IOR, pubblicato il rapporto annuale 2014

Istituto per le Opere di Religione
Foto: Alessia Giuliani / Catholic Press Photo
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L’utile netto è di 66,9 milioni di euro. Di questi, l’Istituto delle Opere di Religione intende destinarne 55 al bilancio della Santa Sede, e 14,3 alle riserve di utili dell’Istituto. Ma è anche vero che queste cifre saranno destinate dopo “il riscontro della commissione cardinalizia,” spiega il comunicato che accompagna l’annuncio della pubblicazione del terzo rapporto annuale dell’Istituto.

Un comunicato che sottolinea che sta andando avanti “la trasformazione dello IOR in linea con i programmi,” il fatto che il piano strategico di lungo periodo dell’Istituto sia “in fase avanzata,” e mette in luce un ulteriore potenziamento delle attività di “compliance, dei sistemi di controllo e monitoraggio del rischio e delle funzioni audit sotto la vigilanza” dell’Autorità di Informazione Finanziaria.

Resta però in sospeso la questione del riscontro della commissione cardinalizia. Una frase che da quasi l’impressione che il rapporto sia stato pubblicato in maniera rapida, quasi a voler concludere una attesa. Si tratta, ovviamente, solo di una impressione. Ma alle impressioni devono far da contraltare i dati.

Scorrendoli, si notano altri dettagli: il patrimonio netto dello IOR era di 695 milioni al 31 dicembre 2014, i patrimoni affidati allo IOR sono aumentati e hanno raggiunto la quota di 6 miliardi (nel 2013 erano 5,9), che si dividono tra depositi, gestioni patrimoniali, titoli in custodia.

Ma il futuro è quello dei servizi di gestione patrimoniale, e non certo quello dei depositi a termine, ovvero investimenti a breve termine e sicuri sul mercato monetario, con durate liberamente definibili tra una settimana e, solitamente, un massimo di un anno. Dichiara il presidente Jean-Baptiste de Franssu, presidente della cosiddetta “banca vaticana” che “la nostra sfida principale è assicurare il miglioramento dei livelli di servizio all’utenza e di migliorare le performance dei servizi di gestione patrimoniale. Sarà questo il punto chiave del nuovo piano strategico, oltre ad azioni per fornire soluzioni di pagamento affidabili ed efficienti, da attuare nel rispetto del nuovo quadro regolamentare vaticano e dell'accordo fiscale siglato di recente dalla Santa Sede e l'Italia.”

Ovvio che le gestioni patrimoniali devono essere meno rischiose, per “garantire, ed eventualmente, accrescere il contributo economico che l’Istituto eroga ogni anno alla Santa Sede.” Le soluzioni di asset management sono cresciute del 40 per cento del 2008 

Per quanto riguarda “l’operazione trasparenza”, lo IOR si propone di continuare a potenziare la cultura della compliance, e sono procedute gli sforzi volti a implementare le procedure per il contrasto al riciclaggio di denaro e quella Know Your Customer. Procedure che chiedevano un aggiornamento, ma che erano state comunque plaudite dal Comitato Europeo di MONEYVAL già nel Rapporto sulla Santa Sede/Stato di Città del Vaticano del 2012, che sottolineava (punto 476) che una revisione e un aggiornamento del database clienti era già stato avviato a novembre 2010.

Da lì, ci sono stati ulteriori aggiornamenti, poi la costosa consulenza del Promontory Financial Group, e quindi anche l’ispezione dell’Autorità di Informazione Finanziaria, che per la prima volta ha ispezionato la cosiddetta ‘banca vaticana’ nel gennaio 2014 e ha proposto un piano d’azione dettagliato, grazie al quale “lo IOR ha ulteriormente potenziato le sue procedure di contrasto al riciclaggio di denaro e di KYC (know your customer, conosci il tuo cliente, ndr), procedure la cui implementazione sistematica è stata quasi ultimata.”

L’Istituto ci tiene anche a sottolineare che “i casi di illecito che in passato hanno interessato lo IOR sono stati denunciati alle autorità vaticane di competenza.”

Il rapporto annuale 2014, inaugurato dalle lettere del presidente del Consiglio di Sovrintendenza de Franssu, del prelato Giovan Battista Ricca e del Presidente della Commissione Cardinalizia, il Cardinal Santos y Avril Castellò, inizia con una analisi dello scenario macroeconomico del 2014, con segnalazione sull’abbassamento dei tassi di inflazione nell’eurozona ai problemi geopolitici che influenzano i mercati (Ucraina, Medio Oriente) fino all’abbassamento del prezzo del petrolio.

Poi, il rapporto come è cambiato il panorama degli utenti, e nota che lo IOR aveva 15,181 utenti alla fine del 2014, e la maggior parte erano istituzioni, mentre nel 2013 gli utenti erano 17419. Da maggio 2013, lo IOR ha registrato la chiusura di 4,614 rapporti e l’apertura di 1,066 nuovi rapporti. Al 31 dicembre 2014 rimangono da chiudere 274 rapporti, e 148 di questi saranno chiusi alla fine di maggio 2015.

Il taglio è frutto della nuova anagrafica, nonché delle nuove linee guida sull’utenza servita dall’Istituto, che comprende “controparti istituzionali (istituzioni sovrane della Santa Sede e Stato Città del Vaticano, le entità collegate ad essa e ambasciate e diplomatici accreditati presso la Santa Sede), controparti non istituzionali (dipendenti e pensionati vaticani), Istituti di Vita Consacrata e Società di Vita Apostolica e le Diocesi.”

La metà degli utenti è composto da ordini religiose, mentre gli uffici della Santa Sede e le nunziature apostoliche rappresentano il 14 per cento dell’utenza, il 9 per cento è costituito da cardinali vescovi o clero, l’8 per cento dalle diocesi e il rimanente gruppo formato da vari soggetti, tra cui dipendenti del Vaticano.

Senza le costose società di consulenza, i costi operativi passano dai 32,2 milioni di euro del 2013 ai 28,9 milioni del 2014. Il personale incide con 10,8 milioni di euro, 1,2 milioni in meno del 2013, frutto di tre pensionamenti e tre dimissioni cui si è fatto fronte con sole 3 nuove assunzioni.

Aumentano le svalutazioni, passate dai 5,7 milioni di euro del 2013 ai 7,2 del 2014, “dovute principalmente alle riduzioni di valore su titoli azionari detenuti per investimento (2,0 milioni di Euro) e su prestiti e anticipi a terzi (2,2 milioni di Euro).” Poi c’è una anticipazione di 1,6 milioni erogata ad interessi zero nel rispetto della missione dell’istituto, che incide sempre sulle svalutazioni.

Il rapporto termina con la spiegazione della missione dell’Istituto, il suo organigramma, e la descrizione del quadro normativo di riferimento.

Una parte interessante è quella sulle normative fiscali. L’Istituto è soggetto a partire dal 2015 alla Foreign Account Tax Compliance Act (FATCA), una legge federale degli Stati Uniti che richiede alle persone fisiche e giuridiche statunitensi, compresi coloro che vivono al di fuori degli Stati Uniti, di segnalare tutti i rapporti finanziari posseduti al di fuori degli Stati Uniti all’U.S. Internal Revenue Service (IRS), e che richiede anche che le istituzioni finanziarie straniere segnalino all’IRS i dati dei conti posseduti dagli utenti statunitensi. C’è stato un accordo tra Santa Sede e Stati Uniti, sotto forma di Integovernmental Agreement.

Sempre sul tema fiscale, lo IOR dice di aver riscontrato “rischi probabili sugli anni passati a causa delle diverse interpretazioni circa la natura giuridica dell’Istituto e i conseguenti trattamenti fiscali.” Non si sa se e a quanto ammonterà il passivo, e dunque non è stato registrato a bilancio.”

Il rapporto presenta poi i grafici del bilancio dell’esercizio, l’impatto delle nuove rendicontazioni contabili sul bilancio, le relazioni della Commissione Cardinalizia, del Consiglio di Sovrintendenza e del collegio dei revisori, che sottolinea come “il Bilancio è stato sottoposto a revisione contabile da parte della Deloitte & Touche S.p.A che in data 30 marzo 2015 ha espresso un giudizio positivo senza rilievi.” La relazione di Deloitte è anche allegata al rapporto, che conta in tutto 96 pagine.  

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