Il Papa: "Si alla logica della fede, no al miracolismo". E fa un appello per lo Yemen

Papa Francesco, Angelus
Foto: Vatican Media / ACI group
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Prima di partire per gli Emirati Arabi, Papa Francesco si affaccia alla finestra del Palazzo Apostolico e incontra i fedeli convenuti per la preghiera dell’Angelus. Presenti oggi anche i Ragazzi dell’Azione Cattolica della Diocesi di Roma che concludono, con la “Carovana della Pace”, il mese di gennaio da loro tradizionalmente dedicato al tema della pace, che quest’anno ha avuto per slogan “La pace è servita”. Dopo la preghiera, anche un appello per la pace nello Yemen, stremato da guerra e carestia.

Papa Francesco, partendo dal Vangelo odierno in cui i suoi “compaesani” non lo riconoscono come Messia e chiedono a Lui cose prodigiose, commenta: “Dio vuole la fede, loro vogliono i miracoli; Dio vuole salvare tutti, e loro vogliono un Messia a proprio vantaggio. E per spiegare la logica di Dio, Gesù porta l’esempio di due grandi profeti antichi: Elia ed Eliseo, che Dio aveva mandato a guarire e salvare persone non ebree, di altri popoli, ma che si erano fidate della sua parola”.

La storia continua. “Di fronte a questo invito ad aprire i loro cuori alla gratuità e alla universalità della salvezza – sottolinea il Papa - i cittadini di Nazaret si ribellano, e addirittura assumono un atteggiamento aggressivo, che degenera al punto che si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero sul ciglio del monte”.

Francesco spiega: “Questo Vangelo ci mostra che il ministero pubblico di Gesù comincia con un rifiuto e con una minaccia di morte, paradossalmente proprio da parte dei suoi concittadini. Gesù, nel vivere la missione affidatagli dal Padre, sa bene che deve affrontare la fatica, il rifiuto, la persecuzione e la sconfitta. Un prezzo che, ieri come oggi, la profezia autentica è chiamata a pagare. Il duro rifiuto, però, non scoraggia Gesù, né arresta il cammino e la fecondità della sua azione profetica. Egli va avanti per la sua strada confidando nell’amore del Padre”.

Papa Francesco conclude: “Il mondo ha bisogno di vedere nei discepoli del Signore dei profeti, cioè delle persone coraggiose e perseveranti nel rispondere alla vocazione cristiana. Persone che seguono la spinta dello Spirito Santo, che le manda ad annunciare speranza e salvezza ai poveri e agli esclusi; persone che seguono la logica della fede e non del miracolismo”.

Subito dopo la preghiera mariana, il Papa lancia un appello per la pace nello Yemen: “Con grande preoccupazione seguo la crisi umanitaria nello Yemen. La popolazione è stremata dal lungo conflitto e moltissimi bambini soffrono la fame, ma non si riesce ad accedere ai depositi di alimenti. Il grido di questi bambini e dei loro genitori sale al cospetto di Dio. Faccio appello alle parti interessate e alla Comunità internazionale per favorire con urgenza l’osservanza degli accordi raggiunti, assicurare la distribuzione del cibo e lavorare per il bene della popolazione. Invito tutti a pregare per i fratelli dello Yemen. Sono dei bambini che hanno fame, hanno sete, non hanno medicine".

Al termine della preghiera, due ragazzi appartenenti a due diverse parrocchie romane, invitati nell’appartamento pontificio, leggono un messaggio a nome dell’Azione Cattolica di Roma, che festeggia i 50 anni dalla nascita. Infine, il lancio dei palloncini.

Ora il Papa è pronto a partire.

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