Ecumenismo, un rapporto e due documenti su pace e migranti

Una delegazione cattolica partecipa alla plenaria del Consiglio Ecumenico delle Chiese. Il messaggio di Papa Francesco. I documenti appena usciti

La delegazione cattolica all'assemblea CEC di Karlsruhe
Foto: PCPUC
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Con un messaggio in spagnolo, letto dal Cardinale Kurt Koch, Papa Francesco ha fatto avere i suoi saluti all’XI assemblea del Consiglio Ecumenico per le Chiese, sottolineando ancora una volta il suo interesse pastorale per l’organismo e auspicando che possa contribuire a rafforzare i legami di comunione tra le Chiese e le organizzazioni ecumeniche che vi partecipano.

All’XI assemblea del Consiglio Ecumenico per le Chiese si arrivava a seguito della pubblicazione del X rapporto del Gruppo Misto di Lavoro tra Chiesa Cattolica e Consiglio Ecumenico delle Chiese, e con questo due documenti di studio su un approccio ecumenico su pace e migrazioni. Due documenti, in realtà, elaborati prima che la crisi ucraina scoppiasse in Europa, eppure incredibilmente attuali.

È dal 1961 una delegazione cattolica partecipa con una delegazione ufficiale all’Assemblea del Consiglio Ecumenico delle Chiese, a significare un rapporto che nel corso degli anni si è sempre definito in maniera più stretta, fino alle visite dei Papi a Ginevra, con l’ultima di Papa Francesco nel 2018. L’assemblea di quest’anno si è tenuta a Karlsruhe, in Germania, è iniziata l’1 settembre e la delegazione della Santa Sede è stata composta da 18 persone, con il Cardinale Koch come capo delegazione.

Nel suo messaggio, Papa Francesco ha sottolineato che “il nostro mondo resta colpito dalla discordia, dal conflitto e dalla divisione”, e che “guerre, discriminazione e diverse forme di ingiustizia e divisione persistono, anche tra gli stessi cristiani”.

Allo stesso tempo, il Papa ha notato che “il mondo globalizzato in cui viviamo ci richiede una testimonianza comune al Vangelo, come risposta alle pressanti esigenze del nostro tempo”.

Per Papa Francesco, “la nostra missione come cristiani è portare a compimento questa riconciliazione al mondo, con la Chiesa che sia strumento e segno visibile dell’unità cui Dio chiama tutti i popoli”, considerando che “solo i cristiani impegnati pienamente al servizio della famiglia umana e zelanti di rendere discepoli tutti i popoli possono attrarre i popoli”.

Tuttavia, per Papa Francesco, la credibilità di questa riconciliazione è messa a rischio proprio dal fatto che gli stessi cristiani non sono riconciliati.

Prima di leggere il messaggio di Papa Francesco, il Cardinale Koch ha pronunciato un breve discorso, mettendo in luce come “sebbene la Chiesa Cattolica non sia membro del Consiglio Ecumenico delle Chiese, dal tempo del Concilio Vaticano II una multiforme collaborazione si è sviluppata tra le due entità”, e così “cattolici nominati in via ufficiale dalla Santa Sede sono membri attivi di diverse commissioni della CEC, inclusa la commissione Fede e Ordine, la Commissione sulla Missione del Mondo e l’Evangelismo, la Commissione sull’Educazione e la Formazione Ecumenica”, mentre c’è collaborazione a livello di vari dicasteri della Curia romana.

Il Cardinale ha anche notato che le visite di Paolo VI nel 1969, di Giovanni Paolo II nel 1984 e di Papa Francesco nel 2018 sono stati “momenti speciali nella storia delle relazioni tra la Chiesa Cattolica e il Consiglio mondiale delle Chiese”.

Come detto, si arrivava all’assemblea a seguito della pubblicazione del X rapporto del Gruppo Misto di lavoro tra la Chiesa Cattolica e il Consiglio Ecumenico delle Chiese, terminando così il mandato di 8 anni del Gruppo.

Titolo del rapporto è “Camminare, pregare e lavorare insieme: un pellegrinaggio ecumenico”, ed è ispirato al tema della visita di Papa Francesco al quartier generale CEC nel 2018, ma anche all’enfasi della CEC sul pellegrinaggio della giustizia e della pace a partire dalla sua X assemblea che si è tenuta a Busan nel 2013.

“Il Rapporto – scrive il Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani - riflette su come l’importanza attribuita al pellegrinaggio abbia aiutato i due partner a rafforzare la loro collaborazione in un momento in cui le Chiese si trovavano davanti a nuove sfide dovute alla crisi generata dal COVID-19 e ai violenti conflitti che hanno segnato molte parti del mondo. Esso mostra che camminare insieme, nella preghiera e nella vita concreta, è una condizione indispensabile se vogliamo avvicinarci sempre più alla meta dell’unità visibile”.

Con il rapporto, pubblicati due documenti di studio. Il primo è “La pace è un tesoro per tutti: una riflessione ecumenica sul consolidamento della pace in situazioni di conflitto e violenza”, e si sofferma sul ruolo della religione, della cultura e del dialogo nella costruzione della pace, dando suggerimenti concreti su come le Chiese possano collaborare per risolvere i conflitti e promuovere la pace.

Il secondo documento è “Migranti e rifugiati: sfide e opportunità ecumeniche”, e guarda alla migrazione moderna con una prospettiva pastorale.

Ti potrebbe interessare