Il Cardinale Parolin: "Benedetto XV autentico profeta della pace"

Papa Benedetto XV
Foto: Wikicommons pubblico dominio
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Non si può ridurre Benedetto XV alla sola profetica citazione della Prima Guerra Mondiale come “inutile strage”. Ne è convinto il Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin che a Bologna ha ricordato la figura di Papa Benedetto XV, intervenuto al Colloquio Internazionale “Papa Giacomo della Chiesa nel mondo dell’inutile strage”. 

Dinanzi alla Grande Guerra il neo eletto Papa “Benedetto XV - spiega il Cardinale Parolin - rifiutò di schierarsi con l’Intesa o gli Imperi Centrali, optando per una stretta neutralità, che solo ad occhi ingenui sarebbe potuta apparire come una scelta di comodo e indolore. La sua posizione e quella della Chiesa gli sarebbe costata un dileggio diverso da quello anticlericale del Risorgimento italiano, ma di rango internazionale. Alle sue spalle Benedetto XV aveva un impianto dottrinale di lettura della storia di quel passaggio di secolo fondato su una tradizione che era incline a vedere la guerra o dentro i parametri della cosiddetta guerra giusta della tradizione tomista o come la sanzione dell’apostasia moderna; non certo come il dispiegarsi di una minaccia radicale all’annuncio cristiano”. 

Ma Benedetto XV è anche altro. “Manifesta l’intenzione di porre fine alla fase di contrasto più acuta del modernismo, aprendo la via a quella Chiesa che preferisce la medicina della misericordia alle armi della severità. È il papa che portò a compimento il primo Codex Iuris Canonici col quale la Chiesa Cattolica adottava lo strumento codiciale”.

Benedetto XV viene studiato approfonditamente soltanto dopo molti anni la fine della Prima Guerra Mondiale. Fu un Papa “diplomatico - spiega il Segretario di Stato - nel senso più alto del termine, affermando, con le parole proprie di un mestiere delicato, la sollecitudine per l’uomo reale e la vita concreta delle comunità civili e religiose; e insieme un Papa che toccò con mano come promuovere la pace non sia qualcosa di estrinseco alla missione della Chiesa, ma parte essenziale del suo compito davanti alla storia e davanti al Vangelo”.

“Grazie alla sua intuizione - prosegue il Cardinale Parolin - di fare della mediazione e della pace lo strumento per rientrare nel gioco diplomatico che si ruppe l'isolamento successivo alla fine del potere temporale. Si trattava di uno sforzo già avviato sotto Leone XIII e che nella diplomazia del soccorso trova ragioni per riconquistare un prestigio negatogli in precedenza”. 

In definitiva - conclude il Segretario di Stato di Papa Francesco - “Benedetto XV è il Papa che incontra il Novecento e per la prima volta incontra attese contrapposte. Benedetto XV è anche il Papa che deve vedere l’orrore: lui per primo vede le masse che hanno fatto irruzione sulla scena politica usate come carne da cannone e sperimenta la sordità del mondo davanti alla pulizia etnica che stermina gli armeni, descritti come agenti dell’imperialismo russo, e perseguitati con una ferocia che lui definì come un annientamento nel Natale del 1915. Le parole e i gesti di Papa Della Chiesa aprono una via: la Chiesa non deve solo decidere cosa dire, ma anche cosa fare e non a caso verrà percepita come una seconda Croce Rossa. Benedetto XV trae un’enorme forza morale dalla sua neutralità: una forza che non gli viene riconosciuta dai Governi, ma che lo protegge dal discredito che travolge altri, come ad esempio l’Internazionale socialista. Benedetto XV, anziché leggere la guerra come un mero castigo dell’apostasia moderna, la vede come occasione di un annuncio della pace che si misura con strumenti diplomatici standard: da qui nasce il suo sforzo per cercare una tregua. Benedetto XV è il primo Papa che non vede più ad est di Roma un impero, ma un Medio Oriente, con problemi insolubili e a volte sembra perfino insoluti oggi: un incubatore di grandi tragedie come quella armena, e di nostalgie avvelenate come quella che ha percorso quelle terre fino ad oggi. Benedetto XV è stato un autentico profeta della pace, come lo ha definito il suo settimo e omonimo successore sul piano internazionale: ma anche nei difficili quadranti nazionali ha dato un apporto enorme”.

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