Due anni dopo Francesco e Kirill: il Medio Oriente luogo di pratica ecumenica

Il Cardinale Koch e il Metropolita Hilarion si salutano all'inizio del simposio di Vienna, 12 febbraio 2018
Foto: kathpress.at
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Il dialogo ecumenico tra Patriarcato di Mosca e Chiesa Cattolica trova nella difficile situazione in Siria uno spiraglio pratico, celebrato in un simposio a Vienna che ha visto la partecipazione del metropolita Hilarion, a capo del Dipartimento Relazioni Estere del Patriarcato di Mosca e del Cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani.

Il simposio si è tenuto a Vienna il 12 febbraio, giorno in cui si celebrava l’anniversario dell’incontro dell’Avana, su invito del Cardinale Christoph Schoenborn, ed è arrivato al termine di una due giorni che è cominciata con un concerto di musica sacra alla Konzerthaus.

Il simposio ha avuto come punto centrale il tema dell’impegno per i cristiani in Medio Oriente, che era parte della dichiarazione congiunta di Papa Francesco e Kirill. Oltre al Cardinale Koch e al Metropolita Hilarion, hanno preso la parola al simposio anche alcuni vescovi e patriarchi del Medio Oriente.

Il Patriarcato di Mosca non ha solo interesse a distribuire gli aiuti umanitari, ma anche a dare un contributo significativo a ricostruire la vita della Chiesa in Siria, ha sottolineato il Metropolita Hilarion. Il quale ha anche notato che la Chiesa Ortodossa Russa distribuisce aiuti anche insieme alla Chiesa Cattolica ed altre denominazioni religiose. In più, il metropolita ha notato che anche lo Stato russo ha particolare preoccupazione per la situazione in Siria, e che c’è stata una delegazione interreligiosa del Consiglio di Presidenza Russo che è andata di recente in Siria, distribuendo 77 tonnellate di aiuti a famiglie “di differente denominazione religiosa”.

Il Cardinale Koch, dal canto suo, ha notato che è proprio questa preoccupazione concreta per la difficile situazione dei cristiani in Medio Oriente ad aver probabilmente rappresentato uno dei motivi principali per cui il Patriarca di Mosca ha pensato che era ora del primo storico incontro con il Papa.

 Il Cardinale Koch ha sottolineato che “non si può, né si deve, immaginare un Medio Oriente senza cristiani”, perché questo non rappresenterebbe “solo una perdita religiosa e culturale inimmaginabile”, ma nuocerebbe all’intera situazione in Medio Oriente, perché la presenza dei cristiani è indispensabile per la pace della Regione.

Per questo, il Cardinale ha invitato i cristiani ad essere “artigiani della pace”, a contribuire alla riconciliazione nazionale, e a contribuire tra di loro, anche perché i cristiani sono perseguitati “semplicemente per essere cristiani”, e indipendentemente dall’affiliazione ad ogni Chiesa particolare.

A prendere la parola, anche il vescovo Armeno Apostolico Armash Nalbandian, che ha fornito numeri della situazione in Siria: la guerra – ha detto – ha distrutto finora 200 chiese e 1800 moschee, fino al 60 per cento dei cristiani nel Paese ha perso le loro case. La sola Chiesa Apostolica Armena ha contato 200 morti, 450 feriti, 1200 case, 3000 imprese, 17 chiese, 20 scuole e 15 altre strutture distrutte, 120 cristiani rapiti.

Il vescovo maronita Joseph Mouawad ha invece parlato del Libano, chiamato a dare ospitalità a due milioni di rifugiati siriani e centinaia di migliaia di altri dalla Palestina. Ma la popolazione del Libano è di 4 milioni di persone, e dunque l’accoglienza di un tale numero di rifugiati è difficilissima. Così, il vescovo ha auspicato il pronto ritorno in patria dei rifugiati, perché il Libano non può sostenerli. Il vescovo Mouawad ha sostenuto che il Medio Oriente ha bisogno di una grande soluzione politica, e ci vogliono pari diritti civili per tutti i residenti e il rispetto della libertà religiosa.

Il Cardinale Schoenborn, dal canto suo, ha lodato l’impegno delle confessioni cristiane in Medio Oriente, sottolineando come in molti in Medio Oriente si sentano abbandonati dall’Occidente. Il Cardinale ha anche ricordato l’impatto che ha avuto la giornata di digiuno e preghiera per la pace che Papa Francesco ha convocato a settembre 2013.

Tra i partecipanti al simposio, c’erano anche il vescovo serbo-ortodosso Andrej Cilerdzic e il vescovo luterano Michael Bünker; e il nuovo arcivescovo ortodosso russo in Austria Antonij Sevrjuk,e il metropolita ortodosso siriano Mar Dionysios Isa Gürbüz.

Lo scorso anno, il primo anniversario dell’incontro di Cuba fu celebrato con un incontro all’università di Friburgo, durante il quale il Cardinale Koch e il metropolita Hilarion avevano fatto il punto del dialogo ecumenico. Con l’incontro di Vienna, si trova una convergenza definitiva sull’aiuto ai cristiani perseguitati, mentre sembrano messe da parte le questioni teologiche, di certo le più spinose.

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