Il Papa: "Don Tonino, un vescovo che si è fatto popolo, un cireneo della gioia"

Il Papa presiede la Messa a Molfetta
Foto: Daniel Ibanez CNA
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Dopo aver reso omaggio alla tomba di Don Tonino Bello ad Alessano, il Papa ha raggiunto Molfetta - cittadino di cui Monsignor Bello fu vescovo dal 1982 al 1993 - per celebrare la Messa.

Commentando il Vangelo, Francesco - che impugna il pastorale di Don Bello - ha sottolineato due temi cardine per la vita di un cristiano: il Pane e la Parola. “L’Eucaristia - ha spiegato il Pontefice - non è un bel rito, ma la comunione più intima, più concreta, più sorprendente che si possa immaginare con Dio: una comunione d’amore tanto reale che prende la forma del mangiare”.

Citando Don Tonino Bello, Papa Francesco ha ricordato che senza Dio “ogni sforzo nella Chiesa è vano. Chi si nutre dell’Eucaristia assimila la stessa mentalità del Signore. Egli è Pane spezzato per noi e chi lo riceve diventa a sua volta pane spezzato, che non lievita d’orgoglio, ma si dona agli altri: smette di vivere per sé, per il proprio successo, per avere qualcosa o per diventare qualcuno, ma vive per Gesù e come Gesù, cioè per gli altri. Vivere per è il contrassegno di chi mangia questo Pane, il marchio di fabbrica del cristiano. Si potrebbe esporre come avviso fuori da ogni chiesa: dopo la Messa non si vive più per sé stessi, ma per gli altri”. 

E così - ha detto ancora il Papa - “Don Tonino ha vissuto: è stato un Vescovo-servo, un Pastore fattosi popolo, che davanti al Tabernacolo imparava a farsi mangiare dalla gente. Sognava una Chiesa affamata di Gesù e intollerante ad ogni mondanità”.

Il Pane eucaristico è “anche Pane di pace. Don Tonino sosteneva che la pace non viene quando uno si prende solo il suo pane e va a mangiarselo per conto suo. La pace è qualche cosa di più: è convivialità. Siamo chiamati sempre e dovunque ad essere costruttori di pace”.

Al Pane il Papa accosta la Parola. E questa va accolta, bisogna essere pronti - ha invitato Francesco - “ad accogliere il cambiamento di vita chiesto” da Gesù. E così ha fatto Don Tonino Bello che ai suoi diocesani chiedeva di passare “finalmente dalle parole ai fatti” perché “a Gesù non si risponde secondo i calcoli e le convenienze del momento, ma col sì di tutta la vita. Egli non cerca le nostre riflessioni, ma la nostra conversione: punta al cuore”.

“La vita cristiana - ha aggiunto - va investita per Gesù e spesa per gli altri. Dopo aver incontrato il Risorto non si può attendere, non si può rimandare; bisogna andare, uscire, nonostante tutti i problemi e le incertezze. Siamo chiamati tutti, in qualsiasi situazione ci troviamo, a essere portatori di speranza pasquale, cirenei della gioia, servitori del mondo, ma da risorti, non da impiegati”.

Essere docili alla Parola - ha concluso Papa Francesco - significa essere umili, cosa diversa dall’essere dimessi. Le umiliazioni “diventano provvidenziali, perché spogliano della presunzione e permettono a Dio di rialzarci. E la Parola di Dio fa così: libera, rialza, fa andare avanti, umili e coraggiosi al tempo stesso. Non fa di noi dei protagonisti affermati e campioni della propria bravura, ma dei testimoni genuini di Gesù nel mondo”.

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