Iran-Santa Sede, cosa accomuna gli incontri di Giovanni Paolo II e Francesco?

Un momento dell'incontro tra Papa Francesco e il presidente Rouhani. A fianco del Papa, padre Majidi
Foto: LOR
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C’è una persona che rappresenta la continuità tra lo storico incontro di Giovanni Paolo II con il presidente iraniano Mohammaed Khatami nel 1999 e quello di Papa Francesco con Hassan Rouhani. Si chiama Karim Majidi, ed è un sacerdote salesiano che dal 2015 è stato nominato vicario dell'ispettore dell’Italia Centrale.

C’era lui a fare da interprete a Giovanni Paolo II nel 1999. E c’era sempre lui al fianco di Papa Francesco, nell’incontro del 25 gennaio scorso. Se il Papa e il leader iraniano di turno si sono potuti parlare, lo devono anche a questo salesiano di origine iraniana, nato a Genova, vissuto per molto tempo in Iran, e poi anche parroco a Livorno, dove lo considerano una persona della città.

Il suo ruolo è delicatissimo, ma lui sembra non darci troppo peso. Quando Il Tirreno gli chiese perché lo avessero chiamato a fare da interprete a Giovanni Paolo II, lui rispose che “è perché in Italia ci sono due preti iraniani”.

Uno di questi è appunto lui. Nato a Genova nel 1964, vissuto a Teheran dal 1965 al 1980, dove il padre si era trasferito per lavorare come ufficiale della Marina dello scià, salesiano dal 1984 e sacerdote dal 1992, padre Majidi non ha certo il profilo del diplomatico di professione, né dell’interprete.

In esclusiva ad ACI Stampa spiega che “un interprete deve cercare di comunicare la verità di uno e dell’altro, rispettando la cultura dell’uno e dell’altro nella verità. La pressione è grande, quanto più sono grandi le persone che comunicano”.

Per ovvie ragioni di riservatezza, padre Majidi non vuole descrivere il clima che si respirava nei 40 minuti di udienza che il Papa ha concesso a Rouhani, accompagnato da una interprete (unica donna del seguito del presidente dell’Iran).

Racconta che “ha servito da traduttore sia per San Giovanni Paolo II che per Bendetto XVI. Ogni incontro è differente. Mi preparo con la lettura della parola di Dio in persiano e la preghiera. La Vergine Maria ha un grande ruolo in questi incontri”.

Di certo, la Santa Sede guarda con interesse all’Iran. Ma anche con preoccupazione, dato che a Teheran si può anche condannare a morte per apostasia. Dunque, alle caute aperture diplomatiche e al dialogo franco, la Santa Sede fa seguire una gestione attenta delle situazioni in corso

Padre Majidi però è fiducioso: “Il dialogo continua e continuerà”, conclude in maniera netta.

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