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Il Papa: “Tutto ciò che siamo e possediamo chiede di essere offerto a Gesù”

L'Angelus dalla Loggia Centrale di Papa Leone XIV

Papa Leone, l'Angelus dalla Loggia |  | Vatican Media / EWTN Papa Leone, l'Angelus dalla Loggia | | Vatican Media / EWTN

Sotto una pioggia incessante Papa Leone XIV si affaccia dalla Loggia Centrale della Basilica Vaticana per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro sia per la Chiusura della Porta Santa, sia per la Messa dell’Epifania. È il secondo di questo 2026.

“In questo periodo abbiamo vissuto diversi giorni festivi e la solennità dell’Epifania, già nel suo nome, ci suggerisce che cosa rende possibile la gioia anche in tempi difficili. Come sapete, infatti, la parola “epifania” significa “manifestazione”, e la nostra gioia nasce da un Mistero che non è più nascosto. Si è svelata la vita di Dio: molte volte e in diversi modi, ma con definitiva chiarezza in Gesù, così che ora sappiamo, anche fra molte tribolazioni, di poter sperare. “Dio salva”: non ha altre intenzioni, non ha un altro nome. Viene da Dio ed è epifania di Dio solo ciò che libera e salva”, dice il Papa prima della recita dell’Angelus.

“Sì, la vita divina è alla nostra portata, si è manifestata, per coinvolgerci nel suo dinamismo liberante che scioglie le paure e ci fa incontrare nella pace. È una possibilità, un invito: la comunione non può essere una costrizione, ma che cosa si può desiderare di più?”, dice il Pontefice.

“Non sappiamo che cosa possedessero i Magi, venuti dall’oriente, ma il loro partire, il loro rischiare, i loro stessi doni ci suggeriscono che tutto, davvero tutto ciò che siamo e possediamo, chiede di essere offerto a Gesù, tesoro inestimabile. E il Giubileo ci ha richiamato a questa giustizia fondata sulla gratuità: esso ha originariamente in sé stesso l’appello a riorganizzare la convivenza, a ridistribuire la terra e le risorse, a restituire “ciò che si ha” e “ciò che si è” ai sogni di Dio, più grandi dei nostri. Carissimi, la speranza che annunciamo dev’essere coi piedi per terra: viene dal cielo, ma per generare, quaggiù, una storia nuova. Nei doni dei Magi, allora, vediamo ciò che ognuno di noi può mettere in comune, può non tenere più per sé ma condividere, perché Gesù cresca in mezzo a noi. Cresca il suo Regno, si realizzino in noi le sue parole, gli estranei e gli avversari diventino fratelli e sorelle, al posto delle diseguaglianze ci sia equità, invece dell’industria della guerra si affermi l’artigianato della pace”, commenta il Papa prima della recita mariana.

Subito dopo la recita dell’Angelus il Papa passa ai consueti saluti e annunci. “Nella festa dell’Epifania che è la giornata missionaria dei ragazzi voglio ringraziare tutti i bambini e i ragazzi. Grazie cari amici!”.

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“Il mio pensiero va alle comunità ecclesiali dell’Oriente che domani festeggiano il Santo Natale secondo calendario giuliano”, dice il Papa.

Poi il saluto al corteo storico dei magi della Polonia e a Roma. “A tutti auguro ogni bene per il nuovo anno!”, conclude il Pontefice.

 

 

 

 

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