Diplomazia pontificia, Noel Treanor nunzio in Europa

In una intervista, il segretario della COMECE sottolinea la vacanza della poltrona dell’inviato della libertà religiosa. L’arcivescovo Gallagher incontra gli ambasciatori.

Il vescovo Noel Treanor, nunzio apostolico nell'Unione Europea
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Arriva finalmente la nomina del nunzio in Europa: è il vescovo Noel Treanor, non un diplomatico di carriera. Arriverà a Bruxelles a seguire le sfide di una Europa con una guerra nel suo cuore.

Intanto, da nove mesi, non c’è un inviato speciale dell’Unione Europea per la libertà religiosa. Lo ha rimarcato padre Manuel Barrios Prieto, segretario generale della Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Unione Europea, in una intervista con il periodico cattolico croato Glas Koncila.

Durane questa settimana, l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati, ha incontrato gli ambasciatori accreditati presso la Santa Sede; il Cardinale Pietro Parolin, e il segretario di Stato vaticano, ha affrontato in una intervista il difficile tema della pace in Ucraina.

                                               FOCUS EUROPA

Nominato l'ambasciatore del Papa in Europa

È il vescovo Noel Treanor il nuovo nunzio apostolico presso l’Unione Europea. Prende il posto dell’arcivescovo Aldo Giordano, morto di COVID poco dopo aver preso l’incarico di nunzio in Europa. A lui spetterà il compito di mantenere relazioni con le istituzioni europee. La nomina è stata resa nota il 26 novembre.

Nato a Silverstream, in Irlanda, il 25 dicembre 1950, ordinato sacerdote nel 1976 nella Diocesi di Clogher, poliglotta Treanor non è un diplomatico di carriera. Attualmente è vescovo di Down e Connor in Irlanda, ma ha una vasta esperienza europea: dal 1993 al 2008 è stato infatti segretario generale della COMECE, la commissione di vescovi con sede a Bruxelles che monitora il lavoro delle amministrazioni dell’Unione Europea.

In uno statement rilasciato alla Conferenza Episcopale Irlandese, il vescovo Trearnor si è detto "onorato" della scelta di Papa Francesco, ma ha anche sottolineato di lasciare "con cuore pesante" la diocesi di Down e Connor che sta lasciando dopo 14 anni, e ha ringraziato lungamente tutti quanti lo hanno aiutato nel ministero.

Treanor ha anche ricordato di aver seguito "per molti anni il lavoro dell'UNione Europea", sia come membro dello staff della COMECE, poi come segretario generale della commissione dal 1993 al 2008 e infine, come membro deal 2009. Dal 2018 è stao anche presidente di Giustizia e Pace Europa.

"Questa nomina - aggiunge - arriva in un momento quando il mondo e l'Unione Europea in particolare affontano grandi sfide. Nel mezzo di una guerra, di instabilità politica e finanziaria, coflitti e cambiamenti della società, la diplomazia gioca un ruolo chiave nel facilitare la pace, la comprensione e la buona volontà tra i popoli e le nazioni". 

Il numero 2 COMECE chiede un inviato UE per la libertà religiosa

Sono ormai nove mesi che l’Unione Europea ha vacante la posizione di inviato per la libertà religiosa, e questo proprio mentre diversi Stati, tra cui l’Italia, hanno invece nominato un inviato ad hoc.

La vacanza è stata fatta notare con forza da Padre Manuel Barrios Prieto, segretario generale della COMECE, intervistato dal settimanale cattolico croato Glas Koncila.

Nell’intervista, padre Barrios Prieto ha notato che “l'intolleranza, la discriminazione e la persecuzione basate sull'appartenenza religiosa sono un fenomeno costante in molte parti del mondo. Non nominando un nuovo inviato speciale per la promozione della libertà di religione o di credo, l'Unione europea rinuncia a uno strumento prezioso per l'attuazione della propria politica sui diritti umani che potrebbe salvare vite umane. Non stiamo parlando di un gioco politico astratto: è una questione di vita o di morte".

Alcuni Stati membri dell'UE hanno inviati incaricati di monitorare la protezione della libertà di religione o di credo e, a livello dell'UE, dal 2016 ad oggi, sono stati attivi due inviati speciali: il primo per un mandato completo (Jan Figel) e uno per quattro mesi (Christos Stylianides). . 

La nomina dell’inviato UE per la libertà religiosa è bloccata anche perché viene diffusa la falsa nozione che si tratti di una posizione voluta da gruppi politici di destra, ma padre Barrios nega questa evenienza, sottolineando che la liberà di religione è un diritto umano universale. “Ma questo purtroppo – ha aggiunto – “non sembra essere il caso nell'UE. Per alcuni, la libertà di religione è una questione scomoda, un diritto umano di seconda classe. Questa prospettiva dovrebbe cambiare. A coloro che si sentono a disagio per la nomina e il rafforzamento del mandato dell'inviato speciale dell'UE per la libertà di religione, dico che la libertà di religione non è la promozione di una determinata confessione religiosa, ma la promozione della libertà e della dignità umana”.

Bielorussia, il nunzio incontra il ministro degli Esteri

Lo scorso 25 novembre, Vladimir Makei, ministro degli Affari Esteri del Belarus, ha incontrato l’arcivescovo Ante Jozic, nunzio apostolico a Minsk. Ne dà notizia l’ufficio stampa del Ministero degli Esteri del Belarus.

Secondo il comunicato del ministero, “la conversazione si è incentrata sul 30esimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra la Repubblica del Belarus e la Santa Sede, l’interazione tra Vaticano e Minsk e la situazione attuale della Chiesa nel Belarus.

Entrambe le parti “hanno riaffermato il loro impegno per rafforzare il dialogo interreligioso e la cooperazione in diversi ambiti”.

Dalle proteste per la rielezione del presidente Lukashenko, i rapporti tra Chiesa Cattolica e Stato sono diventati tesi. All’arcivescovo di Minsk Kondrusiewicz fu negato il visto di ingresso per ritornare nel Paese da un pellegrinaggio, e rimase in esilio per un paio di mesi menre Lukashenko prendeva posizioni molto nette anche sulla formazione di un clero solo bielorusso. Ora la situazione sembra essersi distesa.

L'incontro di Jozic con Makei è presumibilmente l'ultimo ufficiale del ministro degli Esteri bielorusso, morto improvvisamente il 26 novembre.

                                    FOCUS SEGRETERIA DI STATO

Il cardinale Parolin ribadisce la disponibilità della Santa Sede a Mediare in Ucraina

In una intervista con la tv della Conferenza Episcopale Italiana TV 2000 a margine dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Europea, il Cardinale Pierto Parolin ha ribadito la disponibilità della Santa Sede a trovare una soluzione al conflitto in Ucraina.

“Dipende dalle parti – ha sottolineato il cardinale Parolin - La disponibilità della Santa Sede è stata data fin dall'inizio. Il Papa ha ripetuto continuamente questa sua volontà di far cessare la guerra ma anche di mettersi a disposizione per offrire le condizioni e gli ambiti affinché questo avvenga. Fino adesso però non abbiamo visto risposte”.

Secondo il Cardinale “è impensabile e insostenibile lasciare al buio e al freddo la popolazione ucraina. Dal Papa la disponibilità per arrivare a un cessate il fuoco”.

Parolin ha spiegato anche le tre direttive “diplomatiche della Santa Sede”: il magistero del Papa con i suoi continui e accorati appelli per la fine della guerra; poi c’è l’aspetto umanitario poiché la situazione in Ucraina sta diventando sempre più insostenibile con la popolazione lasciata al buio e al freddo a causa dei bombardamenti alle installazioni civili, una cosa veramente impensabile; e poi c’è l’azione diplomatica che per il momento non ha prodotto grandi risultati”.

L’incontro dell’arcivescovo Gallagher con gli ambasciatori

Lo scorso 22 novembre, l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati, ha avuto un incontro nell’Aula del Sinodo vecchia con gli ambasciatori accreditati presso la Santa Sede.

Si è trattato di un briefing per aggiornare sulle priorità della diplomazia pontificia in questa contingenza globale. Ovviamente, si è parlato di Ucraina, Siria, ma anche Libano, Paese per il quale l’arcivescovo Gallagher avrebbe anche auspicato un sostegno – il Papa voleva andare in Libano già lo scorso giugno, e l’attuale crisi istituzionale potrebbe allontanare forse il momento del viaggio.

In più, l’arcivescovo Gallagher ha proposto una sorta di “segretariato” o comitato per proseguire nell’impegno che è stato stabilito con il COP 27. Dal COP21 di Parigi, la Santa Sede partecipa ai massimi livelli ai vertici sul clima, e Papa Francesco ha chiesto una particolare implementazione dell’enciclica Laudato Si.

L’arcivescovo Gallagher ai superiori generali

Il 25 novembre, l’arcivescovo Gallagher è stato ospite della 98esima assemblea dell’Unione dei Superiori Generali e ha tenuto un discorso su Fratelli tutti: chiamati a essere artigiani di pace. Il ruolo della Chiesa nella promozione della pace nel mondo".

Il “ministro degli Esteri” vaticano ha notato che la Giornata Mondiale della Pace fu istituita da Paolo VI nel 1967, e da allora si celebra ogni 1 gennaio. “Dedicare alla pace il primo giorno dell’anno – ha detto Gallagher - non voleva essere un'esclusiva della Chiesa cattolica, ma intendeva incontrare l’adesione di tutti i veri amici della pace”.

L’arcivescovo ha sottolineato lo sforzo della Santa Sede “per la formazione di un ‘uomo integrale’, aperto ai valori dello spirito e solidale con i suoi fratelli”, perché “promuovere una pedagogia della pace, richiede una ricca vita interiore, chiari e validi riferimenti morali, atteggiamenti e stili di vita appropriati”.

Serve “creare una mentalità e una cultura della pace”, affidandosi a mezzi pacifici, per garantire un interesse generale attraverso “patti, accordi, istituzioni a livello di Paese, di regione, per evitare, per quanto possibile, che i più deboli siano vittime della cattiva volontà, della forza o della manipolazione altrui”.

La Chiesa – ha aggiunto Gallagher – cercherà di “esprimere, soprattutto nei confronti della controparte, una forza positiva, che crei nuove possibilità di relazioni e che non peggiori quelle ancora esistenti”.

Questo perché “pace non è solo una parola da urlare - sottolinea ancora Gallagher - ma un atteggiamento da costruire quotidianamente (…) attraverso gesti quotidiani di ascolto e riconciliazione”.

Il ministro degli Esteri vaticano ha anche ricordato che “la pace evangelica, portata da Gesù, produce conseguenze anche nell’ambito della pace civile e politica, oltre che nei cuori e nelle famiglie”, e che il binomio politica e carità può “concorrere a illuminare e sostenere le responsabilità di ogni uomo in favore della pace” e suscitare una “concreta risposta istituzionale” in tal senso.

Così, la politica si deve proporre come “una forma moderna ed esigente di carità”.                                            

                                                      FOCUS UCRAINA

Sua Beatitudine Shevchuk commenta la lettera di Papa Francesco

Per il nono mese di guerra, e in occasione dell’Avvento, Papa Francesco ha inviato una lettera al popolo ucraino. La lettera era stata fortemente caldeggiata da Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuck, padre e capo della Chiesa Greco Cattolica Ucraina, nel suo incontro con Papa Francesco lo scorso 7 novembre.

In un commento inviato appena dopo la pubblicazione della lettera, Sua Beatitudine ha affermato che “questa lettera è un atto di sollecitudine paterna del Santo Padre senza precedenti e per gli ucraini ha un significato molto importante”, perché “mentre i più alti esponenti dello Stato aggressore negano al popolo ucraino il diritto di esistere, la sua identità, la propria lingua e la Chiesa, il Papa si rivolge a questo popolo, ne riconosce la soggettività e ne ammira la resistenza”.

                                              FOCUS MEDIO ORIENTE

Il Cardinale Ayuso incontra il Consiglio degli Anziani

Il 20 novembre, Mohamed Abdelsalam, segretario generale del Consiglio Islamico degli Anziani, ha incontrato il Cardinale Miguel Angel Ayuso Guixot, prefetto del Dicastero per il Dialogo Interreligioso.

Le due parti – secondo un comunicato del Consiglio – hanno discusso “modi di portare avanti le iniziative di dialogo interfede”, mettendo in luce “l’importanza del dialogo islamo-cristiano e il suo contributo alla pace e alla stabilità di varie comunità nel mondo”.

Loro hanno anche “affermato il bisogno di andare avanti in questi sforzi con passi tangibili per portare avanti la cooperazione tra il Consiglio e il Dicastero”.

Il Consiglio Islamico degli anziani è un organismo internazionale indipendente creato nel luglio 2014 per promuovere la pace tra le comunità islamiche. Ha sede ad Abu Dhabi. Il Consiglio è stato strumentale anche nella redazione della dichiarazione della Fraternità Umana firmata da Papa Francesco nella capitale emiratina.

                                                FOCUS MULTILATERALE

La Santa Sede a Ginevra, la convenzione antimine

Il 25 novembre, si è tenuto a Ginevra il 20esimo inconttro degli Stati Parte della Convezione contro le mine anti-uomo.

Nel suo intervento, l’arcivescovo Fortunatus Nwachuckwu, osservatore della Santa Sede presso le Organizzazioni Internazionali di Ginevra, ha sottolineato che la convenzione ha “avuto notevole successo e ha contribuito agli sforzi di pace e riconciliazione mettendo la persona umana al centro delle preoccupazioni con un senso di responsabilità condivisa”.

Secondo la Santa Sede, il 25esimo anniversario della convenzione offre la “possibilità di guardare indietro a ciò che si è raggiunto”, ma anche a guardare avanti a quello che si deve conseguire, considerando che le mine anti-uomo sono parte di quel concetto di sicurezza secondo lui l’altro è un nemico.

Ma “ogni persona cerca la pace, che è l’opposto della paura”, e i conflitti “trasfigurano i legami tra i popoli e tra gli Stati”.

La Santa Sede afferma che la bonifica delle mine e la distruzione delle riserve, unita all’assistenza alle vittime, “non sono solo obblighi legali”, ma sono anche “imperativi etici che devono rimare fermamente davanti alla nostra coscienza collettiva”.

Sostiene l’arcivescovo Nwachukwu che “solo rispettando la lettera e lo spirito della convenzione possiamo anche onorare la dignità delle troppe vittime dirette e indirete delle vitime”.

La Santa Sede sottolinea di continuare a fornire assistenza alle vittime attraverso le istituzioni della Chiesa nel mondo, e afferma che è fondamentale continuare a “rendere disponibili risorse finanziarie e umane come una espressione concreta della solidarietà di una vera famiglia delle nazioni”.

La Santa Sede mette in luce che “l’assistenza spirituale e l’accompagnamento delle vittime e delle loro famiglia è un aspetto importante che non può essere trascurato”.

Il nunzio conclude sottolineando che comunque “un mondo libero da mine non è un mondo senza vittime” e che questo non sarà possibile finché la convenzione non sarà universale.

L’invito è quello di chiedersi “perché risorse massive e ricerca tecnologica sono destinate allo sviluppo di armamenti mortali e non per fare le protesi per le vittime più abbordabili? Perché continuiamo a investire in strumenti di morte e una sofferenza indiscriminata e non necessaria e non in strumenti di pace?”

                                                FOCUS AMERICA LATINA

La Conferenza Episcopale Peruviana incontra l’OSA

Il 23 novembre, la Conferenza Episcopale Peruviana ha avuto un incontro con il Gruppo di Alto Livello dell’Organizzazione degli Stati Americani, che si trova a Lima per analizzare la crisi politica che colpisce il Paese.

Al termine dell’incontro, l’arcivescovo Miguel Cabrejos Vidarte di Trujillo, presidente della Conferenza Episcopale Peruviana e del Consiglio Episcopale dell’America Latina e dei Caraibi (CELAM) ha rimarcato “la grande capacità di ascolto dei signori cancellieri” in circa di una uscita dalla congiuntura politica.

Oltre all’arcivescovo Cabrejos Vidarte, erano presenti alla riunione il Cardinale Pedro Barreto; il vescovo di Chiclayo Robert Prevost; e il vescovo di Chosica Norbert Strotman, segretario generale della Conferenza Episcopale. All’incontro ha preso parte anche l’arcivescovo di Lima, e primate del Perù, Carlos Castillo.

Secondo l’arcivescovo Cabrejos, non è stata affrontata in riunione la questione degli insulti di Anibal Torres, capo del gabinetto ministeriale, contro il Cardinale Pedros Barreto.

                                                FOCUS AMBASCIAORI

Un nuovo ambasciatore di Lituania presso la Santa Sede

Il 22 novembre, Sigita Maslauskaitė-Mažylienė, Ambasciatore della Repubblica di Lituania presso la Santa Sede, ha presentato le sue credenziali a Papa Francesco.

Classe 1970, sposata, con una laurea alla Pontificia Università Gregoriana, è stata:

Ricercatore nell’arte dell’Arcidiocesi di Vilnius (2000-2009); Docente di Archeologia Cristiana presso il Seminario San Giuseppe di Vilnius (dal 2002); Docente presso il Centro di Studi Religiosi e di Ricerca, Università di Vilnius (2003-2016); Docente, Accademia delle Arti di Vilnius (2012-2020); Direttore del Museo dei Beni Storici della Chiesa (dal 2009); Docente, Dipartimento di Filosofia Continentale e Studi Religiosi, Università di Vilnius (dal 2018); Professore Associato, Dipartimento di Storia e Teoria dell’Arte, Accademia delle Arti di Vilnius (dal 2020).

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