Il Papa: "La fede non si può mai ridurre a un insieme di regole alimentari"

Il Papa, continuando il ciclo di catechesi sulla Vecchiaia, incentra la sua riflessione sul tema: "Eleazaro, la coerenza della fede, eredità dell’onore".

Papa Francesco, udienza generale
Foto: Daniel Ibanez / ACI Group
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Il Papa, continuando il ciclo di catechesi sulla Vecchiaia, incentra la sua riflessione sul tema: "Eleazaro, la coerenza della fede, eredità dell’onore". In Piazza San Pietro il Pontefice commenta subito: "Nel cammino di catechesi sulla vecchiaia, oggi incontriamo un personaggio biblico di nome Eleazaro, vissuto ai tempi della persecuzione di Antioco Epifane. La sua figura ci consegna una testimonianza dello speciale rapporto che esiste fra la fedeltà della vecchiaia e l’onore della fede".

"Vorrei parlare proprio dell’onore della fede, non solo della coerenza, dell’annuncio, della resistenza della fede. L’onore della fede si trova periodicamente sotto la pressione, anche violenta, della cultura dei dominatori, che cerca di svilirla trattandola come reperto archeologico, vecchia superstizione, puntiglio anacronistico", sottolinea Papa Francesco.

Ma cosa racconta questo passo? Narra l’episodio degli ebrei costretti da un decreto del re a mangiare carni sacrificate agli idoli. "Quando viene il turno di Eleazaro, che era un anziano molto stimato da tutti, gli ufficiali del re lo consigliano di fare una simulazione, cioè di fingere di mangiare le carni senza farlo realmente - spiega il Papa - La pacata e ferma risposta di Eleazaro fa leva su un argomento che ci colpisce. Il punto centrale è questo: disonorare la fede nella vecchiaia, per guadagnare una manciata di giorni, non è paragonabile con l’eredità che essa deve lasciare ai giovani, per intere generazioni a venire. Un vecchio che è vissuto nella coerenza della propria fede per un’intera vita, e ora si adatta a fingerne il ripudio, condanna la nuova generazione a pensare che l’intera fede sia stata una finzione, un rivestimento esteriore che può essere abbandonato, pensando di poterlo conservare nel proprio intimo".

"Un anziano che, a motivo della sua vulnerabilità, accettasse di considerare irrilevante la pratica della fede, farebbe credere ai giovani che la fede non abbia alcun reale rapporto con la vita. Essa apparirebbe loro, fin dal suo inizio, come un insieme di comportamenti che, all’occorrenza, possono essere simulati o dissimulati, perché nessuno di essi è così importante per la vita", dice il Papa.

Francesco è chiaro: "La fede non si può mai ridurre a un insieme di regole alimentari o di pratiche sociali. La fede è un'altra cosa. La fede è fare il credo, operare con le mani".

"Forse tocca proprio a noi anziani restituire alla fede il suo onore. La pratica della fede non è il simbolo della nostra debolezza, ma piuttosto il segno della sua forza. Non siamo più ragazzi. Non abbiamo scherzato quando ci siamo messi sulla strada del Signore!", aggiunge il Papa durante la catechesi in Piazza.

"La fede merita rispetto e onore: ci ha cambiato la vita, ci ha purificato la mente, ci ha insegnato l’adorazione di Dio e l’amore del prossimo. È una benedizione per tutti! Non baratteremo la fede per una manciata di giorni tranquilli", conclude Papa Francesco.

"Per favore noi anziani guardiamo ai giovani perchè ci guardano. I bambini ci guardano, quel film del dopoguerra tanto bello, i giovani ci guardano, la nostra coerenza può aprire una strada bellissima a loro", dice a braccio il Pontefice.

"Per la malattia alle ginocchia, devo stare seduto, è una cosa del momento, speriamo che passi presto e io possa andare voi", dice il Papa prima di congedarsi dalla folla.

articolo aggiornato alle ore 10.08

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