Europa, l’attacco mosso ai gruppi che si oppongono all’aborto come diritto umano

Nei giorni precedenti il voto su rapporto Matic, un altro rapporto, chiamato “La punta dell’Iceberg”, fa nomi e cognomi di associazioni, gruppi parlamentari che combattono l’idea dell’aborto come diritto umano

Il Parlamento Europeo a Bruxelles
Foto: AG / ACI Group
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Non solo il dibattito parlamentare. Mentre si prepara la discussione del “Rapporto Matic” sui diritti sessuali e riproduttivi, che se approvato accetterebbe l’idea dell’aborto come “diritto umano”, una lobby che sostiene l’ideologia dietro il rapporto ha pubblicato uno studio, chiamato La punta dell’iceberg, in cui punta il dito, facendo nomi e cognomi, contro tutte le organizzazioni che invece si impegnano a sostenere il diritto alla vita, etichettate come “estremisti religiosi” e messe sotto accusa anche per la loro raccolta fondi.

È il frutto di una guerra ibrida che si combatte dietro la promozione dei cosiddetti nuovi diritti. Su questi, non c’è riconoscimento internazionale, e in realtà la pratica prevede che ogni Stato, sui temi della vita, deve legiferare da sé, secondo il principio di sussidiarietà. Ma non la pensano così le lobby abortiste, che – tra l’altro – hanno loro stesse pratiche di raccolte fondi, tra l’altro infinitamente più remunerative di quelle dei gruppi anti-aborto che attaccano.

La punta dell’iceberg” è stato redatto dal Forum Parlamentare Europeo per i Diritti Sessuali e Riproduttivi (EPF l’acronimo secondo la denominazione ufficiale in inglese), che ha lo scopo proprio di promuovere il riconoscimento dell’aborto come un “diritto umano”. Si tratta di una inchiesta su “Finanziatori Estremisti religiosi contro i Diritti Umani per la Sessualità e la Salute Riproduttiva in Europa dal 2009 al 2018” ed ha proprio l’intenzione di influenzare il voto sul rapporto Matic. Un rapporto, tra l’altro, fortemente criticato anche dalla Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Unione Europea (COMECE) e dal suo presidente, il Cardinale Jean Claude Hollerich.

Il documento porta la firma di Neil Datta, segretario dell’EPF, e ha l’obiettivo di mostrare “54 finanziatori anti-gender attivi in Europa così come i principali canali attraverso i quali gli estremisti religiosi generano fondi e come circolano”. Ne viene fuori – sottolinea il documento – “una comunità transnazionale di estremisti religiosi con gli stesi punti di vista e attori di estrema destra correlati che fanno decisioni di finanziamento strategico attraverso i confini internazionali”. La denuncia è che sono state spese per queste attività più di 700 milioni di dollari, provenienti prevalentemente da Russia e Stati Uniti.

È un lungo documento, che punta il dito anche sulla Santa Sede, su cardinali europei come il Cardinale Christoph Schönborn, sulla COMECE, su varie organizzazioni come la FAFCE, i Cavalieri di Colombo, i Legionari di Cristo, l’Opus Dei, la Fondazione Lejeune, il Movimento per la Vita, in un misto tra organizzazioni religiose, ONG e associazioni che suona come un atto di accusa senza fondamento, e che non tiene conto delle specificità di ogni attività. Tra l’altro, come se fosse un crimine attivarsi per sostenere dei valori in cui si crede: non fa lo stesso l’EPF con queste costose indagini e pubblicazioni?

In effetti, tra i finanziatori dell’EPF ci sono la Bill e Melinda Gates Foundation, l’Open Society Foundation di George Soros, l’IPPF, la MacArthur Foundation, la Summit Foundation, la Hewlett Foundation e persino la Commissione Europea.

Il Centro Europeo per la Legge e la Giustizia, con base a Strasburgo, mette in luce come, alla fine, quello che colpisce di più è la calendarizzazione della pubblicazione, proprio mentre entra in discussione il Rapporto Matic.

L’EPF ha anche proposto un emendamento che chiederebbe a tutte le organizzazioni pro vita di essere incluse nel Registro di Trasparenza UE. Un passo che rappresenterebbe la prima “lista nera” certificata di organizzazioni cristiane e di ritti umani nell’Unione Europea.

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