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Il Papa: "Vorrei che ci unissimo a quanti stanno rendendo omaggio a Benedetto XVI"

Udienza Generale di Papa Francesco. Concludiamo il ciclo dedicato al tema del discernimento

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"Prima di iniziare questa catechesi vorrei che ci unissimo a quanti, qui accanto, stanno rendendo omaggio a Benedetto XVI e rivolgere il mio pensiero a lui, che è stato un grande maestro di catechesi. Il suo pensiero acuto e garbato non è stato autoreferenziale, ma ecclesiale, perché sempre ha voluto accompagnarci all’incontro con Gesù. Gesù, il Crocifisso risorto, il Vivente e il Signore, è stata la meta a cui Papa Benedetto ci ha condotto, prendendoci per mano. Ci aiuti a riscoprire in Cristo la gioia di credere e la speranza di vivere". E' questo il primo pensiero di Papa Francesco durante l'Udienza generale odierna, nel periodo del Natale.

Un'udienza particolare quella di oggi, perchè accanto all'Aula Paolo VI tanti fedeli stanno omaggiando Benedetto XVI. Più di 135.000 mila persone e c'è tempo fino a stasera per salutare in Basilica il Papa emerito.

"Con questa catechesi concludiamo il ciclo dedicato al tema del discernimento, e lo facciamo completando il discorso sugli aiuti che possono e devono sostenerlo. Uno di questi è l’accompagnamento spirituale, importante anzitutto per la conoscenza di sé, che abbiamo visto essere una condizione indispensabile per il discernimento. Guardarsi allo specchio da solo non aiuta, ma con l'aiuto di un altro questo ti aiuta, ti dice la verità", dice il Papa nell'Udienza generale di oggi.

"È importante anzitutto farsi conoscere, senza timore di condividere gli aspetti più fragili, dove ci scopriamo più sensibili, deboli o timorosi di essere giudicati. La fragilità è, in realtà, la nostra vera ricchezza, che dobbiamo imparare a rispettare e ad accogliere, perché, quando viene offerta a Dio, ci rende capaci di tenerezza, di misericordia, di amore. Ci rende umani", commenta ancora il Pontefice.

"L’accompagnamento spirituale, se è docile allo Spirito Santo, aiuta a smascherare equivoci anche gravi nella considerazione di noi stessi e nella relazione con il Signore. Il Vangelo presenta diversi esempi di colloqui chiarificatori e liberanti fatti da Gesù. Pensiamo, ad esempio, a quelli con la Samaritana, con Zaccheo, con la donna peccatrice, con Nicodemo, con i discepoli di Emmaus. Le persone che hanno un incontro vero con Gesù non hanno timore di aprirgli il cuore, di presentare la propria vulnerabilità e inadeguatezza.", continua il Papa.
Per il Pontefice "raccontare di fronte a un altro ciò che abbiamo vissuto o che stiamo cercando aiuta anzitutto a fare chiarezza in noi stessi, portando alla luce i tanti pensieri che ci abitano. Ci aiuta a chiarirle bene, a vedere le radici. Colui o colei che accompagna non si sostituisce al Signore, non fa il lavoro al posto della persona accompagnata, ma cammina al suo fianco, la incoraggia a leggere ciò che si muove nel suo cuore, il luogo per eccellenza dove il Signore parla. E' l'accompagnatore spirituale, ci aiuta a capire meglio i segni dei tempi, la voce del Signore. Non camminare da solo. C'è un detto della saggezza africana che dice se tu vai arrivare di fretta vai da solo, se tu vuoi arrivare sicuro vai con gli altri. L’accompagnamento può essere fruttuoso se, da una parte e dall’altra, si è fatta esperienza della figliolanza e della fratellanza spirituale. Scopriamo di essere figli di Dio nel momento in cui ci scopriamo fratelli, figli dello stesso Padre. Per questo è indispensabile essere inseriti in una comunità in cammino. Non siamo soli, siamo una comunità in cammino. Non si va al Signore da soli."

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"La Vergine Maria è maestra di discernimento: parla poco, ascolta molto e custodisce nel cuore. “Fate quello che vi dirà”. Il gesto che sempre fa la Madonna è segnalare Gesù. La Madonna non prende niente per sè, segnala Gesù. Fare quello che Gesù ci dice. Maria sa che il Signore parla al cuore di ciascuno, e chiede di tradurre questa parola in azioni e scelte. Lei ha saputo farlo più di ogni altro, e infatti è presente nei momenti fondamentali della vita di Gesù, specialmente nell’ora suprema della sua morte di croce. Il discernimento è un’arte, un’arte che si può apprendere e che ha le sue regole proprie. Se bene appreso, esso consente di vivere l’esperienza spirituale in maniera sempre più bella e ordinata", conclude Papa Francesco.