Il Papa, le donne devono avere sempre più spazio nella società

Una giovane donna con i petali delle rose della Pentecoste
Foto: Daniel Ibanez/ CNA
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Qual è il ruolo della donna nell’educazione alla fraternità universale? Se ne parla nella plenaria del Pontificio Consiglio del Dialogo interreligioso e oggi il Papa ne ha parlato ai partecipanti ricevuti in udienza.

“Purtroppo vediamo come oggi la figura della donna in quanto educatrice alla fraternità universale sia offuscata e spesso non riconosciuta, a causa di tanti mali che affliggono questo mondo e che, in particolare, colpiscono le donne nella loro dignità e nel loro ruolo”.

La voce del Papa di leva ancora una volta contro la violenza che lacera famiglia e società e indica tre strada da percorrere: “valorizzare il ruolo della donna, educare alla fraternità e dialogare”.

Il Papa insiste su una maggiore presenza nella società ed è “benefico” il  “processo quello della crescente presenza delle donne nella vita sociale, economica e politica a livello locale, nazionale e internazionale, nonché in quella ecclesiale”. C’è poi l’aspetto educativo per il quale “l’apporto delle donne è inestimabile”. E comunque “uomini e donne sono chiamati a concorrere all’educazione alla fraternità universale che è poi, in ultima analisi, educazione alla pace nella complementarità delle diverse sensibilità e dei ruoli propri”. 

Ed anche vero che “le donne restano spesso le sole ad accompagnare gli altri, soprattutto coloro che sono più deboli nella famiglia e nella società, le vittime di conflitti e quanti devono affrontare le sfide di ogni giorno. Grazie al loro contributo, l’educazione alla fraternità, per sua natura inclusiva e generatrice di legami, può superare la cultura dello scarto”.

E infine il dialogo: “Le donne- dice il Papa-  sono impegnate, spesso più degli uomini, a livello di “dialogo della vita” nell’ambito interreligioso, e così contribuiscono a una migliore comprensione delle sfide caratteristiche di una realtà multiculturale. Ma le donne possono inserirsi a pieno titolo anche negli scambi a livello di esperienza religiosa, nonché in quelli a livello teologico”, anche perché “la donna, possedendo caratteristiche peculiari, può offrire un importante apporto al dialogo con la sua capacità di ascoltare, di accogliere e di aprirsi generosamente agli altri”.

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