I Patti lateranensi, gli archivi vaticani sono aperti, ma nessuno li consulta

La mappa della Città del Vaticano nel 1929
Foto: Wikipedia
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L’ Anniversario dei Patti laternensi ieri non è stato proprio un evento particolarmente sentito in Italia e nemmeno in Vaticano.

Onore allora al mini convegno di grande qualità proposto dal Pontificio Comitato di scienze storiche che si è svolto nel Cimitero Teutonico in Vaticano. Sarebbe stato il caso di organizzare qualcosa di più, magari alla università lateraense.

Tra le relazioni, estremamente specialistiche una in particolare ha messo in evidenza i punti in comune e le differenze dagli altri concordati del tempo e nel pontificato di Pio XI.

Una curiosità. Dopo l’apertura degli archivi di quel Pontefice nessuno ha richiesto i documenti sui Patti.

Roberto Regoli che ne ha parlato propone alcune possibili cause: forse si pensa di sapere già tutto? Ma le pubblicazioni fino ad ora mancano dei testi degli archivi vaticani. O forse non si vogliono riaprire certe polemiche. O ancora si guarda più alla componente teologica che storico giuridica. Più importante l’idea stessa dell’accordo che il dettaglio del testo.

Pio XI ebbe una intensa politica concordataria e il modello si ritrova in quello della Polonia o forse della Lettonia o ancora in quello della Baviera del 1924.

Si sa che i concordati sono più facili con un unico sovrano o con un dittatore piuttosto che in uno stato democratico. Ma è pur vero che proprio in una situazione di autoritarismo serve un concordato ben dettagliato.

Significativi i temi centrali che Pio XI vedeva in tutti i concordati. Educazione nazionalità, lealtà allo stato. Temi che tornano in tutti i trattati dell’epoca.

Più specifici alcuni temi del testo per l’ Italia. A cominciare dall’impegno dell’ Italia a difendere gli ecclesiastici contro ogni violenza o attentato alla sicurezza e la situazione di Roma, con la sua sacralità che va sempre rispettata anche nelle scelte delle autorità civili.

Ampio spazio anche i temi della multilateralità che il professor Bonomo ha spiegato alla luce degli archivi della “ Società delle Nazioni” a Ginevra, con il passaggio alle Nazioni Unite.

Un tema più di altri è ancora in agenda: la quesitone dei luoghi santi e della loro gestione.

Il porfessor Matteo Nacci della Università lateranense ha ricordato i vari passi di avvicinamento

Ad esempio un decreto sulle opere pie criticato dal Vaticano che Mussolini chiede di cambiare per ridare il carattere cattolico che il regime liberale aveva voluto cancellare all’ Italia.

E poi l’effetto mediatico che vedeva i giornali francesi come scettici e a sorpresa gli inglesi positivi.

Il presidente del tribunale vaticano dalla Torre a ricordato alcune riflessioni sugli accordi di Villa Madama. Revisione profonda perché dettata dai cambiamenti della storia, così come sostanziale fu l’inserimento dei Patti nella Costituzione repubblicana.

La chiave di lettura è la collaborazione che divenne certa tra stato e Santa Sede grazie ai Patti.

E l’ Accordo d Villa Madama divenne modello per la epoca dei concordati di Giovanni Paolo II.

Il Cardinale Re ha concluso con un ricordo di Montini e De Gasperi molto negativi neo confronti dei Patti nel 29, che poi l’uno da Papa e l’altro da costituzinalista hanno capito bene che i Patti portavano alla Chiesa la vera libertà e quella sovranità che ha permesso alla Santa Sede una personalità sovrana e il rienserimento del Papato nel consesso delle nazioni.

 

 

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