Il Libano contro coronavirus e la crisi economica

Nel ‘Paese dei Cedri’ l’organizzazione non governativa Avsi è presente dal 1996 con molti progetti

Lavori Avsi in Libano
Foto: Avsi
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A maggio erano 187 i contagiati da Covid-19 in Libano, dove la pandemia è arrivata in piena crisi economico-politica, tantoché nelle settimane scorse mons. Michel Aoun, vescovo di Jbeil-Byblos dei Maroniti, ha messo a disposizione per i malati di coronavirus, costretti all’isolamento, una residenza estiva, come p. Fadi Tabet, appartenente all’ordine dei Missionari libanesi “Kreimisti”, responsabile del santuario di Nostra Signora del Libano a Harissa, ha reso disponibile una struttura di solito riservata ai pellegrini, il Betania Harissa Hotel, per le persone messe in quarantena.

Nel ‘Paese dei Cedri’ l’organizzazione non governativa Avsi è presente dal 1996  con molti progetti in numerosi  ambiti di sviluppo (agricoltura, educazione, sostegno psicosociale, protezione dell’infanzia), in partnership con ‘Le Libanaise’; e dal 2011 interviene anche nell’assistenza dei profughi siriani che hanno trovato rifugio in Libano.

A livello sociale da mesi il Libano è ostaggio delle tensioni tra le forze governative e gli oppositori che nell’ottobre 2019 hanno portato alle dimissioni del primo ministro Saad Hariri; quindi persistono alcuni focolai di dissenso a causa del caro-vita e della corruzione, come ha spiegato la responsabile dei progetti dell’ong Avsi in Libano, Marina Molino Lova: “La popolazione per la maggior parte si sta attenendo alle direttive del governo. La parte più vulnerabile invece, soprattutto in determinate aree suburbane o rurali, continua a lavorare (taxi, mercati di frutta, negozi vari...), forzando i blocchi e le chiusure, affermando che se non lavorano giornalmente non riescono a sfamare la famiglia e i figli”.

Allora, come è la situazione nel Paese?

“La situazione in Libano è molto critica. La grave crisi economica, il conseguente default, il coronavirus e il carovita stanno mettendo a dura prova la popolazione. Da qualche giorno hanno riaperto quasi tutte le attività, compresi i centri commerciali, ma l’economia è in ginocchio. Molte società, negozi, imprese hanno dimezzato il personale e/o dimezzato lo stipendio in lire libanesi. Il cambio è arrivato a 1$=4.000LL (contro le 1.500 LL ufficiali presso le banche) e questo ha creato una fortissima inflazione e conseguente aumento di prezzi di tutti i beni, anche quelli di prima necessità come il latte, la verdura, il pane. Uno stipendio ‘normale’ nel Paese è di circa 1.000.000 LL, una cifra oggi davvero bassa se si pensa al costo della vita”.

Il coronavirus rischia di aggravare anche l’economia: con quali conseguenze?

“Assolutamente sì, lo ha già fatto. Dopo quasi 3 mesi di chiusura totale molte imprese/negozi non riapriranno con conseguente aumento del tasso di disoccupazione che secondo studi recenti rischia di arrivare al 60%. Ad esempio, nella rete di 220 piccole-medie aziende con cui AVSI lavora per  realizzare stages post formazione professionale, il 22% non riaprirà più dopo questa crisi e il 49% ha parzialmente interrotto le operazioni, sono stati inoltre tagliati un totale di 205 posti di lavoro”.

In cosa consiste la vostra opera in questa situazione?

“Noi come AVSI cerchiamo di proseguire tutti i progetti che abbiamo nel paese. Stiamo realizzando diversi interventi in ambito educativo avviando attività remote di ‘parent engagement’, condividendo attraverso piattaforme, whatsapp e kit in-kind delle attività ricreative ed educative da realizzare per non lasciare soli i bambini a causa della chiusura delle scuole. Abbiamo anche avviato dei corsi pilota di  formazione professionale nel settore agricolo e di ‘Life Skills’, con l’ausilio di video creati ad hoc e l’utilizzo di zoom e whatsapp. 

Durante la crisi e il lockdown abbiamo effettuato campagne di sensibilizzazioni per i rifugiati siriani nei campi profughi; abbiamo distribuito kit alimentari e kit di igiene; e a breve lanceremo nuovamente stages in ambito agricolo per garantire una piccola fonte di reddito ai ragazzi dopo la partecipazione ai corsi di formazione e lanceremo attività di ‘cash for work’, per giovani e adulti, per lavorare in ambito comunitario avendo del guadagno per la sostentare la propria famiglia”.

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