I militari italiani celebrano il Patrono San Giovanni XXIII con la messa a San Pietro

La messa dell' Esercito italiano per il Patrono San Giovanni XXIII
Foto: Ordinariato militare
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“Il pensiero che anche quaggiù come davanti al Signore ciò che vale veramente e soprattutto, non è la forza delle spade o dei cannoni, la forza di ciò che è materia, è peso, ma la forza della giustizia innanzi al cielo ed alla terra, la forza del diritto, e insieme della umana e divina fraternità degli uomini, il senso dell’onore. In queste cose sta il progresso verace degli individui e delle nazioni”.

Sono parole del giovane cappellano militare Roncalli per il Te Deum dei soldati per la fine della guerra, riportata sul Giornale “L’Eco di Bergamo” nel novembre 1918.

Le ha ripetute ieri mattina il cardinale Segretario di Stato Parolin a circa 7000 militari che hanno affollato la Basilica di San Pietro. Occasione una messa in onore del loro patrono: Papa Giovanni XXIII.

“La pace è rimasta quasi come parola conclusiva del suo Pontificato e della sua esistenza- ha detto il cardinale- con l’Enciclica Pacem in Terris, un documento che non ha perduto nulla della sua importanza e della sua attualità”.

Con il cardinale Parolin hanno concelebrato l’ordinario militare per l’Italia, arcivescovo Santo Marcianò, e numerosi cappellani. Tra i moltissimi uomini e donne in uniforme che hanno partecipato al pellegrinaggio sulla tomba del Pontefice della Pacem in terris, i capi di stato maggiore dell’esercito e della difesa. Al rito erano presenti anche alcuni familiari di Roncalli.

Papa Giovanni ha avuto nel suo Magistero sempre una attenzione speciale per la ricerca della pace, ma “questo anelito di pace non è qualcosa di improvvisato” spiega Parolin, ha radici nella sua giovinezza.

Al cuore della pace, ha ripetuto il cardinale commentando le letture della messa, c’è l’uomo che deve scegliere la vita, tema attualissimo “in un tempo nel quale si diffonde la violenza, la paura dello straniero e l’abuso sui deboli, un’epoca che sembra assuefarsi agli attacchi nei confronti della vita più fragile, sia nel grembo materno che nel tempo della sofferenza e della malattia. È la vita umana il fondamento della pace” ha ripetuto il cardinale. La Dottrina Sociale della Chiesa, ha detto Parolin, spiega come “il diritto all’uso della forza per scopi di legittima difesa è associato al dovere di proteggere e aiutare le vittime innocenti che non possono difendersi dall’aggressione, quando tutti gli altri mezzi siano risultati inapplicabili”.

E la scelta dell’esercito italiano in “difesa della vita umana è ogni giorno sempre più ampia e necessaria in una realtà nazionale che giustamente chiede sicurezza, ma che è necessario eviti il rischio di ricadere in forme di intolleranza e nella paura, nel razzismo e nella xenofobia. Voi proteggete i cittadini attraverso il mantenimento dell’ordine e della sicurezza nelle città e nei paesi, nelle vicinanze di tanti luoghi ricchi di arte lungo la Penisola, nello svolgersi dei grandi eventi, con un servizio attento e competente, dal quale anche la Santa Sede e il Papa vengono custoditi. Voi poi proteggete in diversi modi anche i profughi che – che a causa di guerre e sottosviluppo - continuano ad arrivare da tante parti del mondo, salvando vite umane dal rifiuto, dalle lentezze burocratiche e dalla lacunosità degli accordi internazionali”.

Ci sono poi le Missioni internazionali, con rischi che spesso comportano il sacrificio della vita che si compiono con un “acuto senso del dovere” e un “servizio responsabile e coraggioso”.

Proteggere la vita quindi “dalla violenza e dall’odio, dallo sfruttamento, dalla guerra e dalla fame, dallo scarto e dall’indifferenza. Scegliere la vita significa operare per assicurare il bene inestimabile della giustizia e della pace, per far prevalere il debole sul prepotente, l’inerme sul violento e, se necessario, accettare di offrire la propria esistenza per difendere quella altrui”. Un impegno sostenuto proprio dal Patrono San Giovanni XXIII  che, spiega il cardinale Parolin “seppe unire l’amore della Patria all’amore della pace, seppe, a partire da un solido radicamento nella fede, coltivare l’arte del dialogo tra culture e religioni, seppe rivolgere attenzione e cura ad ogni piccola persona e nel contempo farsi ascoltare anche dai grandi e dai potenti della terra”.

Al termine della messa il segretario di Stato ha raggiunto l’altare dove sono conservate le spoglie del Papa e le ha incensate.

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