Finanza vaticana: le tre chiavi di lettura del rapporto AIF 2016

Tommaso Di Ruzza, direttore dell'AIF, e René Bruelhart, presidente
Foto: Daniel Ibanez / ACI Group
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Meno segnalazioni di attività sospette, ma di maggiore qualità, con un incremento delle segnalazioni anche da parte dei dicasteri vaticani. Maggiore consolidamento del quadro di regole. E una sempre più rafforzata cooperazione internazionale. Sono questi i tre elementi chiave del quinto rapporto dell’Autorità di Informazione Finanziaria Vaticana.

Quello della trasparenza finanziaria vaticana è – dunque - un percorso che continua in maniera regolare, con i progressivi aggiustamenti necessari ad aggiornare e mettere a punto il sistema che ormai funzionano a regime.

Ma a cosa serve la finanza vaticana? È una finanza costruita per “fornire servizi” alla Santa Sede e alla Chiesa Cattolica, con una “proiezione internazionale” che include “quelle aree e regini talvolta critiche nelle quali a maggior ragione è presente la Chiesa con la sua attività pastorale e umanitaria”. Lo sottolinea Tommaso Di Ruzza, direttore dell’Autorità di Informazione Finanziaria, nell’introduzione del rapporto 2017 dell’Autorità.

Spiega il direttore Di Ruzza nella conferenza stampa di presentazione - dedicata al Cardinale Attilio Nicora, primo presidente dell'AIF, recentemente scomparso - che "una delle chiavi di azione dell’AIF a livello internazionale" è quella di "proteggere lo IOR, vale a dire seguire le sue attività in aree in cui c’è una esposizione critica, considerando che la Chiesa cattolica opera in aree critiche, dove c’è bisogno di una maggiore collaborazione con le autorità competenti".

Le particolarità dell’economia vaticana sono, tra l’altro, spiegate nel rapporto. Lo Stato di Città del Vaticano non ha “né libero mercato” né “attività di natura privatistica”. C’è un settore “di natura pubblica e de facto chiuso”, in cui non esiste “né un mercato finanziario, né strutture di negazione organizzate”; non vi vengono emessi “strumenti di debito pubblico, strumenti di capitale, titoli o strumenti associati”; non ha enti di natura assicurati né fiduciarie e società di investimento; non ha filiali, succursali e uffici di nessun soggetto finanziario estero.

C’è un solo ente direttamente sottoposto a vigilanza da parte dell’AIF, ed è l’Istituto per le Opere di Religione. Questo – detto in maniera scorretta “banca vaticana” – “non è aperto ad un pubblico generico” e fornisce servizi a vari enti della Chiesa cattolica nonché a dipendenti vaticani in attività o in pensione.

Divisa nella sezione di vigilanza e di intelligence, l’AIF – questo è il suo acronimo – è stata istituita con un motu proprio di Benedetto XVI nel 2010. Al settimo anno di vita, grazie ad un quadro giuridico sempre più rafforzato nel corso degli anni, l’AIF si configura come una autorità che sta consolidando sempre più il proprio sistema di vigilanza e allargando la cooperazione internazionale.

Ecco allora i tre elementi chiave del rapporto.

Prima di tutto, il consolidamento del quadro di regole. In quest’ultimo anno, l’AIF ha emanato tre circolari: uno sui criteri contabili che gli organismi della Santa Sede devono seguire, un’altra su Statistiche Monetarie e Finanziarie che svolgono professionalmente attività di natura finanziaria e su I tassi di interesse applicati dagli enti che svolgono attività di natura finanziaria, che servono ad avere un monitoraggio sempre più puntuale della stabilità finanziaria degli enti.

È questa la funzione di “vigilanza prudenziale”, che è stata attribuita all’AIF con il motu proprio dell’8 agosto 2013 poi confermato nella legge n. XVIII del 2013, che consiste nella valutazione, da parte dell’AIF, se un investimento/operazione finanziaria di un ente della Santa Sede è “prudente”, ovvero in modo da essere sempre solvibile. Il direttore Di Ruzza sottolinea anche che “sempre a fini prudenziali, l’AIF ha rivolto una particolare attenzione al monitoraggio del rispetto dei requisiti patrimoniali e dei criteri di allocazione con il patrimonio”. 

Fa parte della vigilanza prudenziale, ad esempio, la disposizione in base alla quale il capitale dell’ente vigilato e non possa essere ridotto o distribuito. Gli investimenti – ha inoltre disposto l’AIF – devono essere fatte su obbligazioni con merito di credito elevato (ovvero con alto grado di affidabilità) emesse da enti sovranazionali e da governi stranieri.

Tra i compiti dell’AIF, c’è anche la valutazione generale dei rischi di riciclaggio e finanziamento del terrorismo. Il progetto per il cosiddetto risk assesment di Santa Sede e Stato di Città del Vaticano si è basato sulla metodologia della Banca Mondiale. L’AIF coordina il progetto, in qualità di membro del Comitato di Sicurezza Finanziaria, che la Santa Sede ha istituito già nel 2013.

Qualche cifra. Sul piano della vigilanza, l’AIF è chiamato a raccogliere le segnalazioni di attività sospette. Nel 2015 c’era stato un picco, con 544 segnalazioni di attività sospette – picco che riguarda, tra gli altri fattori, anche la conclusione del programma di revisione di tutti i rapporti avviato dall’Istituto delle Opere di Religione, che “ha implicato segnalazioni in merito all’adeguata verifica rafforzata e alla chiusura di un rilevante numero di rapporti”. Il processo di revisione dei rapporti ha portato alla chiusura di una stima di 4935 rapporti.

Quest’anno, le segnalazioni sono state 207, ma sono qualitativamente migliori. Il sistema, insomma, comincia a funzionare davvero: si è smesso di segnalare anche ciò che non si sarebbe dovuto segnalare, ma viene inviato all’AIF solo quanto è davvero meritevole di una verifica.

Dopo aver verificato le segnalazioni, l’AIF inoltra eventualmente dei rapporti all’Ufficio del Promotore di Giustizia presso il Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, che da quest’anno – è stato spiegato all’inaugurazione dell’anno giudiziario - ha anche una sezione dedicata direttamente ai reati finanziari: nel 2016, l’AIF ha inoltrato 22 segnalazioni, mentre erano 17 nel 2015. Di questi, ci sono 4 fascicoli aperti e due rinvii a giudizio, secondo quanto segnalato dal Promotore di Giustizia Piero Milano sempre all'apertura dell'Anno Giudiziario Vaticano.

Queste segnalazioni riguardano possibili reati di truffa, la grave evasione fiscale, l’appropriazione indebita e la corruzione”, e quasi tutti riguardano cittadini esteri per condotte tenute in giurisdizioni estere – il che significa che coinvolge anche cittadini italiani per condotte tenute in giurisdizioni italiane.

Terzo: la cooperazione internazionale. Non si tratta solo di guardare al numero dei rapporti stabiliti, ma anche al fatto che l’AIF sia parte attiva in molti scambi di informazioni.

Sottolinea René Bruelhard, presidente dell'AIF:  “La cooperazione internazionale è condizione preliminare per contrastare i crimini finanziari ed il Vaticano è pienamente impegnato su questo fronte. Nel 2016 l’AIF ha registrato un incremento significativo della cooperazione bilaterale con le autorità competenti di altre giurisdizioni e continuerà ad essere un partner attivo per combattere le attività finanziarie illecite a livello globale”.

Nell’ultimo anno, l’AIF ha siglato protocolli di intesa con le autorità di vigilanza di Brasile, Polonia e Italia. In particolare, l’accordo con la Banca d’Italia segnala come il rapporto con l’Italia sia ormai perfettamente consolidato sia a livello multilaterale che bilaterale.

Al di là comunque dei protocolli di intesa, l’AIF è membro (e partecipa attivamente alle riunioni) del Gruppo Egmont, che riunisce le unità di informazione finanziaria di 152 Paesi nel mondo con lo scopo di migliorare la cooperazione nella lotta al riciclaggio e al finanziamento al terrorismo.

L’AIF ha un rapporto di collaborazione sia con autorità di vigilanza estere che con autorità di informazione finanziaria. Lo scambio di informazioni si è mantenuto pressoché sul trend dell’anno precedente per quanto riguarda i casi di vigilanza (sono stati 11 nel 2016, a fronte di 12 nel 2015), mentre sono aumentati gli scambi di informazione a livello di intelligence: nel 2016, c’è stato un picco di 837 scambi di informazioni, in 721 occasioni sollecitati dallo stesso AIF. I casi, infatti, coinvolgono diversi enti e giurisdizioni estere.

Altre cifre: nel 2016 l’AIF ha disposto 4 sospensioni di transazioni e opearzioni (per un totale di 2.113.838,55 euro) e un blocco preventivo (per un totale di 1.550.199,45 euro).

Infine, i dati sul trasporto transfrontaliero. Per legge, chiunque porti fuori e dentro lo Stato di Città del Vaticano più di 10 mila euro in contanti o beni, deve rilasciare una dichiarazione scritta che viene inoltrata entro 24 ore all’AIF.

Nel 2016, sono state raccolte 380 dichiarazioni in entrata per un totale di 9.642.657,58 Euro (rispetto alle 367 dichiarazioni in entrata per un totale di 9.697.570,61 Euro nel 2015) e 1.357 dichiarazioni in uscita per un totale di 23.956.122,58 Euro (rispetto alle 1.196 dichiarazioni in uscita per un totale di 24.122.412,23 Euro nel 2015).

“I dati – si legge nel rapporto - mostrano una progressiva diminuzione e stabilizzazione del trasporto transfrontaliero di denaro contante, sia in entrata che in uscita. La situazione conferma la tendenza registrata nel periodo 2013- 2015, a seguito del consolidamento del quadro istituzionale e giuridico interno dello Stato e del rafforzamento dei controlli e del monitoraggio dei flussi di denaro contante”.

Spiega Di Ruzza: "Sulle dichiarazioni transfrontaliere, c’è stata una tendenziale stabilizzazione, e questo significa che non solo ci sono controlli, ma anche servizi più funzionali alle esigenze dei soggetti". 

Il rapporto AIF 2017 certifica così come la terza fase della trasparenza finanziaria vaticana sia ormai entrata a regime.

La prima fase era quella dell’assunzione di responsabilità, segnata dalla Convenzione Monetaria siglata con l’Unione Europea nel 2009 e dal successivo Motu Proprio di Benedetto XVI e alla legge CXXVII sull’Antiriciclaggio. Poi c’è stata l’epoca di messa a punto del sistema, con le successive riforme della legge che hanno ricevuto la valutazione generalmente positiva di MONEYVAL, il Comitato del Consiglio d’Europa che valuta i sistemi di trasparenza finanziaria dei Paesi che si sottopongono al processo di valutazione. Quindi, il sistema è stato ulteriormente migliorato, con la nuova legge XVIII nel 2013. E ora siamo nel pieno della terza fase, quella in cui il sistema funziona davvero.

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