Diplomazia Pontificia, un nuovo sottosegretario vaticano per il multilaterale

Papa Francesco nomina un nuovo sottosegretario per il multilaterale. La visita del direttore generale dell’AIEA. La questione libano

Segreteria di Stato, da sx a destra: Francesca DI Giovanni, sottosegretario per il multilaterale assente; Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano; arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i rapporti con gli Stati; monsignor Daniel Pacho, nuovo sottosegretario per il multilaterale; monsignor Wachowski, sottosegretario
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Dopo soli tre anni, Francesca Di Giovanni lascia l’incarico di sottosegretario per il settore multilaterale della Segreteria di Stato vaticana. Era la prima donna laica ad arrivare ai vertici della Segreteria di Stato vaticana. Al suo posto, monsignor Daniel Pacho.

Il 12 gennaio, Papa Francesco ha ricevuto il direttore generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, un tema che ha molto sviluppato nel suo pontificato. La proposta del Cardinale Bechara Rai per il Libano

                                                FOCUS SEGRETERIA DI STATO

Un nuovo sottosegretario per il multilaterale

È monsignor Daniel Pacho, tedesco, il muovo sottosegretario per il Settore Multilaterale della Sezione per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali della Segreteria di Stato. Si tratta di una promozione interna, perché monsignor Pacho era finora consigliere di nunziaura in servizio presso la medesima sezione.

Classe 1974, di Francoforte, sacerdote dal 2000, è nel servizio diplomatico della Santa Sede dal 2011, e ha servito nelle nunziature di Benin e Tanzania. Dal gennaio 2018 è Officiale della sezione per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali della Segreteria di Stato.

Prende il posto di Francesca Di Giovanni, la prima a occupare l’incarico di “viceministro degli Esteri” vaticano delineato proprio per i rapporti multilaterali. In maniera inusuale, il bolletino della Sala Stampa della Santa Sede sottolinea che “il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin ha ringraziato l'attuale sotto segretario Francesca Di Giovanni per il prezioso servizio svolto”.

Di Giovanni compirà 70 anni a marzo, l’età in cui per i diplomatici vaticani è possibile andare in pensione. Continuerà, comunque, ad aiutare nella transizione per un po’.

                                                FOCUS INTERNAZIONALE

Il Direttore generale della AIEA da Papa Francesco

Se c’è un tema su cui la Santa Sede è in prima linea, quello è il nucleare. Non è un caso che l’unica volta in cui la Santa Sede si sia comportata da Stato alle Nazioni Unite, votando per la risoluzione per la proibizione delle armi nucleari. Un impegno che viene da lontano, perché la Santa Sede, ad esempio, ha deciso di essere Stato membro (e fondatore) dell’Agenzia Internazionale di Energia Atomica.

Lo scorso 12 gennaio, il Segretario generale dell’AIEA Mariano Grossi è stato in udienza da Papa Francesco.

Parlando con i media vaticani, Grossi ha detto che la voce del Papa è diventata “indispensabile” in un momento così difficile, mentre il lavoro dell’AIEA è diventato urgente. Non c’è infatti solo la questione della guerra in Ucraina, con i combattimenti che divampano intorno alla centrale nucleare di Zaporizhzhia, ma anche l’Iran e la Corea del Nord. Da ricordare che Papa Francesco ha menzionato l’accordo sul nucleare con l’Iran nel suo discorso di inizio anno al corpo diplomatico.

Ha commentato Grassi: “Il Papa ha ragione: c’è una impasse, il negoziato si è visto interrotto, ci sono molte riunioni e scambi ed è per quello che l’Agenzia – e io personalmente – non vogliamo lasciare questo vuoto politico intorno a una questione tanto volatile e pericolosa. Ci sono due vie parallele: quella dell’accordo complessivo, il cosiddetto JCPOA (Joint Comprehensive Plan of Action), e anche il negoziato bilaterale tra l’Agenzia e l’Iran. Non abbiamo potuto fare progressi. L’Iran, allo stesso tempo, parallelamente fa passi in avanti, progressi nel processo di arricchimento dell’uranio, sviluppo e costruzione di centrifughe sempre più avanzate. Questo è veramente preoccupante perché naturalmente sono passi verso la proliferazione, mentre noi dobbiamo evitarlo”.

Secondo Grassi, “il sostegno della Santa Sede è fondamentale perché sottolinea l’importanza sul piano della pace, con una voce universale come lo è la voce del Santo Padre, e in particolare in questo conflitto in Ucraina che è un conflitto in Europa ma è un conflitto che sta coinvolgendo anche cristiani nel mondo”.

Grassi sarà presto in Ucraina per la quinta volta. Quello che deve avere luogo lì “non è un negoziato facile perché è un tema che coinvolge aspetti tecnici e anche politici e militari”.

Grassi ha aggiunto che “l’uso esclusivamente pacifico del nucleare è importante, soprattutto in questo momento quando un’altra crisi, quella del cambiamento climatico, ha colpito l’umanità. È chiaro che c’è – non dirò una riscoperta, ma un’attenzione molto più intensa sulla capacità dell’energia nucleare di fornire una soluzione pulita, senza emissione di carbonio, per l’economia globale”.

Invece di deve dire no allo sviluppo nazionale delle armi nucleari perché “se c’è una cosa chiara è che l’arma nucleare non dà sicurezza: è il contrario. È il contrario! E questo si deve dire. Dobbiamo avere la pazienza e la capacità di convincere gli Stati, e questo non è facile”.

                                                 FOCUS NUNZIATURE

Papa Francesco nomina il nuovo nunzio in Repubblica Centrafricana e Ciad

Monsignor Giuseppe Laterza, consigliere di nunziaura a Tbilisi, è stato nominato da Papa Francesco nunzio apostolico in Repubblica Centrafricana e Ciad. 

Classe 1970, sacerdote dal 1994, monsignor Laterza è nel servizio diplomatico della Santa Sede dal 2003. Ha lavorato nella Nunziatura Apostolica in Uruguay e Polonia, nella Sezione per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali della Segreteria di Stato e nelle Rappresentanze Pontificie in Italia e Georgia.

                                                FOCUS MULTILATERALE

La Santa Sede all’OSCE, le conseguenze della guerra in Ucraina

Il 12 gennaio, monsignor Janusz Urbanczyk, rappresentante permanente della Santa Sede presso l’OSCE; ha preso la parola al 1404esimo incontro speciale del Consiglio Permanente dell’OSCE rispondendo all’indirizzo di Bujar Osmani, ministro degli Affari Esteri della Macedonia del Nord e attualmente presidente OSCE.

“Le conseguenze della devastante guerra in Ucraina – ha detto monsignor Urbanczyk – colpirà la sicurezza europea per molto tempo a venire. In tali circostanze, è vitale che manteniamo lo spirito di Helsinki vivo, non importa quanto sembri difficile”.

Secondo la Santa Sede, “l’OSCE può e dovrebbe giocare un ruolo decisivo nel fornire sicurezza e stabilità nella sua area e oltre”, basandosi sulla regola del consenso che è “un pilastro fondamentale” del successo dell’organizzazione.

La Santa Sede ha poi notato che la parola “permacrisi” (periodo esteso di instabilità e insicurezza) è stata nominata parola dell’anno 2022, e che questo va anche affrontato nell’OSCE.

“Dobbiamo cominciare – ha detto monsignor Urbanczyk – a cercare mezzi più appropriati di dialogo reale e la capacità di ascoltare le preoccupazioni degli altri”, ma anche “ di riconoscere le nostre differenze, e non di isolare o escludere gli altri”.

La Santa Sede invita a ispirarsi ancora all’Atto Finale di Helsinki, che ha dato il via a quello che sarebbe diventato l’OSCE, per “ricordare i nostri successi comuni, riconoscere gli errori che abbiamo fatto negli anni e imparare da loro”.

L’inviato speciale USA per la libertà religiosa da Gallagher

Lo scorso 12 gennaio, Nury Tukel, avvocato USA di origine uigura e presidente della Commissione USA per la Libertà Religiosa, ha avuto un incontro con l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati.

Di temi in comune con la Santa Sede, ma anche delle sue preoccupazioni, ha parlato con alcuni giornalisti in un incontro organizzato dall’ambasciata USA presso la Santa Sede.

In particolare ha lamentato il rinnovo dell’accordo sino-vaticano, sottolineando come non creda che il Papa sia cieco di fronte alle violazioni di diriti umani in Cina, ma che piuttosto “non sia informato pienamente”.

Tukel ha denunciato che la Repubblica Popolare Cinese cerca di “sinizzare la religione” in modo strisciante, e notato che “il problema di quell'accordo resta la sua segretezza. Il governo di Pechino non vuole che venga reso noto”.

Secondo Tukel, il governo cinese vuole “esercitare una costante pressione sui leader religiosi, di orientare attraverso le nomine la diffusione della dottrina comunista”. Nella lunga conversazione in Vaticano con monsignor Gallagher non è stata toccata la grande questione di Taiwan.

Tukel ha anche detto che “dovremmo considerare la persecuzione religiosa come una preoccupazione di carattere nazionale” e allo stesso tempo “demitizzare la propaganda che dice che la religione è una cosa cattiva, quando non lo è”.

                                                FOCUS MEDIO ORIENTE

Una road map per il Libano

Papa Francesco ha messo il Libano al centro del suo progetto diplomatico, e, dopo aver inviato il Cardinale Pietro Parolin in occasione della giornata di preghiera per il Libano nel settembre 2020, ha cominciato anche a pensare ad un viaggio nel Paese da tenersi a giugno 2022. Questo viaggio non ha mai avuto luogo.

Nel frattempo, di fronte ad una situazione sempre più critica, il Cardinale Bechara Rai, patriarca dei maroniti, ha fatto diversi appelli per la pace politica e la ricostruzione del Libano, lamentando la presenza di organizzazioni terroriste diventate partiti e chiedendo più volte una soluzione democratica, delineando l’idea di una “neutralità attiva” del Libano.

Il 10 gennaio, il Cardinale Rai, in visita nel Regno Unito, ha delineato ancora una volta i problemi della nazione. In particolare, il Patriarca ha denunciato un "problema demografico e un problema economico" a causa di un'inflazione scioccante e dell’accoglienza data a milioni di rifugiati dalla Siria e dalla Palestina, il che ha messo a dura prova pressione sul Paese. Il Patriarca ha affermato: “Per proteggere il Libano, mantenerlo sicuro, stabile e unito, dovrebbe essere rimosso dai conflitti regionali e internazionali, pur rimanendo impegnato nelle legittime cause arabe, in particolare la causa palestinese, e per le risoluzioni delle Nazioni Unite”.

Il Patriarca ha quindi anche chiesto “alle Nazioni Unite di indire una conferenza internazionale speciale sul Libano", che dovrebbe sostenere "l'ideazione di una soluzione per il problema palestinese; la facilitazione e l'incoraggiamento del rimpatrio siriano e la loro assistenza nel proprio Paese; la dichiarazione della neutralità positiva del Libano attraverso una Dichiarazione del Consiglio di Sicurezza”.

Il Libano, ha detto il patriarca è storicamente aperta al dialogo, eppure “la terra del Libano divenne, forse a causa della sua apertura, esposta all'avidità e teatro di guerre, ostilità, occupazioni, omicidi e ingiustizie. I libanesi resistettero e riuscirono a liberare la loro terra ea mantenerla”.

In particolare “a causa del problema palestinese iniziato nel 1948, il Libano da allora ha accolto mezzo milione di profughi che ci rifiutiamo di integrare e chiediamo il loro rimpatrio e l'istituzione di uno Stato palestinese per loro”. E ancora “le presenze di oltre un milione e mezzo di cittadini siriani emigrati progressivamente in Libano dal 2011, moltiplicate e trasformate in un pesante fardello economico e finanziario, su un Paese già in profonda crisi sono diventate oggi una vera e propria minaccia demografica, politica e di sicurezza.

                                                FOCUS EUROPA

Il Primo Ministro Sloveno incontra la Conferenza Episcopale Slovena

L’11 gennaio, il primo ministro sloveno Robert Golob ha ricevuto i rappresentanti della Conferenza Episcopale Slovena a un mese dal suo incontro con Papa Francesco.

Secondo un comunicato del governo sloveno, nella discussione “si sono scambiate opinioni riguardo differenti temi, tra cui il 30esimo anniversario della nascita della Conferenza Episcopale Slovena, l’iniziativa per la pace nei Balcani e le relazioni tra Stato e Chiesa”

Nell’occasione, si legge ancora, “il Primo Ministro ha sottolineato il significato del dialogo e del rispetto che formano le fondamenta per mantenere dialogo regolare in futuro”.

                                                FOCUS AMERICA LATINA

Il presidente dell’Ecuador dal Papa

Il prossimo 21 gennaio, Guillermo Lasso, presidente dell’Ecuador, sarà in visita da Papa Francesco. La visita ha una sua importanza, perché il Congresso Eucaristico Internazionale 2024 si terrà a Quito, in Ecuador. L’incontro è stato coordinato dall’ambasciata di Ecuador della Santa Sede, guidata dall’ambasciatore Alicia Crespo de Terán.

Pap Francesco ha seguito da vicino la situazione sociale e politica in Ecuador; così, ad esempio, durante le proteste delle organizzazioni indigene nel giugno dello scorso anno, ha inviato un messaggio al Paese: “Chiedo a tutte le parti di abbandonare la violenza e le posizioni estreme. Solo attraverso il dialogo può essere raggiunto. Auspico presto la pace sociale, e con attenzione alle popolazioni marginali più povere, ma sempre nel rispetto dei diritti di tutti e delle istituzioni del Paese”.

Guillermo Lasso è cattolico e vicino alla Prelatura dell'Opus Dei, fondata da san Josemaría Escrivá de Balaguer.

Papa Francesco ha visitato l'Ecuador nel luglio 2015 come parte del suo tour latinoamericano di quell'anno, che includeva Bolivia e Paraguay.

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