Gesù propone un amore rivoluzionario. VII Domenica del Tempo Ordinario

Gesù e i discepoli
Foto: pubblico dominio
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Nel brano di Vangelo di oggi, Gesù ci dice quale atteggiamento devono avere i suoi amici con gli altri. Egli pone alla base di ogni relazione l’amore. La parola “amore” è la più inflazionata e utilizzata al mondo, eppure l’esperienza ci insegna che amare è terribilmente difficile, arduo. Il modo “normale” di amare consiste nel volere bene a coloro che ci amano e ci fanno del bene. Non è questo quello che viene chiesto ai cristiani, a coloro, cioè, che scelgono di seguire Gesù.

Gesù propone ai suoi discepoli un modo rivoluzionario e assolutamente originale di praticare l’amore: amare come ha amato Lui, il quale ha fatto del bene a chi lo odiava, ha benedetto chi lo malediceva, ha pregato per coloro che lo maltrattavano, ha perdonato coloro che lo uccidevano. La caratteristica del suo amore, dunque, è la gratuità e l’universalità, che comporta di amare senza attendere il contraccambio ed amare tutti, senza frontiere e senza limiti.

L’uomo senza Cristo è ben lontano da questo progetto di Dio. Fino a Gesù l’umanità rispondeva alla violenza con la violenza, all’odio con l’odio, pregava contro i nemici. I cristiani sono chiamati a rispondere all’odio e alla violenza con l’amore e ad amare l’altro senza che lo questi se lo meriti, come nel caso del nemico.

Il discepolo di Gesù in tale modo vive l’insegnamento di Gesù e imita il “Padre nostro celeste” il quale ci ama anche se noi, a causa del peccato, siamo ben poco amabili ai suoi occhi. Cristo con la sua vita ci svela il vero volto di Dio e la Sua natura intima: la misericordia, la quale può essere descritta come l’amore ostinato, che non disarma neppure davanti al tradimento e fa trionfare il bene sul male.

Dio perdona, non condanna nessuno e ci chiede di imitarlo. Anzi giunge al punto di affermare che il giudizio su noi stessi è, per così dire, messo nelle nostre stesse mani: con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi in cambio. La rivelazione di Dio come misericordia non significa che Egli accetta il male o che il male gli è indifferente. Non c’è nulla in comune tra Dio e il peccato, l’ingiustizia, la tortura, l’egoismo, la violenza…Anzi coloro che commettono queste cose e non si pentono non avranno “parte con Lui”.

Solo da Gesù riceviamo la possibilità di amare i nemici. La preghiera, la partecipazione alla Santa Messa, la confessione sono i grandi mezzi che abbiamo perché i sentimenti di Cristo diventino i nostri. Egli attraverso l’azione della Grazia e la presenza del suo Spirito crea un cuore nuovo capace di vedere il nemico alla luce del mistero di Dio.

Scrive s. Ambrogio che Cristo a quanti gli “preparavano la croce rispondeva donando salvezza e amore. E tuttavia, poiché anche l’impegno nel bene si allenta se non riceve ricompensa, egli ci diede l’esempio e ci promise il premio dal cielo garantendo che i suoi imitatori sarebbero diventati figli di Dio”.

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