Il Papa ricorda il viaggio a Cuba e in USA: "Non più muri, ma ponti"

Papa Francesco
Foto: CTV
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Come consuetudine la prima udienza generale del Papa successiva ad un viaggio apostolico internazionale è dedicata a tracciarne un bilancio. E Francesco non ha fatto eccezione, parlando ampiamente della sua visita a Cuba e negli Stati Uniti.

Prima tappa del viaggio è stata Cuba. "Ho potuto condividere col popolo cubano - ha ricordato il Pontefice - la speranza del compiersi della profezia di San Giovanni Paolo II: che Cuba si apra al mondo e il mondo si apra a Cuba. Non più chiusure, non più sfruttamento della povertà, ma libertà nella dignità".

Nell'isola caraibica il Papa si è presentato come missionario della misericordia: "la misericordia di Dio è più grande di ogni ferita, di ogni conflitto, di ogni ideologia; e con questo sguardo di misericordia ho potuto abbracciare tutto il popolo cubano, in patria e fuori, al di là di ogni divisione. Libertà nella dignità: questa è la strada che fa vibrare il cuore di tanti giovani cubani: non una strada di evasione, di facili guadagni, ma di responsabilità, di servizio al prossimo, di cura della fragilità. Un cammino che trae forza dalle radici cristiane di quel popolo, che ha tanto sofferto. Un cammino nel quale ho incoraggiato in modo particolare i sacerdoti e tutti i consacrati, gli studenti e le famiglie. Lo Spirito Santo, con l’intercessione di Maria Santissima, faccia crescere i semi che abbiamo gettato".

Francesco ha poi parlato dei passaggi negli Stati Uniti. Il trasferimento "è stato un passaggio emblematico, un ponte che grazie a Dio si sta ricostruendo. Dio sempre vuole costruire ponti; siamo noi che costruiamo muri! E i muri crollano sempre". Il Papa ha ricordato i suoi numerosi appelli in terra americana a partire dal rispetto della libertà religiosa e in particolare la preghiera a Ground Zero dedicata alla pace e alla fraternità.

Il racconto del Papa culmina con il ricordo della visita a Philadelphia, per l'8° incontro mondiale delle famiglie. "E' provvidenziale - ha ricordato Papa Bergoglio - che il messaggio, anzi, la testimonianza dell’Incontro mondiale delle famiglie sia venuta in questo momento dagli Stati Uniti d’America, cioè dal Paese che nel secolo scorso ha raggiunto il massimo sviluppo economico e tecnologico senza rinnegare le sue radici religiose. Ora queste stesse radici chiedono di ripartire dalla famiglia per ripensare e cambiare il modello di sviluppo, per il bene dell’intera famiglia umana. La famiglia, cioè l’alleanza feconda tra l’uomo e la donna, è la risposta alla grande sfida del nostro mondo, che è una sfida duplice: la frammentazione e la massificazione, due estremi che convivono e si sostengono a vicenda, e insieme sostengono il modello economico consumistico. La famiglia è la risposta perché è la cellula di una società che equilibra la dimensione personale e quella comunitaria, e che nello stesso tempo può essere il modello di una gestione sostenibile dei beni e delle risorse del creato. La famiglia è il soggetto protagonista di un’ecologia integrale, perché è il soggetto sociale primario, che contiene al proprio interno i due principi-base della civiltà umana sulla terra: il principio di comunione e il principio di fecondità".

Prima dell'udienza generale il Papa ha voluto incontrare circa 400 ammalati radunatisi nell'Aula Paolo VI.

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