Il Cardinale Parolin a Lourdes: "Dio non ci chiede di essere supereroi"

La Messa internazionale a Lourdes
Foto: Domenico Cinque
Previous Next
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

L’11 febbraio la Chiesa Cattolica ricorda la memoria liturgica della Madonna di Lourdes e celebra la Giornata Mondiale del Malato, giunta alla sua XXV edizione. Al santuario mariano francese, meta di centinaia di migliaia di ammalati, è giunto il Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin che stamane - in qualità di legato pontificio - ha presieduto la Messa internazionale nella Basilica di San Pio X.

“La 25^ giornata mondiale del malato, istituita da Giovanni Paolo II nel 1992, è una celebrazione è una grazia, per ricordare i tanti malati pellegrini, per cantare le lodi di Maria. Rendiamo grazie a Dio - ha detto nell’omelia il Cardinale Parolin - per chi qui trova sollievo e speranza. Pensiamo a chi beneficia della tenerezza di Dio attraverso le opere di misericordia. E come sottolinea il Papa: questa giornata offre attenzione speciale ai malati e ai sofferenti ed è occasione per esprimere vicinanza e preghiera a medici e infermieri e volontari impegnati per i malati”. 

“Il Papa - ha aggiunto il porporato - ci invita a stupirci per ciò che compie il Signore. Il Vangelo ci aiuta, a vincere le battaglie contro le paure che il tempo della malattia e il pensiero della morte generano in noi. Dio non ci chiede di essere supereroi, Dio ci chiede di dargli credito, di fidarci di lui, ci esorta a non aver paura perché si fa vicino a noi. Siamo importanti per Lui, è con noi che Lui condivide la sua vita. Lui è con noi. E’ una assunzione di responsabilità. i credenti rispondono: siamo con te. Questo dialogo impedisce alla paura di trovare terreno fertile. Maria ci si spinge a questo dialogo avendolo sperimentato.”

“L’eccomi di Maria - ha detto ancora il Segretario di Stato - non è proferito nel momento della malattia, della difficoltà, in realtà non è così. Luca ci dice che quell’eccomi prende forma tra molteplici esperienze problematiche. Nei momenti difficili ci troviamo abbandonati, privati delle abitudini quotidiane e diventati numeri e protocolli. L’ingresso di Maria nella famiglia di Davide l’ha portata in periferia, in un territorio lontano da ciò che dà sicurezza… Questo allontanamento ci dice molto del tempo della fragilità e della malattia, tempi di allontanamenti. Se oggi qui e ora Maria ci esorta a dialogare sull’eccomi, non lo fa da privilegiata ma da povera che sa cosa significa ciò che ruota nella malattia e nella fragilità perché l’ha vissuto in prima persona. In questo dialogo si può essere rivestiti di luce e di gloria: è realtà quando ci rivestiamo di Cristo. Lui apre la porta dell’amore indipendentemente dalla razza e dalla cultura. Cristo ci dice che è l’eccomi a Dio che ci rende vivi. Il passaggio sotto la croce è richiesto anche a noi. Cristo ci chiama a passare, non ci chiede di cambiare momento ma di viverli illuminati dalla sua ora. Condivide con coi una esperienza di vita e non di morte. In questo passaggio Maria è presente e Lei ci chiede di essere vivi.”

“Scegliamo - ha esortato in conclusione il Cardinale Parolin - di essere vivi, ogni momento della nostra vita lasci risuonare l’annuncio di Dio: Io sono con voi, non temete”.

Ti potrebbe interessare