Diario del Sinodo, la discussione: il tema dei nuovi ministeri

Il tema dei nuovi ministeri entra nel dibattito del Sinodo. Durante l’assise, anche il tema della giustizia sociale, della formazione, delle migrazioni

Il briefing sull'Assemblea Speciale del Sinodo dei vescovi sulla Regione panamazzonica, 8 ottobre 2019
Foto: Daniel Ibanez / ACI Group
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Si è parlato anche di “nuovi ministeri”, nella terza sessione dell’Assemblea Speciale del Sinodo dei vescovi. E l’obiettivo è quello di – spiega Paolo Ruffini, prefetto del dicastero per la Comunicazione vaticano – “non avere cristiani di prima classe e cristiani di seconda classe”, i primi che possono prendere la comunione tutti i giorni, i secondi che fanno fatica, per varie ragioni, a partecipare all’Eucarestia.

Entra così nel dibattito del sinodo il tema dei viri probati, persone di provata fede che possano essere ordinati sacerdoti anche se sposati. Ne ha parlato il Cardinale Claudio Hummes nella sua introduzione al Sinodo, e la possibilità era menzionata anche nell’instrumentum laboris del Sinodo. Ora, il tema viene introdotto, sebbene non già con i crismi del ministero ordinato.

Si è parlato di scegliere ministri autorizzati alla celebrazione dell’Eucarestia o di ordinare diaconi permanenti che possano amministrare i sacramenti, e queste sono possibilità contemplate dalla Chiesa. Mentre molta attenzione è stata data alla formazione dei ministeri ordinati, da basare su una formazione capillare a livello parrocchiale, una formazione intensiva a tempo pieno e una formazione teologica sistematica, per laici e religiosi. Ma è stato soprattutto sottolineato che è importante che la formazione dei seminaristi sia ripensata nel senso di una maggiore prossimità alla vita della comunità. E si è parlato anche della possibilità di una ordinazione diaconale per le donne.

Il prefetto Ruffini sottolinea che il tema dei nuovi ministeri è dato dal “rischio che ci siano cattolici di prima e seconda classe”, mentre la domanda di fondo è “come fare arrivare Gesù eucarestia”.

È anche stato fatto notare che non si deve – aggiunge Ruffini – cadere nell’errore della risposta funzionale, considerando il sacerdozio come una funzione. Ma è stato anche fatto notare che c’è una pressione dei pentecostali, e che l’assenza della Chiesa cattolica fa sentire ancora di più la Chiesa.

Don Giacomo Costa, segretario per la Commissione dell’Informazione del Sinodo, spiega ulteriormente che “l’Eucarestia costruisce la Chiesa, la carità è la forma della Chiesa. Questo, in una regione come la regione amazzonica, significa di poter avere esperienze dell’Eucarestia non soltanto in occasione delle visite”.

Per don Costa, c’è bisogno di strutturare “una Chiesa dal volto indigeno”, tema ricorrente nel dibattito, e toccato spesso nei 41 interventi (40 padri sinodali, 1 uditore) che si sono succeduti nell’Aula del Sinodo.

Molta attenzione è stata data proprio alle popolazioni locali. Il Cardinale Pedro Barreto, segretario generale della Rete Panamazzonica (REPAM) ricorda che da sempre la Santa Sede ha sostenuto le popolazioni indigene, tanto che Pio X scrisse una enciclica breve per condannare il genocidio ‘cauchero’ (la Lacrimabili Statu del 1912) e anche Benedetto XIV lo aveva fatto nella lettera Immensa Pastorum del 1741.

Tra gli altri temi di discussione – ha spiegato Ruffini – “si è parlato molto di ascolto delle popolazioni, aiuto sulla difesa dei diritti, criminalizzazione dei leader sociali, aiuto di accesso ai sacramenti, aiuto contro l’attività predatoria dell’industria estrattivista”, e in particolare si è parlato non solo di Amazzonia, ma di come si possano registrare le industrie estrattiviste che lavorano in Amazzonia.

Sottolinea il Cardinale Barreto che è il sistema economico che “uccide”, in nome di un paradigma “tecnocratico” che porta a scartare, ad escludere, mettere gente ai margini”.

Negli interventi, è stato sottolineato, prosegue Ruffini, che la “distruzione della natura contraddice la fede cristiana.

Ma non solo: la Chiesa, ha detto un padre sinodale, è “un complesso ecosistema” e c’è un rischio di “una deforestazione della cultura cattolica”. Per quanto riguarda i rapporti con gli indigeni, la “Chiesa deve impegnarsi sempre nell’ascolto e in particolare negli anziani, ascoltare vuol dire accogliere”.

Padre Costa ha voluto mettere in luce che la Chiesa di Amazzonia è una Chiesa giovane, e affrontato un altro tema di discussione: quella delle migrazioni dalle grandi città, che invita a una collaborazione tra Chiese, Conferenze Episcopali e movimenti.

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