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Diplomazia pontificia, Metsola dal Papa, Parolin in Danimarca, Gallagher in Slovacchia

Il cardinale Parolin è stato inviato del Papa in Danimarca per Sant’Ansgar. L’arcivescovo Gallagher in Slovacchia. Le situazioni in Ucraina e Terrasanta. Un nuovo nunzio

Leone XIV, Metsola | La presidente del Parlamento UE Roberta Metsola da Leone XIV, 29 gennaio 2026 | Vatican Media / EWTN Leone XIV, Metsola | La presidente del Parlamento UE Roberta Metsola da Leone XIV, 29 gennaio 2026 | Vatican Media / EWTN

L’udienza della presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola – fatta sedere, in maniera non protocollare, di fronte al Papa, e non su un fianco, come invece sarebbe dovuto essere – è stata il culmine di una settimana papale ricca di incontri dal grande valore diplomatico.

Il cardinale Parolin è stato in Danimarca come inviato del Papa per i festeggiamenti di Sant’Ansgar, e ha avuto anche un incontro con i reali del Paese nel Palazzo Reale di Amelienborg. L’arcivescovo Paul Richard Gallagher, invece, è in Slovacchia per il 25esimo anniversario dell’entrata in vigore dell’accordo tra la Slovacchia e la Santa Sede.

Tra gli avvenimenti religiosi rilevanti dal punto di vista diplomatico, una dichiarazione del Consiglio delle Chiese Cristiane ucraino sul conflitto in corso, e una dichiarazione dei patriarchi della Terra Santa, di metà gennaio, sulla situazione in Cisgiordania.

                                                           FOCUS LEONE XIV

La presidente del Parlamento UE Roberta Metsola da Leone XIV

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Il 29 gennaio, Roberta Metsola, presidente del Parlamento Europeo, ha avuto una udienza privata con Leone XIV. È il secondo incontro tra i due, dopo la partecipazione di Metsola alla Messa di inizio pontificato del Papa. A seguito dell’incontro con il Papa, Metsola ha avuto anche un bilaterale in Segreteria di Stato con il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, e l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, ministro vaticano per i Rapporti con gli Stati.

Quest’anno Santa Sede e Unione Europea celebrano i 55 anni di relazioni diplomatiche e, secondo un comunicato dell’UE, “condividono l’idea che la pace debba essere promossa attraverso il dialogo in europa e nel mondo”.

In un post su X a seguito dell’incontro, Metsola ha parlato di “una mattinata significativa in Vaticano durante l’udienza con Sua Santità Leone XIV”, e si è detta “grata per la chiarezza delle sue intenzioni e per le nostre riflessioni condivise su come sviluppare la pace attraverso il dialogo in Europa e nel mondo”.

Metsola è anche stata al Palazzo Magistrale dell’Ordine di Malta, dove ha incontrato il Gran Maestro Fra’ John Dunlap. Una visita di cortesia – si legge in un comunicato dell’Ordine di Malta – che ha “offerto l’opportunità di aggiornarsi sulle attività dell’ordine di Malta, portate avanti in più di 130 nazioni nel mondo”. La presidente – prosegue il comunicato – ha “espresso grande apprezzamento per il lavoro umanitario portato avanti dell’Ordine di Malta in situazioni complesse come l’Ucraina e Gaza”.

Leone XIV incontra il vicesegretario generale del Commonwealth

Dopo che era già stato in Vaticano lo scorso maggio, Luis Franceschi, vicesegretario generale del Commonwealth, è tornato in udienza privata da Leone XIV lo scorso 28 gennaio. Non sono stati rilasciati comunicati sulla visita.

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Tuttavia, gli obiettivi delle relazioni tra il Commonwealth e la Santa Sede erano stati delineati da Franceschi in un briefing ai giornalisti a maggio dello scorso anno, in occasione della prima visita.

Ma cos’è il Commonwealth delle Nazioni? Prima di tutto, vale la pena ricordare che non è parte del Commonwealth britannico, ma è piuttosto un’associazione volontaria di 56 nazioni indipendenti tra sviluppate e in via di sviluppo, la maggior parte delle quali ex colonie britanniche in Africa, Asia e nel Pacifico, in un’area che comprende una popolazione di circa 2,7 miliardi di persone. Le ultime nazioni ad unirsi a questo consesso di nazioni sono il Gabon e Il Tongo.

Parlando con i giornalisti a maggio dello scorso anno, Franceschi aveva detto che il Commonwealth si focalizza sulla promozione della governabilità, della democrazia, della libertà di commercio e sulla lotta al cambiamento climatico, così come sulla promozione di una pacifica transizione di potere, considerando che molte delle nazioni coinvolte hanno appena stabilito una democrazia.

In generale, l’associazione è intervenuta spesso quando ci sono problemi nella transizione di poteri.

Franceschi è di origine venezuelana, ma vive in Kenya.

Nel corso del viaggio di maggio, aveva incontrato anche l’arcivescovo Edgar Pena Parra, sostituto della Segreteria di Stato, con l’obiettivo di avviare una collaborazione con la Santa Sede.

Tra i progetti, ce n’è uno chiamato “Fede nel Commonwealth”, con l’idea di esaltare il ruolo crescente che la fede può avere, e che può essere parte di una collaborazione con la Santa Sede.

L’Alto Commissario ONU per i Rifugiati da Leone XIV

Il 26 gennaio Barham Salih, nuovo Alto Commissario Onu per i Rifugiati, ha effettuato la sua prima visita a Leone XIV. In una comunicazione dell’Alto Commissariato, si legge che Salih ha lodato la visione del Papa riguardo il lavoro per la pace “in un contesto globale sempre più colpito da conflitto e violenza”, che “lascia più di 117 milioni di persone sfollate con la forza”, e ha espresso “profonda preoccupazione riguardo i conflitti irrisolti e gli abusi diffusi dei diritti umani che continuano a portare a sfollamenti, sottolineando il bisogno di una cooperazione rafforzata tra gli Stati per salvaguardare la protezione dei rifugiati”.

In una dichiarazione diffusa dall’Alto Commissariato, Salih afferma di essere “in completa armonia con Sua Santità e la Santa Sede sul bisogno di affrontare sfide umanitarie globali complesse, e di proteggere le persone che scappano dalla guerra e la persecuzione”, e sottolinea che “la cooperazione dell’Alto Commissariato con la Santa Sede è fondamentale” di cui viene riconosciuto il vitale ruolo morale, diplomatico e operativo nel promuovere la solidarietà e soluzioni durevoli con i rifugiati.

Salih ha avuto anche un incontro con l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, Segretario vaticano per le Relazioni con gli Stati, durante il quale – afferma l’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati – “è stato riaffermato l’impegno a lungo termine per la cooperazione tra l’Alto Commissariato e la Santa Sede, radicato in principi comuni”.

Parlando con Vatican News, Salih ha notato che la priorità del suo mandato “sarà focalizzarsi sull’advocacy per fornire più risorse ai bisogni della popolazione rifugiata nel mondo, e allo stesso tempo per portare davvero a termine il nostro mandato”, e questo significa “protezione per i rifugiati, fornendo assistenza di emergenza a persone che sono in bisogno disperato, ma anche che lavorano duro in soluzioni durature.

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Tra le situazioni più urgenti, Salih ha notato le situazioni in Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Venezuela, ma anche le situazioni dei Rohingya in Myanmar, che durano ormai da vent'anni.

Salih ha anche sottolineato che “le organizzazioni religiose e le organizzazioni ecclesiastiche sono state lì ad aiutare. Posso testimoniare, da esperienza personale, il lavoro importante che hanno svolto e la partnership significativa che hanno con le Nazioni Unite. La mia speranza è che possiamo anche lavorare ancora di più con le organizzazioni di fede, e lavorare su questa filantropia interfede che può venire fuori per parlare ai valori chiave della nostra fede in termine di umanità, e nell’aiutare quanti sono in stato di bisogno”.

Leone XIV incontra il ministro degli Esteri di Tanzania

Il 28 gennaio, Leone XIV ha incontrato il ministro degli Affari Esteri di Tanzania, Mahmud Thabit Kombo, che ha portato al Santo Padre il saluto della presidente Samia Suluhu Hassan, confermata leader del Paese nelle elezioni dello scorso ottobre, durante le quali, però, ci sono stati scontri e violenze che avrebbero causato – secondo i report di diversi media internazionali – alcune centinaia di morti.

A tal proposito, il presidente ha costituito una commissione d’inchiesta. La violenza è stata condannata da tutte le autorità religiose della Tanzania. Leone XIV ha parlato della situazione del Paese dopo l’Angelus del 2 novembre 2025. "Preghiamo anche per la Tanzania – aveva detto il Papa - dove, in seguito alle recenti elezioni, sono scoppiati violenti scontri che hanno causato numerose vittime. Invito tutti ad evitare ogni forma di violenza e a seguire la via del dialogo".

                                               FOCUS SEGRETERIA DI STATO

L’arcivescovo Gallagher in Slovacchia

Dal 30 gennaio all’1 febbraio, l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, ministro vaticano per i Rapporti con gli Stati, è in visita in Slovacchia su invito del ministro degli Esteri Juraj Blanar. La visita intende celebrare il 25esimo anniversario dell’entrata in vigore del Concordato di base tra Slovacchia e Santa Sede.

Il programma della visita include incontri ufficiali con funzionari statali e vescovi, e la celebrazione della Messa nella cattedrale di Bratislava. L’arcivescovo Gallagher parteciperà anche ad un simposio internazionale dedicato al concordato di base presso l’Università Comenius di Bratislava.

Il 30 gennaio l Ministro degli Affari Esteri ed Europei della Repubblica Slovacca, Juraj Blanár, ha ricevuto l’Arcivescovo Paul Richard Gallagher in un incontro di lavoro, durante il quale entrambe le parti hanno sottolineato l’importanza dell’Accordo fondamentale quale quadro stabile di dialogo, rispetto reciproco e cooperazione tra la Repubblica Slovacca e la Santa Sede. I colloqui hanno riguardato anche l’attuale situazione internazionale, compresi gli sviluppi in Ucraina, in Medio Oriente e in altre regioni in crisi, il sostegno all’integrazione europea dei Paesi dei Balcani occidentali, le questioni migratorie, la riforma delle Nazioni Unite, il ruolo dell’OSCE e la tutela della libertà religiosa.

Ai colloqui tra i due rappresentanti, così come all’evento presso la Nunziatura Apostolica, ha partecipato anche l’Ambasciatore della Repubblica Slovacca presso la Santa Sede, Juraj Priputen.

Il 30 gennaio, l’arcivescovo Gallagher ha incontrato anche il presidente slovacco Peter Pellegrini.

Il colloquio si è concentrato non solo sulla valutazione dell’importanza dei 25 anni di validità dell’Accordo fondamentale per la libertà religiosa e l’istruzione ecclesiastica, ma anche sulle attuali sfide in materia di politica estera e sicurezza in Europa e nel mondo. L’incontro ha confermato che l’Accordo fondamentale fornisce un quadro stabile di relazioni e di certezza giuridica e può rappresentare un impulso all’ulteriore sviluppo della cooperazione, nello spirito del rispetto reciproco e del bene comune.

Il Cardinale Parolin in Danimarca

Lo scorso 26 gennaio, il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, ha rappresentato Papa Francesco alle celebrazioni per il 1200esimo anniversario della missione di Sant’Ansgard in Danimarca.

Nel corso della visita, il cardinale è stato ricevuto anche dal re di Danimarca Federico X al Palazzo di Amalienborg.

Il cardinale ha anche incontrato il ministro degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen.

Nell’omelia della Messa celebrata lo scorso 25 gennaio nella cattedrale di Sant’Ansgard, il cardinale ha notato che la missione del santo è “una pietra miliare nella vita della Chiesa”, e che nella società danese contemporanea si sente ancora il ruolo dell’“indelebile identità cristiana”, perché “la Danimarca non è più la terra pagana che Ansgar incontrò al suo arrivo”.

Il cardinale ha anche affrontato il tema della cooperazione tra i cattolici e le altre confessioni cristiane, e ha notato che la celebrazione del Giubileo può “costituire un importante impulso in questo impegno”, auspicando che la celebrazione del Giubileo “rinnovi in noi una fede viva, il coraggio che nasce dalla speranza e un amore autentico ed efficace per Dio e per il prossimo”.

Ansgar, considerato l'Apostolo del Nord, nacque intorno all'801 in quella che oggi è la Francia settentrionale e operò come missionario benedettino in Danimarca e Svezia.

Nell'831 fu nominato primo arcivescovo di Amburgo e, in seguito, guidò l'arcidiocesi di Brema. Morì a Brema nell'865 ed è venerato come santo dalla Chiesa cattolica. Il primo missionario cristiano Ansgar è un santo popolare, soprattutto nella Germania settentrionale.

Il 24 gennaio, il cardinale Parolin ha partecipato alla celebrazione ecumenica dei Vespri nella Chiesa evangelica luterana di Nostra Signora. In quell’occasione, il Cardinale Parolin ha sottolineato che la testimonianza condivisa della fede cristiana non deve diventare astratta, ma “tangibile”, e, soprattutto, deve raggiungere coloro che soffrono, perché “di fronte alla sofferenza di individui e nazioni, non dobbiamo distogliere lo sguardo e l’indifferenza non può mai essere un’opzione”.

“La fedeltà al Vangelo – ha detto il cardinale Parolin - ci chiama a una testimonianza chiara nella verità, compassionevole nell'amore e coraggiosa nell'azione, affinché la luce di Cristo possa raggiungere coloro che vivono nell'oscurità, nella paura e nell'esclusione".

Il cardinale Parolin su Minneopolis, Medio Oriente, Groenlandia

A margine di un incontro su etica ed economia, lo scorso 28 gennaio, il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, ha parlato con i giornalisti di vari temi, a partire dalla situazione a Minneapolis e alle operazioni degli agenti dell’ICE che hanno causato la morte di due cittadini USA. “La posizione della Santa Sede – ha detto il cardinale - è sempre per evitare qualsiasi tipo di violenza, evidentemente, e quindi non possiamo accettare episodi del genere. Semplicemente questo, lo sapete”, ha aggiunto il cardinale. “È una situazione inaccettabile”, ha aggiunto il cardinale”.

Per quanto riguarda il “board of peace” per Gaza proposto da Trump – che prevede anche una quota di partecipazione e una presidenza perpetua allo stesso Trump – il cardinale ha notato che “ci sono delle criticità”.

La Santa Sede è stata invitata a partecipare, la Rete dei Preti contro il Genocidio ha pubblicato una lettera aperta invitando la Santa Sede a non partecipare al board. “Di fronte a questa proposta – ha detto il cardinale Parolin - c'erano veramente dei punti critici che dovevano essere presi in considerazione e che poi sarebbero stati appunto considerati in vista di una risposta. La risposta non è ancora stata data, però credo che non si possano dimenticare le criticità di questo piano”.

Il cardinale, fresco del suo viaggio in Danimarca, ha parlato anche della situazione in Groenlandia, di cui ha parlato con il ministro degli Esteri di Copenaghen Rasmussen. “Mi ha raccontato – ha detto il cardinale - dei suoi contatti a Washington che sono stati molto apprezzati. Ho sentito poi dei commenti anche da parte, soprattutto, dei vescovi luterani, sia di altre persone che dicevano che l'opinione pubblica danese è stata molto contenta delle posizioni assunte. Senza scendere nei dettagli, credo che si stia avvicinando a una soluzione, un accordo. Adesso i termini precisi non li conosco, però mi pareva che anche il ministro degli Esteri fosse piuttosto positivo in seguito a questi dialoghi avvenuti. Speriamo che sia così”.   

                                     FOCUS NUNZIATURE

Un nuovo nunzio apostolico in Repubblica del Congo

Non viene dalla carriera diplomatica, ed è stato catapultato direttamente ad un incarico di primo piano, il nuovo nunzio apostolico in Repubblica del Congo. Senza alcuna esperienza in nunziatura, dal 2010 nella Sezione degli Affari Generali della Segreteria di Stato, Relwendé Kisito Ouédraogo, secondo segretario del Cardinale Pietro Parolin, viene promosso a nunzio apostolico in Repubblica del Congo.

Originario del Burkina Faso, classe 1972, è sacerdote dal 2000 ed è laureato in liturgia.

Il nuovo nunzio in Sri Lanka lascia vacante la nunziatura in Iran

Il 31 gennaio, Leone XIV ha nominato Nunzio Apostolico in Sri Lanka l'arcivescovo Andrzej Józwowicz, Arcivescovo titolare di Lauriaco, finora Nunzio Apostolico in Iran.

Classe 1965, polacco, sacerdote dal 1990, Józwowicz nel servizio diplomatico della Santa Sede dal 1997. 

Negli anni 1997-1998 è stato assistente nella Nunziatura Apostolica in Mozambico, poi ha lavorato come segretario delle nunziature in Mozambico (1998-2000), Thailandia (2000-2002) e Ungheria (2002-2006), dopodiché è stato consigliere delle nunziature in Siria (2006-2009), Iran (2009-2012) e Russia (2012-2017).

Il 18 marzo 2017, Papa Francesco lo ha nominato Nunzio Apostolico in Ruanda , e il 28 giugno 2021, Papa Francesco lo ha trasferito all'ufficio di Nunzio Apostolico in Iran. Ha presentato le sue credenziali il 31 ottobre 2021 al ministro degli Esteri iraniano Hossein Amir Abdollahijan. Ora, l'incarico in Sri Lanka, nunziatura dall'aprile 2025, quando l'arcivescovo Brian Udaigwe è stato nominato nunzio in Etiopia.

 

Il nunzio Wachowski presenta le credenziali in Iraq

Lo scorso 22 gennaio, l’arcivescovo Miroslaw Wachowski, nominato nunzio in Iraq dopo aver servito come sottosegretario vaticano per i Rapporti con gli Stati, ha presentato le sue lettere credenziali al presidente Abdul Latif Rashid. Durante il colloquio, si sono scambiati saluti reciproci tra il Papa e il presidente, che ha rimarcato le buone relazioni tra l’Iraq e Santa Sede. Relazioni che il nunzio si è impegnato a sviluppare ulteriormente proprio nell’anno in cui si celebra il sessantesimo anniversario dello scambio di ambasciatori tra Santa Sede e Baghdad.

Wachowski era arrivato a Baghdad a fine novembre, mentre il 24 dicembre, presso la cattedrale di San Giuseppe dei Caldei, è stata consegnata la lettera commendatizia del Segretario di Stato vaticano al Cardinale Sako, patriarca dei Caldei, prima della Messa celebrata alla presenza del primo ministro Mohammed Shia' al-Sudani, nonché di rappresentanti di altre Chiese e di comunità musulmane, e di numerosi fedeli.

L’11 dicembre, il nunzio ha presentato la copia delle credenziali a Fuad Mohammed Hussein, vice primo ministro e ministro degli Affari Esteri dell’Iraq.

                                                           FOCUS EUROPA

Ucraina, il Consiglio delle Chiese Cristiane reagisce alla disinformazione contro Costantinopoli

Il 23 gennaio, il Consiglio delle Chiese Cristiane dell’Ucraina ha condannato fermamente in una dichiarazione quelle che ha definito “accuse infondate recentemente diffuse dai servizi segreti russi e dal Comitato consultivo interconfessionale cristiano della Russia (KhMCC) contro il capo del Patriarcato di Costantinopoli, il Patriarca ecumenico Bartolomeo”.

Si è trattato, secondo il Consiglio, di “un attacco pubblico senza precedenti alle attività del patriarca di Costantinopoli, nello stile e nello spirito, che assomiglia ai peggiori esempi di propaganda antireligiosa bolscevica, con cui il regime totalitario dell'URSS ha coperto i suoi numerosi crimini".

"La dichiarazione dei servizi segreti russi e la Dichiarazione del Consiglio di Khmelnytskyi – denunciano i leader cristiani dell'Ucraina – sono diventate l'ennesima conferma del fatto innegabile che la dittatura del Cremlino usa la retorica religiosa e i centri religiosi situati sul territorio della Federazione Russa come strumenti per giustificare e condurre una guerra ibrida in Ucraina, nei paesi baltici, in Moldavia e nel mondo intero".

Il Consiglio delle Chiese cristiane dell'Ucraina ha dichiarato: "Tale mobilitazione militare delle istituzioni religiose della Federazione Russa, la loro propaganda della dottrina del "mondo russo", che contiene, tra le altre cose, l'inaccettabile concetto di "guerra santa", è una violazione sia dei principi evangelici fondamentali sia dei principi fondamentali della libertà di religione".

I leader delle Chiese cristiane dell'Ucraina hanno rivolto un appello ai leader cristiani del mondo, alle istituzioni interreligiose, in particolare al Consiglio ecumenico delle Chiese e alla Conferenza delle Chiese europee, alle organizzazioni internazionali e ai difensori dei diritti umani, ai governi e alle organizzazioni non governative dei paesi democratici del mondo.

Tutte queste organizzazioni, chiede il consiglio, sono chiamate a: proteggere la libertà di coscienza e di religione dagli attacchi deliberati, cinici e sistematici contro di essa da parte della Federazione Russa; parlare in difesa dei leader religiosi e delle istituzioni che lo Stato russo e le sue organizzazioni subordinate e controllate, comprese quelle religiose, sottopongono ad attacchi propagandistici, molestie e persecuzioni per la loro posizione contro la guerra e l'opposizione all'ideologia del "mondo russo"; contrastare efficacemente la politica russa di strumentalizzazione della religione e delle istituzioni religiose, trasformandole in uno degli strumenti del Cremlino per condurre una guerra ibrida.

Inoltre, i leader cristiani dell'Ucraina chiedono di “denunciare e condannare sistematicamente l'ideologia del "mondo russo" e la pratica della sua attuazione, in quanto contraddicono i principi fondamentali dei diritti umani e delle libertà, i valori umani universali e gli insegnamenti evangelici, e promuovono e giustificano atti di genocidio e altri crimini di guerra da parte della Federazione Russa, in particolare quelli commessi in Ucraina”.

Ucraina, Sua Beatitudine Shevchuk si incontra con il sindaco di Kyiv

Il 30 gennaio, Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina, ha incontrato il sindaco di Kyiv, Vitaliy Klitschko, accompagnato dall’arcivescovo e metropolita di Philadelphia, Borys Gudziak, e da Padre Lubomyr Yavorsky, Economista Patriarcale, e da Padre Oleh Oleksa, Segretario Personale.

L'incontro è stato un'opportunità per scambiare informazioni sulle esigenze prioritarie della città, in particolare per quanto riguarda il riscaldamento e l'approvvigionamento energetico, nonché per rafforzare la cooperazione tra la Chiesa, le autorità cittadine e i partner internazionali a sostegno dei residenti di Kiev durante la guerra.

Durante l'incontro, Sua Beatitudine Sviatoslav ha ringraziato le autorità cittadine, i lavoratori dei servizi pubblici e quelli del settore energetico per aver aiutato i cittadini di Kiev in condizioni di guerra e di continui bombardamenti. "Vogliamo ringraziare sinceramente tutti coloro che, al limite delle capacità umane, salvano la città e servono la popolazione. Viviamo sulla Rive Gauche, vediamo e sappiamo a che prezzo", ha sottolineato l’arcivescovo maggiore della Chiesa Greco Cattolica Ucraina.

Shevchuk ha inoltre sottolineato che la Chiesa è parte attiva della comunità della capitale ed è impegnata nel superamento delle sfide umanitarie, in quanto "tutte le nostre comunità e parrocchie si stanno trasformando in centri di invincibilità. La nostra Cattedrale Patriarcale sulla Rive Gauche ha aperto un punto di invincibilità. Lì le persone vivono, si riscaldano e il generatore funziona ininterrottamente".

Il capo della Chiesa greco-cattolica ucraina ha anche richiamato l'attenzione sulla dimensione internazionale del servizio religioso, poiché "la Chiesa è una rete di relazioni. È attraverso la comunicazione che si genera un'ondata di solidarietà. La solidarietà cristiana sta vincendo oggi".

Rivolgendosi al sindaco, il vescovo Borys Gudziak ha sottolineato la presenza globale della Chiesa greco-cattolica ucraina: "Ovunque siamo – ha detto -  l'ucrainità è preservata. Ogni domenica nelle nostre comunità si prega per l'Ucraina, si organizzano collette e si promuove la solidarietà".

Gudziak ha sottolineato che la Chiesa negli Stati Uniti, in particolare attraverso le fondazioni caritatevoli, continua a mobilitare aiuti per l'Ucraina e a testimoniare la sua lotta di fronte alla comunità internazionale, e ha rimarcato l'importanza di collaborare con la comunità cattolica statunitense, che conta 80 milioni di fedeli, e ha assicurato la sua intenzione di rafforzare il sostegno all'Ucraina.

Durante la conversazione, si è anche discusso delle esigenze specifiche della capitale. Secondo Vitaliy Klitschko, l'obiettivo principale dei bombardamenti nemici è demoralizzare la società. "Il loro compito – ha osservato - è spezzare la volontà di combattere, seminare disperazione e accuse reciproche. Ecco perché è estremamente importante parlare con le persone, spiegare e mantenere l'unità. Oggi abbiamo bisogno di una parola di speranza dalla Chiesa"

                                                           FOCUS TERRASANTA

Il Pellegrinaggio Annuale del Coordinamento Terrasanta

Dal 17 al 21 gennaio 2026 si è tenuto il pellegrinaggio annuale del Coordinamento delle Conferenze Episcopali a sostegno della Chiesa in Terra Santa.

Al termine della visita, i vescovi hanno rilasciato un comunicato delineando i punti salienti del loro viaggio, e sottolineando come Gli insediamenti in Cisgiordania, illegali secondo il diritto internazionale, continuano ad espandersi appropriandosi di terre altrui".

Il Coordinamento Terrasanta ha ricordato di aver iniziato il pellegrinaggio con “una visita alle comunità beduine che vivono ai margini della società nella Cisgiordania occupata", quindi hanno celebrato Messa a Taybeh, l'unico villaggio interamente cristiano in Palestina. “Anche gli abitanti del villaggio – scrivono i vescovi  hanno parlato delle loro sofferenze: attacchi incessanti da parte di coloni estremisti, lo sradicamento dei loro ulivi, la confisca delle loro terre e atti intimidatori che rendono insopportabile la loro vita quotidiana, costringendo molti a emigrare in massa”.

Il Coordinamento Terrasanta denuncia che “nei dodici mesi trascorsi dalla nostra ultima visita, la Terra Promessa è stata danneggiata e indebolita. Gaza rimane in una crisi umanitaria catastrofica. Gli abitanti della Cisgiordania che abbiamo incontrato sono demoralizzati e impauriti. Le coraggiose voci israeliane che difendono i diritti umani e civili sono sempre più minacciate".

Dopo aver denunciato gli insediamenti in Cisgiordania come “illegali”, il Coordinamento ha comunque sottolineato di affermare il diritto di Israele a esistere e il diritto degli israeliani a vivere in pace e sicurezza; allo stesso modo, chiediamo che questi stessi diritti siano garantiti a tutti coloro che sono radicati in questa terra”."

I suoi membri affermano di aver “testimoniato il coraggio delle voci ebraiche e palestinesi che, nonostante le immense sfide e i propri traumi, continuano a difendere la giustizia, il dialogo e la riconciliazione”, e invitano ad ascoltare l’appello del Patriarca Latino di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa “a venire in pellegrinaggio in segno di amore, sostegno e solidarietà”.

Terrasanta, i Patriarchi e i capi delle Chiese di Gerusalemme contro il sionismo cristiano

Il 17 gennaio, i Patriarchi e capi delle Chiese della Terrasanta hanno rilasciato una dichiarazione in cui denunciano che “le recenti attività di alcune personalità locali per sostenere ideologie dannose, come il sionismo cristiano, confondono le persone, disseminano incertezza e mettono a rischio l’unità del nostro gregge”, sebbene abbiano trovato il favore “tra alcuni attori politici in Israele e oltre che cercano di sostenere una agenda politica che possa mettere a rischio la presenza cristiana in Terrasanta e, in modo più ampio, in Medio Oriente”.

I capi della Chiese Cristiane notano che “reclamare autorità fuori dalla comunione della Chiesa significa ferire l’unità dei fedeli e appesantire la missione pastorale data alle Chiese storiche nella Terra dove il signore è vissuto”, e lamentano che “questi individui sono stati accolti a livelli ufficiali sia livello locale che internazionale”, con azioni che costituiscono “interferenza nella vita interna delle Chiese e non considera la responsabilità pastorale data ai patriarchi dei capi delle Chiese a Gerusalemme”.

I patriarchi ribadiscono di essere i soli a “rappresentare le Chiese e il loro gregge” sui temi che riguardano la vita “religiosa, comunitaria e pastorale in Terrasanta”.

                                                           FOCUS MEDIO ORIENTE

Il cardinale Sako lancia un appello per la pace

La scorsa settimana, il cardinale Louis Rapphael Sako, patriarca Caldeo, ha diffuso un appello per la pace attraverso gli organi di informazione del Patriarcato.

Sako sottolinea che “la Chiesa caldea segue con grande preoccupazione le allarmanti notizie provenienti dalla regione (il Medio Oriente), che assiste a un'escalation dei conflitti, alla militarizzazione, alla polarizzazione e al declino della stabilità”.

Per questo, lancia un appello con tre richieste. La richiesta alle Nazioni Unite di “assumersi la responsabilità di affrontare i conflitti e raggiungere la pace attraverso il dialogo, al fine di preservare la sovranità dei paesi e i diritti dei loro cittadini”.

Quindi, la richiesta ai governi locali di “analizzare attentamente la situazione e assumersi la responsabilità diretta di proteggere la nazione e di garantire libertà, dignità e un tenore di vita dignitoso a tutti i cittadini”. Queste misure concrete rappresentano una responsabilità storica e morale a cui non si può sfuggire”.

Infine, un appello direttamente all’Iraq. Secondo il patriarca, è giunto il momento di riformare, passando dagli slogan ai fatti, monopolizzando le armi nelle mani dello Stato e contrastando con decisione la corruzione. Il criterio per costruire uno Stato è il principio di cittadinanza, competenza e adesione a politiche etiche.

La religione è una questione personale, mentre gli affari pubblici dovrebbero basarsi su competenza e capacità. Tutti i cittadini sono uguali, senza eccezioni: tutti hanno la cittadinanza irachena, compresi i cristiani, che non sono meno capaci degli altri e hanno svolto ruoli importanti in epoche passate”.

Il patriarca chiede al governo iracheno di praticare l'uguaglianza e rispettare e accogliere la diversità religiosa ed etnica in modo realistico, poiché rappresenta una risorsa”. Deve inoltre impegnarsi sinceramente per cambiare il discorso nei media, nelle moschee e nelle chiese e migliorare i programmi educativi nelle scuole”.

                                                                       FOCUS ASIA

India, il governo ferma una funzione indù in una scuola cattolica

In India, dove, tra l’altro, si vive il dramma delle leggi anticonversione e si cerca di promuovere una “induizzazione” della nazione, è dovuto intervenire il governo per evitare un rito indù in onore della dea Saraswati in una scuola cattolica.

La richiesta di condurre il rito nella scuola della Santa Croce di Dharmangar era stata fatta dal Vishwa Hindu Parisha (VHP, il Consiglio Mondiale degli Indù, ha fatto sapere padre Ivan D’Silva, segretario per le comunicazioni sociali della Diocesi di Agartala.

Tuttavia, a seguito dell’intervento di ufficiali del governo, la richiesta è stata ritirata. C’erano stati, però, attimi di tensione. Il 16 gennaio, membri del VHP avevano fatto irruzione nella stanza del preside per cercare dettagli degli studenti, inclusa la loro appartenenza religiosa, e poi avevano chiesto di celebrare il rituale nel campo della scuola cattolica perché il 70 per cento degli studenti sono indù.

Le autorità scolastiche avevano rifiutato di adempiere alle richieste, e gli attivisti avevano minacciato dure conseguenze. Il 22 gennaio, un gruppo di attivisti VHP avevano dimostrato fuori dalla scuola, sottolineando il loro impegno di assicurare agli studenti indù il diritto di adorare la loro dea.

La scuola ha dunque chiesto l’intervento della polizia, e si è tenuto un incontro tra genitori, ufficiali governativi, la polizia e leader della comunità. È stato deciso in quell’occasione di non permettere la cerimonia indù a scuola.

Secondo padre D’Silva, l’azione degli attivisti aveva una matrice politica, anche perché non c’era mai stata richiesta simile sin dal 1999, anno di fondazione della scuola. Il VHP ha rilasciato un comunicato difendendo la richiesta che – ha sottolineato – cercava di rispettare la fede e le tradizioni degli studenti, non di creare divisione religiosa.

                                                           FOCUS MULTILATERALE

In un contesto di crescente conflitto globale e di rinascita della "logica della forza bruta", la Missione Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a Ginevra ha ospitato il 28 gennaio il suo 17° Incontro Interreligioso Annuale per la Pace.

Tenutosi presso la Chiesa di San Nicola della Flüe, l'evento ha riunito circa 300 diplomatici di alto livello, ambasciatori e leader religiosi. L'incontro, organizzato in collaborazione con le Diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo, si è incentrato sul Messaggio di Papa Leone XIV per la Giornata Mondiale della Pace 2026: "La pace sia con tutti voi: verso una pace 'disarmata e disarmante'".

Durante la serata sono intervenuti il Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca Latino di Gerusalemme, e Mirjana Spoljaric, presidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa. L’indirizzo di saluto è stato tenuto dall’arcivescovo Ettore Balestrero, osservatore della Santa Sede presso le Nazioni Unite.

Nel suo intervento, il Cardinale Pizzaballa ha sfidato la comunità internazionale a respingere la crescente rassegnazione che vede la violenza come inevitabile, sottolineando che “rinunciare alla pace significherebbe accettare la guerra come il ‘linguaggio normale’ delle relazioni internazionali”. Accogliere il messaggio di Papa Leone XIV non significa abbandonarsi a un ingenuo ottimismo. Significa piuttosto abbracciare una speranza esigente".

Affrontando la situazione in Terra Santa, il Cardinale ha sottolineato che i cessate il fuoco sono insufficienti senza una più profonda trasformazione delle coscienze: "Non c'è pace duratura senza giustizia, ma non c'è vera giustizia se l'altro non è riconosciuto come persona, non come strumento o ostacolo".

Mirjana Spoljaric, presidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa, ha notato che ci sono al momento 130 conflitti armati attivi in tutto il mondo, il doppio rispetto a 15 anni fa. Questo, ha notato, di fronte ad una progressiva erosione del diritto Umanitario internazionale, è un problema serio perché “se ci sono 100 passi per la pace, i primi sono umanitari. Il rispetto del diritto internazionale umanitario salva vite umane, preserva i percorsi di ritorno alla pace affermando che l’umanità non finisce quando inizia la guerra.

L’arcivescovo Balestrero ha notato, nel suo discorso di benvenuto, che "una pace 'disarmata e disarmante' vince senza conquistare, e non addestra alla battaglia, ma alla riconciliazione e alla cooperazione". Il rappresentante della Santa Sede presso le organizzazioni internazionali a Ginevra ha anche esortato i diplomatici presenti a resistere alla "militarizzazione" di pensieri e parole, invitando i credenti a "confutare queste forme di blasfemia" in cui la fede viene manipolata per giustificare la violenza.

Durante l’evento, ci sono state riflessioni di leader cristiani, ebrei, musulmani e buddisti, intervallate dalla musica dei cori filippini e africani della parrocchia, a riflesso dell'universalità della comunità internazionale di Ginevra e della Chiesa cattolica. Si è conclusa con la preghiera di San Francesco d'Assisi, guidata dal Vescovo della Diocesi Charles Morerod.