Il Papa: “La speranza cristiana è solida, non delude”

Papa Francesco, Udienza
Foto: Daniel Ibanez, ACI Group
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La speranza non delude.  Perché “la speranza cristiana è solida”, dice Papa Francesco nel corso della catechesi nell’Udienza Generale del mercoledì in Aula Paolo VI.  La speranza in Cristo “non è fondata su quello che noi possiamo fare o essere, e nemmeno su ciò in cui noi possiamo credere. Il suo fondamento è ciò che di più fedele e sicuro possa esserci, vale a dire l’amore che Dio stesso nutre per ciascuno di noi”.

Il Papa inizia il suo discorso partendo dalla Lettera ai Romani di San Paolo in cui l’Apostolo ci invita a “vantarci dell’abbondanza della grazia di cui siamo pervasi in Gesù Cristo, per mezzo della fede”. “Paolo – spiega il Pontefice - vuole farci capire che, se impariamo a leggere ogni cosa con la luce dello Spirito Santo, ci accorgiamo che tutto è grazia, tutto è dono!”.

A noi tocca il compito di riconoscere questa grazia, di “accoglierla con gratitudine e di farla diventare motivo di lode, di benedizione e di grande gioia”. “Se facciamo questo – rammenta Francesco ai presenti -  siamo in pace con Dio e facciamo esperienza della libertà. E questa pace si estende poi a tutti gli ambiti e a tutte le relazioni della nostra vita: siamo in pace con noi stessi, siamo in pace in famiglia, nella nostra comunità, al lavoro e con le persone che incontriamo ogni giorno sul nostro cammino”.

Ma c’è un momento particolare in cui questo vanto deve divenire ancora più forte: durante le tribolazioni. “Questo ci risulta più difficile – ricorda il Papa - e può sembrare che non abbia niente a che fare con la condizione di pace appena descritta. Invece ne costituisce il presupposto più autentico, più vero”.

Perché “la pace che ci offre e ci garantisce il Signore non va intesa come l’assenza di preoccupazioni, di delusioni, di mancanze, di motivi di sofferenza”.

“La pace che scaturisce dalla fede – spiega Francesco -  è invece un dono: è la grazia di sperimentare che Dio ci ama e che ci è sempre accanto, non ci lascia soli nemmeno un attimo della nostra vita”.

E qui si arriva al cuore di questa catechesi di Francesco: ecco allora perché la speranza cristiana è solida, ecco perché non delude. Perchè si “genera la pazienza”.

Aggiunge a braccio il Papa: “Ognuno di noi è capace di dire: sono sicuro che Dio mi ama? Non è facile dirlo, ma è vero, è un buon esercizio. Ripeterlo come preghiera: sono sicuro che Dio mi ama”.

Conclude il Papa la sua riflessione: “Adesso comprendiamo perché l’Apostolo Paolo ci esorta a vantarci sempre di tutto questo. La speranza che ci è stata donata non ci separa dagli altri, né tanto meno ci porta a screditarli o emarginarli. Si tratta invece di un dono straordinario del quale siamo chiamati a farci “canali”, con umiltà e semplicità, per tutti”.

All’udienza generale il Papa ha anche ricordato che ieri la Chiesa ha celebrato la memoria dei santi Patroni d’Europa: Cirillo monaco, e Metodio vescovo, evangelizzatori dei popoli slavi:“Questi due fratelli di Salonicco hanno portato il Vangelo ai popoli Slavi. Ancor oggi essi ricordano all’Europa, e a noi tutti, il bisogno di mantenere l’unità della fede, la tradizione, la cultura cristiana e di vivere ogni giorno il Vangelo. A voi tutti che affrontate queste sfide, sostenendole con la vostra preghiera, imparto di cuore la mia Benedizione”.

Al termine dell'Udienza un momento ricreativo e divertente: un gruppo di bambini intona per il Pontefice una canzone dal ritornello "Dio ti ama". La canzone dai bimbi è stata ripetuta più volte, interrompendo il corso dell'Udienza: " Così si fa - scherza Francesco - dobbiamo insistere, insistere con la preghiera se vogliamo ottenere qualcosa".

 

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