Il Cardinal Sandri presiede la celebrazione della Memoria Liturgica di San Giovanni XXIII

Una preghiera speciale per la Siria dove il Prefetto delle Chiese Orientali si recherà a fine mese

La celebrazione presieduta dal Cardinale Sandri
Foto: CCO
Previous Next
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

“A San Giovanni XXIII, che come Legato Papale incoronò il simulacro della Vergine Maria ad Harissa, eleviamo una preghiera speciale, perché se si spengono le luci umane sull’amato Libano, cresca la fiamma della fede e della speranza del popolo del Paese dei Cedri, e venti di pace e ricostruzione soffino anche sulla vicina Siria, che alla fine del mese avrò la gioia di visitare”.

Lo ha detto questa mattina, presso l'altare ove sono custodite le reliquie di San Giovanni XXIII nella Basilica Vaticana, il Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, che ha presieduto la concelebrazione eucaristica nella memoria liturgica del Santo Pontefice. 

Con il cardinale hanno concelebrato i Vescovi Procuratori delle Chiese Patriarcali di Antiochia dei Maroniti, Rafic Warcha e di Antiochia dei Siri, Flaviano Rami Al Kabalan, padre Giuseppe Maggioni Presidente del Pontificio Comitato per i Congressi Eucaristici Internazionali, insieme a diversi Officiali della Segreteria di Stato e altri sacerdoti maroniti.

Intorno a questo altare - ha detto Sandri- portiamo anche tutti i luoghi e contesti che furono beneficati dal ministero del Santo Pontefice: la nativa e cara diocesi di Bergamo, la Francia, il Patriarcato di Venezia, ma consentitemi un ricordo particolare all’Oriente, di cui egli fu amico e padre non soltanto per le sue esperienze in Bulgaria, Turchia e Grecia, e ne è segno la presenza quest’oggi sull’altare con me di due Vescovi del Libano e della Siria”.

Il cardinale ha ricordato: “Papa Giovanni, che ha dovuto affrontare diverse sfide e incomprensioni anche del suo vivere ecclesiale, non si è mai scoraggiato, andando anzi sempre in più in profondità nella sua relazione con il Signore. Ne sono segno i suoi scritti, come il Giornale dell’Anima, che testimoniano un dialogo incessante iniziato dalla giovinezza e giunto fino alle soglie della casa del Padre: anche le indicazioni più concrete, i propositi e la regola di vita sempre aggiornata, sono ben lungi da un formalismo religioso, ma come dei paletti perché lo scorrere dei giorni non perda l’incontro con il Signore”.

Ed ha concluso: “Il Santo Pontefice scriveva nel 1925, nell’imminenza della sua consacrazione episcopale: “Oboedientia et Pax! Che il padre Cesare Baronio pronunciava tutti i giorni baciando in san Pietro il piede dell’Apostolo. Queste parole sono un po’ la mia storia e la mia vita. Oh, siano esse la glorificazione del mio povero nome nei secoli?”. Quasi cento anni dopo, possiamo dire che si, sono la sua eredità e il suo programma di vita che può essere anche il nostro. San Giovanni XXIII, prega per noi!”. 

Ti potrebbe interessare