Fate quello che vi dirà. II Domenica del Tempo Ordinario

Il commento al Vangelo domenicale di S.E. Monsignor Francesco Cavina

Le nozze di Cana
Foto: pubblico dominio
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Il Vangelo di questa domenica ci presenta il miracolo delle Nozze di Cana. Si tratta di un episodio che, come il Battesimo al Giordano, manifesta l’identità di Gesù. Ma mentre al Giordano è il Padre che rivela che Cristo è il figlio amato, nelle nozze di Cana è Cristo stesso che mostra la sua “gloria”. Questo temine, ricco di significato, nel Vangelo di Giovanni ricorre in diverse occasioni. L’evangelista lo utilizza per dirci che nell’umanità di Cristo, nella sua carne, nei gesti, nei miracoli, nelle sue parole si manifesta il volto amoroso di Dio che vuole salvare l’uomo. All’apostolo Filippo che gli chiederà: “Mostraci il Padre”, Gesù risponde: “Filippo chi ha visto me ha visto il Padre”.

A Cana Cristo ha rivelato la “sua gloria” di Figlio di Dio su richiesta di Sua Madre. Nel testo sembra quasi che Gesù voglia negare a Maria quanto Ella chiede. In realtà, la Madonna, poichè conosce bene il cuore di suo Figlio, si comporta come se la sua richiesta fosse già stata accolta: Fate quello che vi dirà, dice ai servi.  E così la festa di nozze è salva! Questo fatto ci porta a riconoscere che Maria è la Madre che presenta al suo divina Figlio tutte le nostre necessità materiali e spirituali. Sant'Alfonso Maria de Liguori si chiede per quale motivo le preghiere di Maria hanno tanta efficacia presso Dio. E si dà questa risposta “Le preghiere dei Santi sono preghiere dei servi, le preghiere di Maria sono preghiere di Madre…per cui esse hanno una certa ragion di comando presso Gesù Cristo che  tanto l’ama”. In altre parole, Maria si pone tra suo Figlio e noi non come un’estranea, ma nella sua posizione di Madre sua e Madre nostra, consapevole che come tale può - anzi “ha il diritto” - di fare presente al Figlio i bisogni degli uomini. Quindi a lei possiamo rivolgerci con fiducia e speranza.

Il Vangelo ci ha ricordato che Gesù, per l’intercessione di Maria, trasforma l’acqua in buon vino. Realizza ciò che umanamente è impossibile. Il miracolo ci ricorda che il Signore è capace di andare oltre, di realizzare l’impensabile. Egli  avrebbe potuto compiere il miracolo anche con le giare vuote, ma ha voluto la cooperazione degli uomini. Il Signore è venuto nel mondo per offrirci il bene della salvezza, per svelarci che la nostra vita ha un senso, una meta, un porto sicuro dove approdare: Dio. Ma desidera la nostra collaborazione, richiede una risposta attiva da parte nostra. Ha scritto Sant’Agostino, “Dio, che ti ha creato senza di te, non può salvarti senza di te”. Possiamo, dunque, dire che nell’opera della nostra salvezza non fa tutto Dio, non fa tutto l’uomo. Essa nasce dall’abbraccio fra l’iniziativa del Signore e la nostra risposta perchè Dio e l’uomo non sono concorrenti. L’opera che viene chiesta all’uomo è la fede, la quale non è solo una questione di intelligenza o di un’adesione astratta all’ insegnamento di Gesù, ma è slancio del cuore, è fiducia, è adesione a Lui. Perchè non si crede ad una cosa o a una dottrina ma ad una Persona, la persona di Cristo, vero Dio e vero Uomo.

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