Diplomazia pontificia, il centenario di Giovanni Paolo II, la sfida del coronavirus

Telefonata del presidente polacco Duda a Papa Francesco per i festeggiamenti del centenario della nascita di San Giovanni Paolo. Il rischio della marginalizazzione delle Chiese in Europa a seguito della crisi

Papa Francesco e il presidente polacco Duda durante il loro primo incontro nel 2015
Foto: Adam Sosnowski
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La telefonata del presidente polacco Duda a Papa Francesco arriva durante una settimana in cui si continua a discutere delle misure sul coronavirus. Il tema della libertà di culto è stata sollevata più volte quando si è discusso delle misure governative contro il coronavirus, e la COMECE ha sollevato il punto ancora una volta. Prosegue, invece, la campagna di aiuti di Taiwan.

Telefonata tra il presidente polacco Duda e Papa Francesco

Il prossimo 18 maggio sarebbe stato il centesimo compleanno di San Giovanni Paolo II, e la Polonia preparava celebrazioni in grande stile. Ma queste non sono state possibili, per via della pandemia, e allora il presidente polacco Andrzej Duda ha chiamato Papa Francesco lo scorso 30 aprile, ha ricordato l’anniversario e ha anche riferito al Papa delle iniziative di aiuto per altri Paesi per rispondere all’emergenza del Coronavirus.

Il presidente Duda era stato l’ultima volta in visita ufficiale da Papa Francesco il 15 ottobre 2018, per commemorare il 40esimo anniversario dell’elezione di San Giovanni Paolo II. La telefonata è arrivata anche al termine del mandato di Duda. Le prossime elezioni presidenziali in Polonia si terranno a maggio.

Secondo una nota della presidenza della Repubblica Polacca, il presidente Duda e Papa Francesco hanno conversato per una mezzora. Papa Francesco, secondo la presidenza, avrebbe riconosciuto l’aiuto che la Polonia dà alle altre nazioni in tempo di pandemia come “una grande manifestazione di solidarietà internazionale e un esempio dello spirito di solidarietà del popolo polacco”.

La presidenza ha anche annunciato di aver inviato al Vaticano una donazione di disinfettanti, che il Cardinale Konrad Krajewski, Elemosiniere Pontificio, potrà distribuire ai bisognosi per conto della Santa Sede. La donazione è anche intesa come una “manifestazione concreta delle relazioni polacco-vaticane”.

La conversazione ha anche riguardato il centenario della nascita di Giovanni Paolo II. Le celebrazioni principali erano previste domenica 17 maggio, e sono state rimandate a causa della pandemia. Papa Francesco ha però assicurato che avrebbe pregato presso la tomba di San Giovanni Paolo II in quel giorno, e ha chiesto al popolo polacco di essere spiritualmente unito a lui nella preghiera.

Papa Francesco ha anche detto al presidente Duda che benedice tutti i polacchi, e ha assicurato preghiera per la Polonia e i polacchi con l’intercessione speciale della madre di Dio, cui è dedicato il mese di maggio. Come di consueto, Papa Francesco ha chiesto di pregare per lui, ma anche per la fine della pandemia, per la pace nel mondo e per il futuro, che si prospetta difficile.

Coronavirus, la COMECE chiede di non dimenticare il ruolo delle religioni in Europa

Don Manuel Barrios Prieto, segretario generale della Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Unione Europea, ha messo in guardia dalla marginalizzazione del ruolo delle religioni in Europa. “La durezza che delle misure che si sono dovute adottare per fronteggiare l’emergenza - ha detto al SIR – unita al laicismo e alla secolarizzazione delle nostre società, ha condotto in non pochi casi a mettere in dubbio il servizio della Chiesa come essenziale e a non rispettare la libertà di religione e di culto, accantonando e dimenticando il ruolo chiave della religione nelle società europee”.

La COMECE ha appoggiato il disaccordo dei vescovi italiani sulla decisione di impedire le Messe con popolo nella prima parte della Fase 2 per la risposta al coronavirus. La libertà di culto – ha detto don Barrios - è “un diritto fondamentale e di una necessità reale per molte persone, soprattutto in questa pandemia”. Per questo, “la riapertura delle chiese e del culto pubblico, nel rispetto delle norme di cautela sanitaria, dev’essere posta in essere dall’autorità civile in modo chiaro e non arbitrario, nel pieno rispetto dell’ambito di competenze delle istituzioni ecclesiali e in dialogo con esse”.

La COMECE in particolare si sta concentrando molto sul tema della libertà religiosa, e questo “nel contesto della sempre più crescente attenzione dell’Unione europea per il rispetto dei diritti fondamentali e dello Stato di diritto negli Stati membri”.

Santa Sede – Iran, un messaggio di Papa Francesco

Lo scorso 24 aprile, l’ambasciata di Iran presso la Santa Sede ha fatto sapere attraverso un tweet dal proprio account ufficiale che “Papa Francesco, in risposta a un messaggio dell’ambasciatore di Iran presso la Santa Sede, ha espresso vicinanza spirituale al popolo iraniano che sta sperimentando momenti di sofferenza per il coronavirus e le sanzioni”. Secondo il tweet, Papa Francesco avrebbe destinato “100 mila euro di forniture mediche all’Iran”.

Nelle settimane prima di Pasqua, l’Iran aveva chiesto alla Santa Sede di mediare per mettere fine alle sanzioni USA contro Teheran. L’appello era stato inviato dal

leader sciita Sayyed Mostafa Mohaghegh Damad, direttore del Centro di Studi Islamici di Teheran e molto conosciuto in Vaticano per le sue iniziative di dialogo. La lettera è stata recapitata al viceministro degli Esteri Abbasa Arakchi, il quale la ha inviata a Seyed Taha Hashemi, ambasciatore di Iran presso la Santa Sede, con il compito di inoltrarla alle autorità vaticane.

Nell’Urbi et Orbi di Pasqua, Papa Francesco aveva effettivamente chiesto che si allentassero le “sanzioni internazionali”.

Coronavirus, ancora aiuti da parte di Taiwan

Prosegue l’impegno di aiuti di Taiwan nei confronti della Santa Sede. Taiwan, tra i primissimi a dare l’allarme coronavirus, considera la Santa Sede un partner strategico. La Santa Sede è uno dei 15 Paesi al mondo che riconosce la nazione, che la Cina considera invece una provincia ribelle.

La scorsa settimana, Taiwan ha donato alla Santa Sede 1440 lattine di tonno, 1440 lattine di ananas e tre cuociriso alla Santa Sede. La consegna è avvenuta lo scorso 27 aprile, a seguito dell’appello di Papa Francesco per aiutare i senzatetto nella pandemia COVID 19.

Matthew Lee, ambasciatore di Taiwan presso la Santa Sede, ha consegnato la fornitura al Cardinale Konrad Krajewski, Elemosiniere Pontificio. Questi ha ringraziato il governo di Taiwan e la sua popolazione per la loro generosità. Uno dei cuoci riso, che può arrivare a servire 60 porzioni, sarà personalmente usato dall’ufficio dell’Elemosineria.

Il Cardinale Krajewski ha sottolineato che Taiwan è stato tra i maggiori fornitori di assistenza umanitaria a seguito della richiesta del Papa. L’ambasciatore Lee ha risposto a sua volta che “le avversità mostrano chi sono i veri amici.

Taiwan ha già donato al Vaticano 280 mila maschere chirurgiche il 9 aprile e altre 200 mila il 22 aprile.

La Chiesa in Estonia, il punto di vista del nunzio Rajic

L’arcivescovo Petar Rajic è dallo scorso anno nunzio in Lituania, Lettonia ed Estonia. La Chiesa cattolica in Estonia lo ha intervistato per chiedergli un punto di vista sulla Chiesa estone e sui Paesi baltici in generale.

Secondo il nunzio, “la più grande sfida per la chiesa locale in Estonia è quella di essere una testimonianza vivente del Vangelo di Gesù Cristo in un mondo secolarizzato e influenzato dalla globalizzazione, che è spesso indifferente e in alcuni casi persino ostile all'insegnamento della chiesa”. Ma c’è anche il tema della promozione del sacerdozio e della vita religiosa.

Parlando della risposta al coronavirus, e della task force voluta da Papa Francesco e guidata dal Cardinale Peter Turkson, l’arcivescovo Rajic ha spiegato che la task force sottolinea la necessità di combinare il lavoro delle autorità civili, dei volontari e di coloro che sono impegnati a fermare l'infezione e prevenire la minaccia per la salute pubblica e la crescente paura che questa pandemia creerà” e incoraggia “strutture e organizzazioni sanitarie nazionali e internazionali, laiche o cattoliche, a continuare a fornire l'assistenza necessaria alle persone e compiere tutti gli sforzi necessari per trovare una soluzione alla nuova pandemia, in conformità con le linee guida dell'OMS e le autorità politiche nazionali e locali”. 

Per il nunzio, in questo tempo difficile c’è il pericolo che “possiamo essere colpiti da un virus ancora peggiore: l'indifferenza. Un virus diffuso dall'idea che la vita è buona se è buona per me, e tutto va bene se per me va bene. Tuttavia, l'attuale pandemia ci ricorda che non ci sono differenze o confini tra le vittime. Siamo tutti deboli, siamo tutti uguali, siamo tutti preziosi.

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