Il Papa: "La famiglia antidoto alla desertificazione"

Papa Francesco
Foto: Alan Holdren - CNA
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Il tema della famiglia è stato al centro anche di questa udienza generale del mercoledì, la prima del mese di settembre.

“Il quarto comandamento – ha ricordato il Papa – onora il padre e la madre,è il primo grande comandamento verso le persone. In famiglia impariamo a crescere in quella atmosfera di sapienza degli affetti che si basa sulla gratuità dei rapporti”.

“La sapienza degli affetti che non si comprano e non si vendono – ha aggiunto Papa Bergoglio – è la dote migliore del genio famigliare: la loro grammatica si impara lì, altrimenti è difficile impararla. Ed è proprio questo il linguaggio attraverso il quale Dio si fa comprendere da tutti. L’invito a mettere i legami familiari nell’ambito dell’obbedienza della fede e dell’alleanza con il Signore non li mortifica; al contrario, li protegge, li svincola dall’egoismo, li custodisce dal degrado, li porta in salvo per la vita che non muore”.

Quando Gesù – ha ancora spiegato il Papa – ammonisce i fedeli dicendo “chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me”, non lo fa per “cancellare il quarto comandamento. E neppure possiamo pensare che il Signore, dopo aver compiuto il suo primo miracolo per gli sposi di Cana, dopo aver consacrato il legame coniugale tra l’uomo e la donna, dopo aver restituito figli e figlie alla vita famigliare, ci chieda di essere insensibili a questi legami. Al contrario quando Gesù afferma il primato della fede in Dio, non trova un paragone più significativo degli affetti familiari. E d’altra parte, questi stessi legami familiari, all’interno dell’esperienza della fede e dell’amore di Dio, vengono trasformati, vengono riempiti di un senso più grande e diventano capaci di andare oltre sè stessi, per creare una paternità e una maternità più ampie, e per accogliere come fratelli e sorelle anche coloro che sono ai margini di ogni legame”.

Il Papa si rivolge poi direttamente alla Chiesa, auspicando che  “lo spirito di Dio ci faccia uscire dalle torri e dalle camere blindate delle elites per frequentare di nuovo le case delle famiglie: la Chiesa deve trasformarsi in un luogo familiare”.

La famiglia –ha detto ancora il Papa – è chiamata ad allearsi con Dio per “contrastare la
desertificazione comunitaria della città moderna. Le nostre città sono diventate desertificate per mancanza d’amore, per mancanza di sorriso: tanti divertimenti, tante cose per perdere tempo e far ridere. Ma l’amore manca. E proprio la famiglia, quel papà , quella mamma che lavorano, con i figli, il sorriso di cui una famiglia è capace, può vincere questa desertificazione delle nostre città. E questa è la vittoria dell’amore della famiglia. Nessuna ingegneria economica e politica è in grado di sostituire questo apporto delle famiglie. Il progetto di Babele edifica grattacieli senza vita. Lo Spirito di Dio, invece, fa fiorire i deserti. La comunione dei carismi è destinata a trasformare la Chiesa in un luogo pienamente familiare per l’incontro con Dio. Andiamo avanti su questa strada non perdiamo la speranza: dove c’è una famiglia con amore, quella famiglia è capace di riscaldare tutta una città  con la sua testimonianza d’amore. Pregate – ha concluso il Papa – per me, preghiamo gli uni per gli altri, perché diventiamo capaci di riconoscere e di sostenere le visite di Dio. Lo Spirito porterà lieto scompiglio nelle famiglie cristiane, e la città  dell’uomo uscirà  dalla sua depressione”.

Prima della benedizione finale, Papa Francesco ha ricordato l’anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale in Estremo Oriente. “Mai più la guerra – ha ribadito – il mondo non abbia più a sperimentare gli orrori e le spaventose sofferenze di simili tragedie”, pensando tuttavia alle tante vittime dei conflitti ancora oggi in corso e condannando nuovamente i trafficanti di armi: “armi insanguinate, armi bagnate nel sangue di tanti innocenti”.

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