Il Papa accoglie i ragazzi disabili del Serafico di Assisi. "La logica è l'amore"

"La logica del Serafico è l’amore, quello che si impara dal Vangelo alla scuola di San Francesco e di San Ludovico"

Un'immagine del lavoro dell'Istituto Serafico di Assisi
Foto: Istituto Serafico
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"Grazie per questa visita, con la quale avete voluto ricambiare quella che vi feci nel 2013 in occasione del mio primo pellegrinaggio ad Assisi. E avete scelto di venire in questo 150° anniversario della fondazione dell’Istituto Serafico da parte di San Ludovico da Casoria. Mi unisco alla vostra gioia e alla vostra festa". Francesco riceve in Vaticano i Membri dell’Istituto Serafico di Assisi, in occasione del 150° anniversario di fondazione dell'Istituto. "Queste piaghe devono essere ascoltate”, con queste parole Papa Francesco tracciava il cammino del Serafico nella cura di bambini e ragazzi con fragilità, definendo quello che da 150 anni è il suo operato: "l'amore concreto”.

Una lunga storia, quella dell'Istituto Serafico, che ha inizio il 17 settembre 1871, quando San Ludovico da Casoria, una vita spesa al servizio degli ultimi, decise di fondare ad Assisi un'Opera dedicata a San Francesco - al quale l'Istituto deve il nome - che si prendesse cura di bambini e ragazzi ciechi e sordi offrendo loro un'istruzione, alla quale all'epoca non avevano accesso. Da quella importante intuizione, che sanciva la realizzazione di un sogno, ovvero custodire la vita più fragile e indifesa, sono trascorsi ben 150 anni. Oggi il Serafico è una grande casa che abbraccia la vita e rappresenta un modello di eccellenza italiana e internazionale nella riabilitazione, nella ricerca e nell'innovazione medico scientifica per bambini e giovani adulti con disabilità fisiche, psichiche e sensoriali.

E Francesco oggi regala un abbraccio innanzitutto ai ragazzi disabili: "quelli che hanno potuto affrontare il viaggio e quelli che sono rimasti a casa". "Sono essi il centro della vostra missione - commenta il Pontefice - insieme con loro accolgo quanti li accompagnano nelle più diverse mansioni, ma anche quanti offrono un sostegno cordiale a questa grande opera, dalle famiglie dei ragazzi stessi alle istituzioni".

"Ricordo bene l’ora che trascorsi con voi ad Assisi. Ero venuto a mettermi sulle orme del Santo di cui ho preso il nome. L’incontro con i vostri ragazzi, che salutai uno per uno, mi fece rivivere, in qualche modo, quell’abbraccio agli ultimi che caratterizzò la vita di San Francesco. Egli si fece povero, sull’esempio di Gesù, per stare pienamente dalla parte degli ultimi. Il suo abbraccio a un lebbroso racchiude il senso di tutta la sua vita. Nel Testamento dice che proprio con quell’abbraccio cominciò la sua conversione", dice ancora Papa Francesco ricordando la sua visita.

Nel suo discorso il Papa menziona il fondatore del Serafico, San Ludovico da Casoria. "Da vero francescano, aveva assimilato il messaggio del Padre Serafico. Nella sua carità creativa e generosa, non ci pensò due volte quando, in un pellegrinaggio ad Assisi, pregando davanti al Crocifisso, ne ascoltò la voce che, con un triplice “sì”, gli confermava l’ispirazione di fondare un istituto dedicato a ciechi e sordomuti, categorie a quel tempo prive del necessario sostegno sociale".

"Se la disabilità o la malattia rendono la vita più difficile, questa non è meno degna di essere vissuta, e vissuta fino in fondo. Del resto, chi di noi non ha dei limiti, e non va incontro, prima o poi, a delle limitazioni anche gravi? È importante guardare al disabile come a uno di noi, che deve stare al centro della nostra cura e della nostra premura, e anche al centro dell’attenzione di tutti e della politica. È un obiettivo di civiltà. Adottando questo principio, ci si accorge che la persona con disabilità non solo riceve, ma dà. Prendersene cura non è un gesto a senso unico, ma uno scambio di doni", ne è convinto il Papa.

"Penso a tante strutture che svolgono, come voi, questo servizio, e talvolta fanno fatica a sopravvivere o a rendere al meglio le loro prestazioni. Certamente non si può pretendere tutto dagl organi pubblici - sottolinea il Papa nel suo discorso mandato in diretta sui canali vaticani - È necessaria la solidarietà di tante persone, come avviene per i vostri benefattori. Il Signore li benedica per il loro buon cuore. Ma lo Stato e la pubblica amministrazione devono fare la loro parte. Non si possono lasciare sole tante famiglie costrette a lottare per sostenere dei ragazzi in difficoltà, con la grande preoccupazione del futuro che li attende quando non potranno più seguirli".

Convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale per trattamenti riabilitativi residenziali, semiresidenziali ed ambulatoriali, il Serafico accoglie e cura ogni giorno 165 pazienti, provenienti da 15 regioni d'Italia, per un totale di 13.219 trattamenti riabilitativi e 24.236 trattamenti educativi-occupazionali all'anno (dati 2019): di questi 10.820 nei laboratori, 12.012 nelle residenze e 1404 per i semiresidenziali.

Conclude infine il Papa: "La logica del “Serafico” è l’amore, quello che si impara dal Vangelo alla scuola di San Francesco e di San Ludovico; l’amore che sa leggere negli occhi o nei gesti, anticipa i desideri, non si arrende di fronte alle fatiche, trova ogni giorno la forza di ricominciare, e gioisce di ogni pur minimo progresso della persona assistita".

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