Francesco e i suoi predecessori, un simposio tra storici e giornalisti

Una foto storica
Foto: pd
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Una giornata intera per parlare del Papa, o meglio dei Papi, e in un contesto inatteso. Il Reale istituto neerlandese di Roma diretto da Harald Hendrix, ha ospitato un simposio internazionale dedicato a Francesco e ai suoi predecessori. Una giornata di confronto e riflessione tra storici con l’apporto della testimonianza dei  media.

A promuovere la giornata il professore Frans Willem Lantink della università di Utrecht in Olanda, storico della Chiesa che ha curato la pubblicazione di un volume che raccoglie diversi saggi sulla storia del Papato. Il testo per ora è solo in olandese, anche per questo è nata l’idea di parlare dei Papi moderni a Roma e in italiano.

Così  monsignor Gilfredo Marengo, che insegna antropologia teologica al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II ha messo in evidenza il rapporto tra Giovanni Paolo II e Francesco con una sottolineatura sul “fallimento pastorale” del post 1989. Caduto il muro sembra che fosse caduta anche la tensione etica che portava l’Europa alla fede. Francesco oggi avrebbe recuperato invece quella capacità missionaria ed evangelizzatrice che si basa non tanto su un modello da perseguire, ma sulla presa di coscienza della realtà.

É stato Fulvio de Giorgi, professore alla Università di Modena e Reggio Emilia, a tratteggiare quanto di montiniano c’è in Bergoglio. Immediato il riferimento alla Populorum progessio e a due altri documenti. La Evangelii nuntiandi e la Gaudete in Domino sono citate fin nel titolo della Evangelii guadium di Francesco. Il Papa argentino è idelmente molto legato al pensiero di Papa Montini, sostiene de Giorgi che ha citato molti dei discorsi di Papa Francesco a cominciare dalla omelia per la beatificazione di Paolo VI.

Lantink ha raccontato il rapporto tra Francesco e Giovanni XXIII tutto basato sul Concilio e la sua ricezione. Il primo Papa che non ha vissuto il Concilio, che raramente lo cita, ma che spesso fa riferimento a quei temi che scossero la vita della Chiesa all’inizio degli anni ’60.

E proprio del Concilio Vaticano II ha parlato il professor Philippe Chenaux, docente della Università del Laterano, storico della Chiesa, che ha ripercorso come ogni Papa abbia vissuto e gestito il rapporto con il Concilio.

É stato un olandese della università di Nijmegen a parlare del rapporto tra Benedetto XVI e Francesco. Molti i luoghi comuni nella relazione assolutamente poco adatti ad un intervento di uno storico. Interessante però per capire come e quanto i media influenzino il pensiero e la stessa storia come ho ricordato personalmente in qualità di relatrice al Simposio.

Il tema del rapporto stampa e Papato è antico, e risale ai primissimi tempi della stampa, ma ha avuto  una impennata con Giovanni Paolo II. A fine anni ’70 ci si chiedeva se il fenomeno Wojtyla fosse alimentato dalla stampa o viceversa. Temi molto simili a quelli che si pongono oggi nella vicenda mediatica di Francesco, protagonista di copertine e prime pagine, icona pop più che maestro di fede nell’immaginario di molti. Ma a bene vedere Papa Francesco è ben più legato agli insegnamenti della Tradizione di quanto molti ritengano. E lo dimostra lui stesso mettendo in evidenza ad esempio la importanza della confessione sacramentale ( lui stesso si fa confessare per primo) e parlando della adorazione eucaristica.

Ma per alcuni media è più facile leggere i segni esteriori e manipolarli a proprio uso e consumo piuttosto che ammettere che la “riforma” che Francesco indica è quella “conversione” di cui parlava  già Ignazio.

La giornata è stata introdotta anche dal saluto dell’ Ambasciatore dei Paesi Bassi presso la Santa Sede il principe Jaime di Borbone Parma.

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