Il Papa: “Diventiamo una vigna vivace e aperta, ricca di frutti e di speranza per tutti”

Angelus
Foto: L'Osservatore Romano, ACI Group
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E’ la parabola dei vignaioli il centro dell’Angelus odierno di Papa Francesco in Piazza San Pietro. Viene messa in discussa la lealtà di tutti coloro che si occupano della vigna del “padrone”.

Un piccolo disguido ha caratterizzato l'inizio della preghiera. Per un problema di audio, il Papa ha dovuto ripetere da capo le frasi iniziali del testo relativo all'Angelus.

Francesco racconta la parabola prima della recita dell’Angelus: “La vigna è affidata loro, che devono custodirla, farla fruttificare e consegnare al padrone il raccolto. Giunto il tempo della vendemmia, il padrone manda i suoi servi a raccogliere i frutti. Ma i vignaioli assumono un atteggiamento possessivo: non si considerano semplici gestori, bensì proprietari, e si rifiutano di consegnare il raccolto. Maltrattano i servi, al punto di ucciderli. Il padrone si mostra paziente con loro: manda altri servi, più numerosi dei primi, ma il risultato è lo stesso. Alla fine decide di mandare il proprio figlio; ma quei vignaioli, prigionieri del loro comportamento possessivo, uccidono anche il figlio”.

Questa storia rappresenta “l’alleanza che Dio ha voluto stabilire con l’umanità ed alla quale ha chiamato anche noi a partecipare.” Questa storia di alleanza però, per Francesco, “come ogni storia di amore, conosce i suoi momenti positivi ma è segnata anche da tradimenti e da rifiuti”.

Ma dalla prima alleanza raccontata dai profeti di Israele si passa al Cristianesimo. “È qui la grande novità del Cristianesimo – commenta Papa Francesco - un Dio che, pur deluso dai nostri sbagli e dai nostri peccati, non viene meno alla sua parola, non si ferma e soprattutto non si vendica! Attraverso le “pietre di scarto”, e Cristo è la prima pietra che i costruttori hanno scartato, attraverso situazioni di debolezza e di peccato, Dio continua a mettere in circolazione il “vino nuovo” della sua vigna, cioè la misericordia. C’è un solo impedimento di fronte alla volontà tenace e tenera di Dio: la nostra arroganza e la nostra presunzione, che diventa talvolta anche violenza”.

A questo punto dell’Angelus arriva l’auspicio di Francesco: “Entriamo in questa storia di amore, diventando una vigna vivace e aperta, ricca di frutti e di speranza per tutti. Una vigna chiusa può diventare selvatica e produrre uva selvatica. Siamo chiamati ad uscire dalla vigna per metterci a servizio dei fratelli che non sono con noi, per scuoterci a vicenda e incoraggiarci, per ricordarci di dover essere vigna del Signore in ogni ambiente, anche quelli più lontani e disagevoli”.

Dopo la recita della preghiera mariana, il Papa saluta i tantissimi fedeli accorsi all’Angelus: “Saluto con affetto tutti voi pellegrini, soprattutto le famiglie e i gruppi parrocchiali, provenienti dall’Italia e da varie parti del mondo. In particolare: i fedeli dell’Australia, della Francia e della Slovacchia, come anche quelli della Polonia che si uniscono spiritualmente ai connazionali che oggi celebrano la Giornata del Papa. Saluto con affetto il gruppo del Santuario della Madonna di Fatima in Città della Pieve, accompagnati dal Cardinale Gualtiero Bassetti”.

Infine il pensiero del Papa va al nuovo Beato: “Ieri a Milano è stato proclamato Beato padre Arsenio da Trigolo (al secolo Giuseppe Migliavacca), sacerdote dei Frati minori cappuccini e fondatore delle Suore di Maria Santissima Consolatrice. Lodiamo il Signore per questo umile suo discepolo, che anche nelle avversità e nelle prove, ne ha avute tante, non perdette mai la speranza”.

La gendarmeria vaticana informa che erano circa 30.000 i fedeli presenti.

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