Giornata della Memoria, un diario e una riflessione perché non succeda mai più

Le copertine dei libri
Foto: ETS/ San Paolo
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Nella Giornata della Memoria l’invito al ricordo passa attraverso le pagine di due libri appena arrivati in libreria.

Il primo è un diario di vita, ha la prefazione della neo senatrice a vita Liliana Segre e sono pagine che commuovono per la semplicità e la immediatezza:“Siamo qui, siamo vivi. Il diario inedito di Alfredo Sarano e della famiglia scampati alla Shoah”.Edizioni San Paolo.

E’ il diario di Alfredo Sarano, fogli ormai ingialliti custoditi dalle figlie Matilde, Vittoria e Miriam, un racconto che si avvicina ai famosi Diari di Anna Frank o di  Etty Hillesum. “Leggendo le memorie di Alfredo Sarano- scrive Segre-  ho provato un grande interesse storico, morale ma anche sorprendentemente intimo e familiare. Molto interessanti tutte le vicende della mia Milano alla vigilia delle leggi razziali, vissute nel cuore della Comunità ebraica”. Ecco il racconto è questo. Pagine sparse vissute dal “dentro” che  Roberto Mazzoli  ha rimesso in ordine pazientemente insieme alle figlie di Alfredo Sarano.”

Il suo diario- scrive Mazzoli- non era una semplice narrazione di avvenimenti ma, per la sua formazione personale e per il suo ruolo all’interno della Comunità ebraica di Milano, si trattava di una testimonianza dall’enorme valore storico. Una fonte autorevole

e inedita su fatti determinanti, ma ancor oggi sconosciuti, degli anni delle persecuzioni razziali in Italia”.

Basta sfogliare qualche pagina per capirne la profonda autenticità. Ecco la preparazione di Pesah del 7 aprile 1944.

“Sul calendario olandese che avevamo in cucina segnai, con l’aiuto di mia mamma che fece i calcoli, le varie festività ebraiche: Kippur, Hanuccà, Tishà-Beav, Purim, Pesach. Feci dei segni convenzionali in modo che se il calendario cadeva in mani estranee non si rendessero conto che erano state segnate le feste ebraiche. All’approssimarsi di Pesach, cominciammo a pensare come si poteva celebrare la festa seguendo le norme del nostro rito. Il primo problema da risolvere era quello di preparare le azzime per non mangiare Hametz. Fu risolto brillantemente perché dei cinque quintali di grano che avevamo di riserva ne togliemmo mezzo e cominciammo un po’ alla volta a mondarlo. Fu un lavoro lungo e paziente che ci diede alla fine la soddisfazione di vedere un grano bello e pulito....”.

E ancora “Preparati le azzime, il Harosset, il Korban Pesach, l’uovo, l’erba amara, l’appio, l’aceto ed il vino, tutto era pronto per fare il Seder. Mancava la Agadà24. Tra i libri che mi ero portato appresso c’era un mahasor dei Shalosh Regalim per le tre feste, ad uso dei sefarditi nel quale si trovava anche la Agadà alla quale mancavano alcune pagine in principio fino ad Avadim Ainu le Parò.

I soldati tedeschi non avevano ancora cominciato a transitare per quella regione, i contadini del vicinato, dopo essere venuti per intrattenersi con noi, si erano già ritirati nelle loro case. Eravamo soli. Cominciai a dire la Agadà recitandola a memoria, aiutato da mia madre che se la ricordava parola per parola. Ogni anno era il babbo che leggeva la Agadà e dirigeva tutto lo svolgimento del Seder. Quella sera, per la prima volta fui io a prendere temporaneamente il suo posto a causa della sua incarcerazione a Parma. Sentimmo molto la sua mancanza e pregammo per la sua liberazione”.

Il libro si conclude con le parole delle tre figlie di Sarano: “Molti dei fatti ricordati in queste memorie sono sconosciuti e molti sono caduti nell’oblio. La pubblicazione di questo libro, a ridosso dell’anno in cui la Comunità ebraica di Milano festeggia il suo centocinquantesimo anniversario, ci sembra anch’essa predestinata e caduta a pennello”.

Il secondo libro da tenere in mano in questo 27 gennaio raccoglie le foto di una mostra “Shoah - Conoscere per non dimenticare” Edizioni Terra Santa. Nella prefazione Bruno Segre Bruno Segre, che dal 1991 al 2007 ha presieduto l’Associazione italiana Amici di Neve Shalom/Wahat al-Salam e fino al 2011 ha diretto il periodico di cultura ebraica Keshet, scrive:  “Perché conservare e trasmettere la memoria? A oltre sette decenni di distanza dalla Shoah, che cosa possono ancora insegnare quei misfatti ai giovani d’oggi?” 

Il volume realizzato da Francesca Cosi e Alessandra Repossi, si articola in quattro sezioni: le origini della Shoah, gli Ebrei di fronte alla Shoah, la vita nel campo di concentramento, dalla liberazione ad oggi e si conclude con la domanda “cosa fare oggi?”

Conclude Segre: “Se si intende evitare che la Shoah possa ripetersi o che venga emulata da nuovi mostri, occorre andare al di là della pura e semplice memoria dell’orrore e spingersi avanti sul terreno della riflessione, tentando di cogliere ogni aspetto della complessa situazione socio-culturale e storica della quale la Shoah fu l’orribile espressione. È allora necessario, in particolare, sforzarsi di educare le giovani generazioni a leggere la storia, a comprenderne criticamente la complessità e a mostrarsi pronte, in ogni evenienza, a prevenire e a impedire. Il problema, in sostanza, è quello di conciliare il compito morale di evitare che il passato cada nell’oblio con l’impegno a operare perché le nuove generazioni si possano costruire un futuro vivibile e decente, da condividere responsabilmente e fraternamente con tutti i gli degli uomini”.

 

Roberto Mazzoli (a cura di), Siamo qui, siamo vivi. Il diario inedito di Alfredo Sarano e della famiglia scampati alla Shoah, Edizioni San Paolo 2017, pp. 194, euro 17,00.

 

Shoah - Conoscere per non dimenticare Edizioni Terra Santa, Milano 2018  pp 64  10,00 €

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