Il Cardinale Sandri dalle suore armene che sopravvissero al Grande Male

Il Cardinale Sandri con le Suore Armene dell'Immacolata Concezione il 3 giugno 2018
Foto: Congregazione delle Chiese Orientali
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Sono sopravvissute al “Grande Male”, hanno accompagnato gli armeni sopravvissuti in esilio fino a Castel Gandolfo, sono rientrate in Armenia, e hanno celebrato lo scorso 3 giugno il 170esimo anno di vita con il Cardinale Leonardo Sandri: le Suore Armene dell’Immacolata Concezione raccontano, con la loro storia avventurosa e piena di fede, raccontano in piccolo la storia della Chiesa perseguitata di oriente del XX secolo.

“Se pensiamo alla storia della vostra Congregazione – ha detto il Cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione delle Chiese Orientali, nell’omelia della Messa dell’anniversario – troviamo diversi momenti in cui siete state chiamate a collaborare al dono di Dio per l’umanità”.

Il Metz Yegern, Grande Male, è il modo in cui gli armeni definiscono il loro massacro ad opera dei turchi, che i turchi rifiutano di definire come genocidio. Ma, al di là delle parole utilizzate, resta la persecuzione e lo sterminio di ampi gruppi della popolazione armena tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, una storia che può essere tracciata, documenti alla mano, e che racconta anche la completa vicinanza della Chiesa.

Fu in questa situazione, 170 anni fa, che le Suore Armene dell’Immacolata Concezione furono fondate, sopravvivendo prima ai massacri hamidiani e poi al Grande Male.

“In questi 170 anni – ha detto il Cardinale Sandri – troviamo anche delle pagine eroiche”. Tra queste, “la grande risposta di carità” intrapresa circa 100 anni fa diventando “come delle sorelle e delle madri per le orfane rimaste prive dell’amore di una famiglia a causa dello scatenarsi della violenza di quello che chiamiamo Metz Yegern”.

E questo – ha continuato il Cardinale – “lo avete fatto con più di quattrocento ragazze a Costantinopoli prima, ma poi anche vicino a Roma, a Castel Gandolfo, dove giunsero nel 1922 per volontà di Papa Pio XI e poi trasferite l’anno successivo a Torino su interessamento del Governo Italiano”.

Il Cardinale Sandri si riferisce all’impegno profuso dalle suore a partire dal 1915, quando divenne esecutivo l’ordine del governo di deportare gli armeni e la città di Aleppo era diventata il primo luogo di accoglienza dei deportati.

Di fronte all’estensione del massacro, Pio XI mise a disposizione Castel Gandolfo per accogliere 500 orfane, e 12 religiose le accompagnarono. Quindi, le stesse orfane furono accolte a Torino, quindi a Saint Gratien, vicino Parigi, e poi nel convento delle Suore dell’Immacolata Concezione di Arnouville”.

Dal 1923, la casa generalizia fu spostata da Istanbul a Roma. Ha ricordato il Cardinale Sandri: “Siete rinate attraverso la carità concreta per i piccoli e i poveri voi che per prime avevate subito violenze: tutte le case di Istanbul erano state distrutte, 13 consorelle massacrate e 26 deportate. E così avete continuato a vivere”.

E poi – ha aggiunto il Cardinale – “quando nel 1991 si riaprirono le porte dell’Armenia, siete andate e avete avviato le attività che io stesso ho visitato con gioia e molto apprezzato: tante giovani, contente di poter ricevere una istruzione, di poter cantare, di poter danzare l’espressione della grande fede del popolo armeno lungo la storia”.

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