Incarico nella finanza vaticana per il segretario generale della CEI

Il vescovo Nunzio Galantino, nuovo presidente dell'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica
Foto: Marco Mancini / ACI Stampa
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Incarico vaticano per il vescovo Nunzio Galantino, finora segretario generale della CEI: Papa Francesco lo ha chiamato a guidare l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, succedendo al Cardinale Domenico Calcagno, che aveva presentato la rinuncia per limiti di età.

Classe 1948, il vescovo Galantino era stato chiamato da Papa Francesco come numero due della Conferenza Episcopale Italiana dal 25 marzo 2014. Per un periodo, dal dicembre 2013, aveva mantenuto anche l’incarico Pastorale di vescovo di Cassano allo Jonio, dove era stato nominato da Benedetto XVI nel 2011.

Ora, lascia l’incarico di segretario generale della CEI, e sarà da vedere chi prenderà il suo posto. Il Cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, in un comunicato ha sottolineato che la nomina del numero 2 della CEI "è un grande atto di stima e di fiducia da parte del Santo Padre. Al nostro Segretario Generale Papa Francesco affida una responsabilità enorme, in un settore estremamente delicato qual è la gestione del patrimonio economico della Sede Apostolica." 

Il Cardinale Bassetti ha anche tessuto le lodi del Segretario Generale, specialmente il fatto che si sia speso "in modo convinto in particolare per mettere a fuoco alcuni criteri essenziali di rigore nell’elargizione di contributi con fondi provenienti dall’8 per mille. In tal modo, abbiamo reso ancora più rigorose le procedure di tale erogazione, secondo la linea auspicata da tutti i Vescovi per un’amministrazione dei beni della Chiesa secondo chiarezza e trasparenza".

Il vescovo Galantino succede dunque al Cardinale Domenico Calcagno. Questi, classe 1943, era presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede apostolica dal luglio 2011, ed era stato creato cardinale nel concistoro del 18 febbraio 2012. Era arrivato alla presidenza dopo aver servito dal 2007 al 2011 come segretario dell’Amministrazione. Sotto la sua guida, è stato avviato il processo di riforma dell’Amministrazione, che rientrava nella più ampia riforma delle finanze vaticane cominciata da Benedetto XVI.

L’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica è considerata la “banca centrale del Vaticano”.

Con il motu proprio I beni temporali del 4 luglio 2016, Papa Francesco aveva “aggiustato” la grande riforma dell’economia di Papa Francesco, che con il motu proprio Fidelis Dispensator et Prudens aveva portato alla formazione della Segreteria per l’Economia, del Consiglio per l’economia e del Revisore Generale vaticano.

Del motu proprio aveva parlato anche il Promotore di Giustizia Giampiero Milano all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2017, sottolineando che “la sezione di controllo e vigilanza della Segreteria per l’Economia esercita vigilanza sull’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, la struttura amministrativa della Segreteria formula linee guida, e indica “le migliori prassi in materia di appalti per l’acquisizione di beni e servizi”, mentre l’APSA “amministra il patrimonio mobiliare ed immobiliare della Santa Sede e quello degli enti che ad essa hanno affidato i propri beni” e “acquisisce beni e servizi dai fornitori esterni per se stessa, per i Dicasteri della Santa Sede e per le Istituzioni collegate, secondo le procedure e svolge altri compiti di carattere amministrativo, anche nei confronti del personale”.

Con la riforma del fondo pensioni del Vaticano del 29 maggio 2015, il presidente dell’APSA aveva anche perso la presidenza del Consiglio di Amministrazione del Fondo, che con i nuovi Statuti veniva nominato, e non era più appannaggio diretto dell’APSA.

Si è trattato di una serie di aggiustamenti che erano cominciati nell’ottobre 2016, quando l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica aveva subito una piccola riforma che aveva cambiato le funzioni dei consultori, divenuti parte di un “supervisory board”, un annuncio arrivato proprio mentre venivano avviate le pratiche di due diligence (adeguata verifica) affidata agli esperti americani del Promontory Financial Group.

Questa prima riforma aveva creato un corto circuito, perché sembrava trattare l’APSA come una banca sebbene non lo fosse.

Basta, in fondo, dare una scorsa al rapporto MONEYVAL del 2012 per comprendere che il problema APSA non potesse essere liquidata come una questione meramente bancaria.

Perché è vero che la Sezione straordinaria (sulla base della Pastor Bonus e del Regolamento dell’APSA) poteva fornire alcuni servizi finanziari a persone naturali (membri del clero o laici) che non sono organismi della Santa Sede sotto l’approvazione del cardinale presidente. Ma era anche vero che questi servizi erano sono ormai limitati a sole 23 persone (15 membri del clero e 8 laici), per un totale di 10 milioni di euro. I conti dei membri del clero – si leggeva nel prima rapporto MONEYVAL, al paragrafo 118 – servono “allo scopo di depositare contributi caritativi fatti in loro nome, o in favore della Curia romana o delle loro diocesi di origine”. Mentre le otto persone che hanno conti nell’APSA “hanno tipicamente donato beni mobili e immobili alla Santa Sede e in cambio ricevono un vitalizio annuale che è accreditato nel loro conto nell’APSA”.

Già dal 2001 – si legge al punto 119 del Rapporto – “il consiglio dei Cardinali aveva preso la decisione di limitare gradualmente l’erogazione di servizi finanziari a persone individuali (sia chierici che laici) che non sono organismi o dicasteri della Santa Sede/Stato di Città del Vaticano”. E il 27 gennaio del 2006 “il Consiglio dei Cardinali ha deciso di cominciare il processo di chiudere tutti i conti rimanente con quelle persone appena possibile”. Non solo. Nessun nuovo deposito è stato accettato dal 2001 per i rimanenti 23 conti delle persone naturali.

La chiusura dei conti è terminata nel 2016, e quindi l’APSA non è più entrata sotto la giurisdizione dell’AIF, come sottolineato nel terzo rapporto sui progressi del Comitato del Consiglio d’Europa MONEYVAL.

Nel frattempo, l’APSA era andata incontro ad un’altra piccola riforma, con la nomina, lo scorso 19 dicembre 2017, di Gustavo Zanchetta, vescovo emerito di Oran, come assessore, un incarico che non era previsto nell’organigramma. Sacerdote dal 1991, scelto come vescovo di Oran da Papa Francesco nel 2013, aveva lasciato solo ad agosto 2017 la sua diocesi per “problemi di salute”, dando adito a varie speculazioni da parte dei media che parlavano anche di una cattiva gestione finanziaria.

(articolo aggiornato alle ore 12.39 con le dichiarazioni del Cardinale Bassetti)

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