Il Papa a Karekin: "L'unità non è sottomissione, divisione è scandalo"

Il Papa a Etchmiadzin
Foto: Edward Pentin Aci Group
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La domenica armena di Papa Francesco è iniziata con la Messa celebrata in privato nel Palazzo Apostolico di Etchmiadzin, dove Papa Bergoglio è ospite del Catholicos Karekin II. Successivamente Francesco ha incontrato i 14 Vescovi armeni cattolici e i sacerdoti loro collaboratori, per poi partecipare alla Divina Liturgia presieduta da Karekin II.

“Santità, in nome di Dio, Vi chiedo di benedirmi, di benedire me e la Chiesa Cattolica, di benedire questa nostra corsa verso la piena unità”. Con queste parole Papa Francesco ha concluso il suo indirizzo di saluto a Karekin II. Quella del Papa al Catholicos è la richiesta di un fratello ad un fratello. In questi giorni infatti - ha ricordato Francesco - “ci siamo incontrati, ci siamo abbracciati fraternamente, abbiamo pregato insieme, abbiamo condiviso i doni, le speranze e le preoccupazioni della Chiesa di Cristo, di cui avvertiamo all’unisono i battiti del cuore, e che crediamo e sentiamo una”.

Il Papa ricorda le radici comuni. La Chiesa di Roma fondata da Pietro e Paolo, quella armena da Bartolomeo e Taddeo. Questi santi apostoli - ha detto il Pontefice - “mentre regnano con Cristo in cielo, certamente si rallegrano nel vedere il nostro affetto e la nostra aspirazione concreta alla piena comunione”. “La mancanza di unità tra i discepoli di Cristo” - ammette Papa Bergoglio - è uno scandalo. 

Francesco invoca lo Spirito Santo affinché “faccia dei credenti un cuore solo e un’anima sola: venga a rifondarci nell’unità. La Chiesa armena cammini in pace e la comunione tra noi sia piena. In tutti sorga un forte anelito all’unità, a un’unità che non deve essere né sottomissione l’uno dell’altro, né assorbimento, ma piuttosto accoglienza di tutti i doni che Dio ha dato a ciascuno per manifestare al mondo intero il grande mistero della salvezza realizzato da Cristo Signore per mezzo dello Spirito Santo”.

Concludendo il Papa invita ad ascoltare “il richiamo dei santi, ascoltiamo la voce degli umili e dei poveri, delle tante vittime dell’odio, che hanno sofferto e sacrificato la vita per la fede; tendiamo l’orecchio alle giovani generazioni, che implorano un futuro libero dalle divisioni del passato. Da questo luogo santo si diffonda nuovamente una luce radiosa; a quella della fede che ha illuminato queste terre, si unisca la luce dell’amore che perdona e riconcilia”.

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