L’udienza della presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola – fatta sedere, in maniera non protocollare, di fronte al Papa, e non su un fianco, come invece sarebbe dovuto essere – è stata il culmine di una settimana papale ricca di incontri dal grande valore diplomatico.
Papa Leone XIV ha voluto inviare un telegramma per la morte di Angelo Gugel, Assistente di Camera di Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II, e per qualche tempo di Benedetto XVI, morto pochi giorni fa a 91 anni. Ieri si sono svolti i funerali nella parrocchia di Santa Maria delle Grazie alle Fornaci, celebrati dal cardinale Pietro Parolin che ha letto un telegramma di Papa Leone XIV.
La visita in Kuwait del Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, è servita a cementare i rapporti con il Paese del Golfo. Sebbene generalmente non siano state rilasciate dichiarazioni, al termine della visita la Sala Stampa della Santa Sede ha diffuso una dichiarazione congiunta Kuwait – Santa Sede, che forse rappresenta anche una nuova modalità della gestione dei viaggi della Segreteria di Stato, oppure più semplicemente rispecchia la volontà di mostrare buoni rapporti diplomatici da parte del Kuwait.
È un discorso, quello di inizio anno del Papa al corpo diplomatico che prende le mosse dalla “Città di Dio” di Sant’Agostino, e non potrebbe essere altrimenti. Perché il Papa agostiniano vede nella risposta alla crisi dell’Impero di Sant’Agostino una possibile risposta alla crisi di oggi, con tutte le analogie del caso. Ma Leone XIV va anche oltre. Denuncia la persecuzione dei cristiani come “una delle crisi dei diritti umani più diffuse al giorno d’oggi, che colpisce 380 milioni di credenti in tutto il mondo”. Nota la debolezza del multilateralismo. Chiede il rispetto del diritto umanitario internazionale, e denuncia come i conflitti recenti (e non si può non pensare alla situazione in Terrasanta) abbiano colpito anche ospedali, scuole, infrastrutture. Denuncia la violazione del principio che proibiva ai Paesi di usare la forza per violare i confini altrui (e il pensiero va all’aggressione russa in Ucraina, ma anche alla recente operazione speciale degli Stati Uniti in Venezuela). Sottolinea un “cortocircuito dei diritti umani”, e denuncia anche la violenza jihadista.
Il primo viaggio, Leone XIV lo avrebbe voluto fare simbolicamente in Algeria, sulle orme di Sant’Agostino. E l’idea iniziale sembra fosse quella di attaccare una tappa di tre giorni, o poco più, al primo grande viaggio internazionale, che ha portato il Papa in Turchia e in Libano. Turchia e Libano erano sull’agenda di Papa Francesco: il primo già definito, anche se in forma più breve di quella che poi è stata (Francesco era già comunque malato), il secondo sogno mai realizzato almeno dal 2021. L’Algeria, invece, era un desiderio tutto di Leone.
Dalla Terrasanta la cui sofferenza ha ascoltato e toccato con mano fino all’Asia del Sud colpita da calamità naturali. Dalle tensioni tra Cambogia e Tailandia fino agli appelli per un’Europa che si ricordi cristiana e un’America Latina nel mezzo dei problemi sociali e politici, con una menzione speciale per la martoriata ucraina. Nel suo primo urbi et orbi del giorno di Natale, Leone XIV, come tutti i pontefici, guarda al mondo intero, rinnova l’appello di pace, e ricorda che Cristo “nostra speranza rimane sempre con noi”, anche dopo l’Anno Santo che volge al termine, sottolineando che la via della pace è prima di tutto “la responsabilità”.
La “fragile tenda” del Verbo, che è poi come le tende di Gaza, dei senzatetto, delle persone inermi. La necessità di superare i monologhi, di entrare in dialogo con la carne dell’altro, per comprendere l’insensatezza dei conflitti. La rimotivazione di una Chiesa missionaria. Perché “ci sarà pace quando i nostri monologhi si interromperanno e, fecondati dall’ascolto, cadremo in ginocchio davanti alla nuda carne altrui”. Leone XIV celebra la Messa del giorno di Natale nella Basilica di San Pietro, come non avveniva dal 1996. E nella sua omelia ribadisce il rovesciamento delle prospettive già delineato nella Messa della notte di Natale, dando anche linee programmatiche di ciò che sarà il suo pontificato.
Papa Leone XIV oggi il Primo Ministro di Malta, Robert Abela
"Appare così particolarmente coerente l’attribuzione del Premio Ratzinger
“Immagino che ci saranno alcuni aggiustamenti da entrambe le parti in Germania, ma sono fiducioso che le cose si risolveranno in modo positivo”. Lo dice Papa Leone XIV, martedì pomeriggio, sul volo che da Beirut lo stava riportando a Roma dopo i cinque giorni di viaggio apostolico in Turchia e Libano, rispondendo ad una domanda di una giornalista dell’emittente radiofonica tedesca ARD sulla Chiesa in Germania e sui suoi tentativi di riformarsi attraverso un Cammino sinodale, iniziato nel 2019.
Sono ufficialmente iniziate questa mattina le prediche di Avvento per questo Natale 2025 presso l’Aula Paolo VI. Continueranno il 12 e il 19 dicembre. A guidarle e a scriverle, alla presenza di Papa Leone XIV, è il Predicatore della Casa Pontificia, padre Roberto Pasolini. “Attendendo e affrettando la venuta del giorno di Dio”, è il tema scelto.
L’11 febbraio, Papa Francesco aveva promulgato la Commissio De Donationibus pro Sancta Sede. Con un chirografo, Leone XIV abroga la commissione, ordina che tutti i beni finora alla Commissione siano donati alla Santa Sede, e dispone che la Segreteria per l’Economia definisca un gruppo di lavoro che definisca come portare avanti il fundraising della Santa Sede.
“Beati gli operatori di pace”. L’esordio di Leone XIV davanti al corpo diplomatico e alla società civile di Beirut racconta già, in qualche modo, il senso del passaggio del pontefice nella Terra dei Cedri, nel “Paese messaggio”, secondo l’espressione di Giovanni Paolo II. Un messaggio di pace che si lega idealmente al messaggio di unità della prima tappa del viaggio, laddove, insieme al Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, ha anche ribadito che nessuna religione può fare la guerra in nome di Dio. Un messaggio che il Papa unisce ad un diritto che sembrava messo da parte in questi ultimi anni: quello di restare nella propria terra, prima ancora che di migrare.
L’impegno per un dialogo di carità che ripristini l’unità della Chiesa senza assorbire né dominare. L’invito a costruire l’unità amandosi come fratelli e sorelle. Il monito a non usare mai il nome di Dio per giustificare guerre e violenze. Con questi tre messaggi, forti, che si sono dipanati tra la commemorazione del I concilio ecumenico a Iznik, l’antica Nicea, e la partecipazione del Papa alla Divina Liturgia nel giorno della festa di Sant’Andrea (con in mezzo una dichiarazione congiunta), Leone XIV lascia la Turchia. Non c’è stata la definizione di una data comune per la Pasqua – gli ortodossi e gli orientali la calcolano secondo il calendario giuliano, i latini secondo il calendario gregoriano. Era una speranza, perché proprio a Nicea, 1700 anni fa, si era stabilita la modalità di calcolare la data della Pasqua. L’impegno, però, resta, mentre Leone XIV ha definito una strada di dialogo con una enfasi particolare sulla preghiera comune e sulle sfide del mondo, dalla questione ecologica a quella dell’intelligenza artificiale.
Un grido di aiuto e un segno di speranza allo stesso tempo. Il rapporto diffuso dall’Œuvre d’Orient alla vigilia del viaggio di Leone XIV in Libano, una settantina di pagine di dati e attività che dettagliano un intervento straordinario nel Paese dei Cedri, dove il settore privato sovrasta quello pubblico e le attività della Chiesa sono cruciali per l’aiuto alla popolazione.
A un mese dall’entrata in vigore della nuova costituzione apostolica, pubblicata il 19 2022 Papa Francesco ha provveduto con un chirografo a formare il gruppo incaricato di armonizzare la nuova carta costituzionale vaticana con le norme che regolano attualmente la vita nei dicasteri della Santa Sede.
La prossima settimana Papa Leone XIV farà il suo primo viaggio internazionale.
Leone XIV vedrà la mostra preparata per il Meeting di Rimini 2025 e dedicata ai 1700 del Credo di Nicea nella Cattedrale cattolica di Istanbul.
E alla fine è arrivata la data ufficiale per la visita di stato del Re e della Regina d' Inghilterra in Vaticano.
Sono una della eredità di Papa Francesco,