Il Papa: "La cultura dello scarto non è cristiana"

Papa Francesco
Foto: Alan Holdren CNA
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Papa Francesco ha ricevuto stamane in Vaticano i partecipanti alla 30^ Conferenza internazionale del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari sul tema “La cultura della salus e dell’accoglienza al servizio dell’uomo e del pianeta”.

Bisogna – ha invitato Francesco – essere vicini ed aiutare tutti, compresi bisognosi e stranieri: “E curiosamente questi, nella nostra attuale culturale dello scarto sono respinti, sono lasciati da parte. Non contano! E’ curioso. Questo cosa vuol dire? Che la cultura dello scarto non è di Gesù! Non è cristiana! Questa vicinanza all’altro – vicinanza sul serio e non finta – fino a sentirlo come qualcuno che mi appartiene, anche il nemico mi appartiene come fratello, supera ogni barriera di nazionalità, di estrazione sociale, di religione, come ci insegna il buon samaritano della parabola evangelica”.

Il Papa ribadisce ancora una volta, dunque, il suo no alla cultura dello scarto e ad una medicina asservita solo ai propri desideri: “Un costume sempre più diffuso nei Paesi ricchi, caratterizzato dalla ricerca ad ogni costo della perfezione fisica, nell’illusione dell’eterna giovinezza; un costume che induce appunto a scartare o ad emarginare chi non è efficiente, chi viene visto come un peso, un disturbo o che è brutto semplicemente”.

Papa Bergoglio, infine, invita a mantenere alta la guardia in difesa del creato, casa comune di tutti gli uomini. “L’ansia che la Chiesa nutre, infatti, è per la sorte della famiglia umana e dell’intera creazione. Si tratta di educarci tutti a custodire e ad amministrare la creazione nel suo complesso, quale dono consegnato alla responsabilità di ogni generazione perché la riconsegni quanto più integra e umanamente vivibile per le generazioni a venire. Questa conversione del cuore al Vangelo della creazione comporta che facciamo nostro e ci rendiamo interpreti del grido per la dignità umana, che si eleva soprattutto dai più poveri ed esclusi, come molte volte sono le persone ammalate e i sofferenti. Nell’imminenza ormai del Giubileo della Misericordia, questo grido possa trovare eco sincera nei nostri cuori, cosicché anche nell’esercizio delle opere di misericordia, corporale e spirituale, secondo le diverse responsabilità a ciascuno affidate, possiamo accogliere il dono della grazia di Dio, mentre noi stessi ci rendiamo canali e testimoni della misericordia".

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