambasciata del Marocco presso la Santa Sede ha pensato, con una conferenza, di rilanciare la straordinaria esperienza di dialogo del Reame del Marocco, dove il re è anche il capo dei credenti e le religioni vivono in armonia da secoli

Lo aveva sperimentato Papa Francesco, quando tre anni fa aveva visitato il reame, e l’incontro è anche l’occasione per ricordare il terzo anniversario della visita. Ma che l’obiettivo sia quello di lanciare una via di dialogo nuova è testimoniato sia dalla presenza del Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, ma anche di Andrè Azoulay, consigliere del Marocco, oltre ovviamente all’ambasciatore Rajae Naji el Mekkaoui, donna e musulmana tenuta in altissima considerazione per le sue conoscenze.

Il Cardinale Lopez ha parlato di “dialogo interreligioso e fraternità”, partendo proprio dal viaggio del Papa in Marocco e dell’incontro con Sua Maestà Mohamed VI, che aveva avuto parole di grande dialogo nel suo discorso di fronte a Papa Francesco.

Il Cardinale si è detto d’accordo con l’analisi del re, ha affermato che per molto tempo si è detto e ripetuto che in Marocco regnano la tolleranza e la coesistenza, ma che piuttosto ora è tempo di fare un salto di qualità, verso “la conoscenza mutua, il rispetto dell’altro, la stima e l’amicizia e la fraternità”.

D’altronde, dice il Cardinale Lopez, “le tre religioni abramitiche non esistono perché si tollerino per una rassegnazione fatalista o accettazione altera”, ma piuttosto esistono “per aprirsi l’una all’altra e per conoscersi, concorrendo a fare l’una il bene dell’altra”.

Sottolinea il Cardinale: “È arrivato il momento che le religioni non siano più causa di problemi o di conflitti del mondo, ma siano parte della soluzione dei problemi che affliggono la società”. E in particolare “si deve dichiarare solennemente che nessuno è autorizzato a usare il nome di Dio per uccidere il prossimo, o per causare violenza, o per fare la guerra”.

Il Cardinale ricorda il testo del documento sulla Fraternità Umana che Papa Francesco ha firmato ad Abu Dhabi, e vi trova punti di incontro e consonanze con quello che sostiene Re Mohamed VI, in un percorso che porta a un punto di arrivo necessario: la fraternità dei figli di Abramo, in un cammino che non può che essere di “educazione e dialogo”.

E per praticare il dialogo – dice il Cardinale – ci vuole la forza dell’identità, il coraggio dell’alterità e la sincerità delle intenzioni”.

Intervenendo al convegno, il Cardinale Parolin, segretario di Stato vaticano, ha sottolineato l’impegno della Santa Sede per la pace, “dono di Dio che imploriamo ardentemente” insieme alla giustizia e alla fratellanza.

Il capo della diplomazia vaticana ha affermato che “il nostro mondo ha sete di pace, di questo bene invisibile che richiede lo sforzo e il contributo costante di tutti.

Nel suo intervento, il Cardinale ha anche ricordato che Santa Sede e Marocco hanno iniziato relazioni diplomatiche nel 1976, mentre nel 1985 Giovanni Paolo II visitò il Paese e nel 2019 fu poi la volta di Papa Francesco.

Il Cardinale Parolin ha anche fatto accenno a San Charles de Foucauld, la cui presenza ha “avuto un grande impatto sulla Chiesa cattolica nel Maghreb e ha dato vita a molte iniziative per dare espressione concreta all'appello del Concilio Vaticano II al dialogo con le altre religioni, in particolare con i musulmani”. “Il Marocco - conclude il segretario di Stato - è un Paese ricco di bellezza, da sempre luogo di incontro di civiltà”, caratterizzato da una tradizione di tolleranza.

Ha concluso che “come credenti, sono convinto che dobbiamo riconoscere con gioia i valori religiosi che abbiamo in comune. Ideologie e slogan non ci aiuteranno ad affrontare i problemi della nostra vita quotidiana e della nostra società. Solo i valori spirituali e morali possono farlo, grazie a Dio” e alla sua misericordia.

Da parte dua, André Azoulay ha messo in luce che “spesso, troppo spesso in una comunità di nazioni alla ricerca di punti di riferimento, nostre rispettive spiritualità sono invitate ai banchetti della discordia piuttosto che a quello dell’universalità dei valori che sono forza trainante e ragion d’essere”.

Il consigliere del re ha plaudito alla scelta dell’ambasciata, parte “del percorso esaltante ed esemplare intrapreso dal nostro Paese per ricostruire e consolidare un consenso nazionale che porta nella terra dell’Islam i valori dell'ascolto, della condivisione e del progresso”.

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