Il Papa: “L’apertura del cuore è…una porta, una scala, un cammino!”

Il Papa a Dakha
Foto: L'Osservatore Romano, ACI Group
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Nel giardino dell’Arcivescovado di Dhaka si prega per la pace. In uno spazio bellissimo, che può accogliere circa 5 mila persone, danze tradizionali, canti e inni accolgono Papa Francesco. E’ giunto il momento dell’incontro interreligioso ed ecumenico per la pace.

Sono presenti i 5 rappresentanti di comunità religiose (musulmana, hindu, buddista, cattolica) e della società civile. Si canta insieme per la pace. Un solo coro unisce mille voci.

Papa Francesco è entusiasta: “Le parole che abbiamo ascoltato, ma anche i canti e le danze che hanno animato la nostra assemblea, ci hanno parlato in modo eloquente del desiderio di armonia, fraternità e pace contenuto negli insegnamenti delle religioni del mondo”. “In Bangladesh – continua il Papa - dove il diritto alla libertà religiosa è un principio fondamentale, questo impegno sia un richiamo rispettoso ma fermo a chi cercherà di fomentare divisione, odio e violenza in nome della religione”.

Per Francesco è necessaria “un’ apertura del cuore, in modo da vedere gli altri come una via, non come un ostacolo”. E ne elenca le caratteristiche essenziali.

In primo luogo, essa è una porta. “Non è una teoria astratta, ma un’esperienza vissuta – commenta Papa Francesco - ci permette di intraprendere un dialogo di vita, non un semplice scambio di idee. Richiede buona volontà e accoglienza, ma non deve essere confusa con l’indifferenza o la reticenza nell’esprimere le nostre convinzioni più profonde. Impegnarsi fruttuosamente con l’altro significa condividere le nostre diverse identità religiose e culturali, ma sempre con umiltà, onestà e rispetto”.

L’apertura del cuore è anche simile ad una scala che raggiunge l’Assoluto. “Ricordando questa dimensione trascendente della nostra attività – continua il Pontefice argentino - ci rendiamo conto della necessità di purificare i nostri cuori, in modo da poter vedere tutte le cose nella loro prospettiva più vera. Ad ogni passo la nostra visuale diventerà più chiara e riceveremo la forza per perseverare nell’impegno di comprendere e valorizzare gli altri e il loro punto di vista. In questo modo, troveremo la saggezza e la forza necessari per tendere a tutti la mano dell’amicizia”.

Infine, l’apertura del cuore è anche un “cammino che conduce a ricercare la bontà, la giustizia e la solidarietà. Conduce a cercare il bene del nostro prossimo”.

Francesco conclude il suo discorso con un appello alla pace e al dialogo: “Uno spirito di apertura, accettazione e cooperazione tra i credenti non solo contribuisce a una cultura di armonia e di pace; esso ne è il cuore pulsante. Quanto ha bisogno il mondo di questo cuore che batte con forza, per contrastare il virus della corruzione politica, le ideologie religiose distruttive, la tentazione di chiudere gli occhi di fronte alle necessità dei poveri, dei rifugiati, delle minoranze perseguitate e dei più vulnerabili!”.

Al termine Papa Francesco saluta 18 Rohingya, provenienti da Cox’s Bazar, accompagnati da due traduttori della Caritas. Aprendo il suo cuore ha confidato a loro queste parole: "Noi tutti vi siamo vicini. E' poco quello che possiamo fare perchè la vostra tragedia è molto dura e grande, ma vi diamo spazio nel cuore. A nome di tutti quelli che vi hanno perseguitato e vi hanno fatto del male, vi chiedo perdono". " Facciamo vedere al mondo cosa fa l'egoismo con l'immagine di Dio - continua il Papa - loro sono l'immagine del Dio vivente. Non chiudiamo il cuore, non guardiamo da un'altra parte. La presenza di Dio oggi si chiama anche Rohingya".

 

 

 

 

 

 

 

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