Il Concilio Vaticano I e la modernità, un cantiere aperto per gli storici e la Chiesa

Un volume pubblicato dalla Università Gregoriana raccoglie gli studi degli ultimi anni

La copertina del libro
Foto: GBPRESS
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Una capitale di Stato di second’ordine(…)un governo che si regge collo sperpero dei beni usurpati alla Chiesa (…) Roma per tutto il mondo civile è pur sempre la città del Papa”.

Sono parole tratte da “La verità intorno alla questione romana”, un opuscolo pubblicato con le sole iniziali dell’autore il Barone Osvaldo Salis, che i difende i diritti pontifici contro le opere del Padre Curci, uno dei fondatori del La Civiltà Cattolica il quale sosteneva, la necessità che il Papa prendesse atto della nuova situazione venutasi a creare con la presa di Porta Pia e che trovasse un accordo con il Regno sabaudo causa della nuova situazione della Chiesa cattolica.

La fine del potere temporale del Papa benché avvenuta attraverso la violazione dei diritti del Papato poteva essere l'inizio di una riforma ecclesiastica e di una nuova fase di cristianizzazione a favore di coloro che a causa del conflitto tra Stato e Chiesa si erano allontanati dalla religione. Il libello di B.O.S.ebbe larga fortuna e ne furono tirate 9 edizioni. 

E’ questo lo sfondo storico che si crea dopo la interruzione del Concilio Vaticano I confermata dal Motu proprio di Pio IX Postquam Dei Munere.

Si conclude la cronaca del Concilio e si apre la storia della prima assise ecumenica della Chiesa Cattolica dopo 300 anni.

Una vicenda che racconta come la Chiesa abbia affrontato la modernità culturale e sociale in un contesto profondamente diverso da quello del Concilio di Trento, il più recente quando Pio IX indisse il Concilio Vaticano.

La storiografia del Vaticano I non è amplia come quella del Vaticano II. Sembra che ci sia poco interesse per quello che alcuni vedono come un “armadio chiuso”. Invece si tratta di un “cantiere aperto” senza il quale tra l’altro non ci sarebbe stato il Vaticano II.

Ad arricchire la ricerca storiografica sul Vaticano I arriva un volume di saggi “Il Concilio Vaticano I e la modernità” curato da quattro storici, Baumeister ,Ciampani, Jankowiak e Regoli che raccoglie un collettivo lavoro ricerca, pluriennale e interdisciplinare, sul significato del Concilio Vaticano I nella storia contemporanea. Trentasei saggi di studiosi di differenti Paesi per collocare le tematiche conciliari nel contesto dei profondi mutamenti culturali, ecclesiali, teologici, filosofici, sociali e politici della modernità ottocentesca. 

Il volume è stato presentato on line nel pomeriggio di martedì 20 ottobre. Una data significativa perché è quella della sospensione sine die dei lavori della Assise.

La Chiesa nel Vaticano I fa i conti con una realtà mutata, tenta anche un approccio al dialogo tra diverse Chiese cristiane, ma i tempi non sono maturi come ha ricordato uno dei relatori Padre Ardura presidente del Pontificio Comitato di Scienze storiche.

Per certi aspetti c’è più novità nel Vaticano I che nel Vaticano II. Anche se il metodo è in parte antico, seppure per la prima volta appaiono le commissioni preparatorie degli schemi, il Vaticano I è aperto alle nuove problematiche. Il Vaticano I si confronta con teorie, elementi, fatti storici che i Padri di Trento non potevano nemmeno immaginare.

Nel volume tutto questo emerge dai diversi testi. Basta scorrere l’indice e vedere i temi dei saggi. Dalla storia all’archivistica alla teologia fino al diritto canonico. Sono rappresentate tutte le posizioni sia a favore che contrarie al modo di lavorare del Concilio ma anche alla idea della infallibilità. Largo spazio anche ai tanti temi rimasti sospesi per la conclusione inattesa del Concilio dovuta alla guerra e alla presa di Roma.

Eppure già si parlava nella preparazione conciliare, delle necessita per la Chiesa di essere libera dai condizionamenti statali come è stato ricordato nella presentazione del libro da uno dei curatori Andrea Ciampani.

Il lavoro parte da lontano come ricorda Roberto Regoli nella introduzione del volume, con seminare e dibattiti per mettere a confronto le diverse linee storiografiche.

Molto meno studiato del Concilio di Trento e del Vaticano II il Vaticano I fu studiato soprattutto negli anni del centenario, 1969-70, ma per tutti gli anni 70 la visione storiografica era quella dei “vincitori”.

Negli anni ’90 si aprì una nuova fase con la pubblicazione di opere di grande impegno come quella di Klaus Schatz in tre volumi ovviamente in tedesco.

Parlare oggi del Concilio Vaticano I non è solo un obbligo storiografico però, o una riflessione su temi come il Primato petrino e la collegialità, ma anche perché dal Vaticano I c’è tanto da imparare per capire ed affrontare la modernità.

Non una contrapposizione quindi al Vaticano II, moderno per definizione narrativa, ma più precisamente la prima tappa di un percorso. Appunto un cantiere ancora aperto.

 

 

 

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