Gallagher: la libertà religiosa non è liberalismo

L'arcivescovo P.R. Gallegher
Foto: wikipedia
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Ormai “anche in Europa si nota una crescita inquietante di forme di intolleranza e di episodi di discriminazione nei confronti dei cristiani”. A ricordarlo è stato monsignor Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati, che ha aperto alla Università Cattolica di Milano un convengo  sul tema: “Dalla Cristiada alle sfide dell’attualità. Il cammino della libertà religiosa” organizzato dall’Ateneo e dall’Universidad Panamericana.

L’arcivescovo ha riletto nella sua prolusione l’impegno della Santa Sede per la difesa della libertà religiosa. Un cammino che da Pio IX ad oggi vive oggi un momento di necessario impegno perché oggi “il rispetto per la libertà religiosa viene sovente compromesso, con un preoccupante peggioramento delle condizioni di tale libertà fondamentale, che in diversi casi ha raggiunto il grado di una persecuzione aperta, in cui sempre più spesso i cristiani sono le prime vittime, benché non le sole”.

Gallagher ha ricordato che nel gennaio 2015, l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa ha approvato una Risoluzione sul tema della intolleranza e la discriminazione in Europa, in particolare verso i Cristiani che invita  “gli Stati membri a prendere adeguate misure per assicurare che ad ogni persona in Europa sia accordata la protezione effettiva della libertà di religione”.

Ma la questione che resta aperta è comunque cosa si intenda effettivamente per libertà religiosa in una società, che non va confusa con “libertà di culto”.

Ecco perché tutto nasce dall’idea stessa di libertà una questione  che “soggiace alla questione della libertà religiosa. Risulta così evidente che il concetto cattolico di libertà non collima affatto con quello liberale. Infatti, non a caso nel primo Concistoro di Leone XIII viene creato Cardinale il teologo e filosofo John Henry Newman, che si oppose già da anglicano alla società liberale: lotta al liberalismo quale principio antidogmatico. Si tratta di impostazione filosofica e teologica, in cui l’errore non è ammissibile, dove non è concepibile una equiparazione tra verità ed errore”.

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