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Iraq, il governo ritira la ratifica del riconoscimento di Sako come capo dei Caldei

Un decreto presidenziale contro il Cardinale. Il patriarcato: decisione senza precedenti nella storia dell'Iraq. Sako al momento si è trasferito ad Erbil.

 | Il Cardinale Sako - Daniel Ibanez CNA | Il Cardinale Sako - Daniel Ibanez CNA

Alcuni giorni fa il Presidente della Repubblica dell’Iraq Abdul Latif Rashid ha ritirato il decreto presidenziale emesso nel 2013 che di fatto riconosceva come capo della Chiesa Caldea il Cardinale Louis Raphael I Sako, Patriarca di Bagdad dei Caldei. Il decreto presidenziale era una sorta di ratifica della nomina pontificia del porporato – creato Cardinale da Papa Francesco nel concistoro del 28 giugno 2018 - a capo della Chiesa caldea in Iraq e nel mondo e per questo responsabile della gestione dei beni della Chiesa caldea.

A seguito di tale decisione – definita dal Patriarcato – come “senza precedenti nella storia dell’Iraq” il Cardinale Sako ha lasciato Bagdad e si è recato ad Erbil, nel nord del Paese per incontrare il locale Arcivescovo caldeo Monsignor Warda.

Il Patriarcato caldeo in un comunicato ha ricordato che “questi decreti sono in vigore nei paesi arabi con presenze cristiane come Giordania, Egitto, Siria e Libano. Non conosciamo le ragioni di questa decisione, che consideriamo una politica malevola, non contro la persona del patriarca Sako, che è noto per le sue posizioni patriottiche e la sua integrità, ma contro l'antica posizione patriarcale in Iraq e nel mondo. Questi decreti, nelle attuali circostanze che l'Iraq sta attraversando, rassicurano i cristiani e le altre componenti e riflettono il rispetto del governo per questa bella diversità storica irachena. Pertanto, i caldei, la Grande Chiesa, chiedono a Sua Eccellenza il Presidente della Repubblica, di riportare le cose alla normalità prima che degenerino e producano ripercussioni inquietanti. I cristiani erano e sono ancora iracheni fedeli alla loro patria e portano l'Iraq nei loro cuori”.

La presidenza della Repubblica irachena ha specificato che questi decreti non hanno una base costituzionale in quanto la chiesa elegge i propri rappresentanti, non il governo nazionale. La Presidenza della Repubblica ha inoltre aggiunto che la revoca di tali decreti non incide in alcun modo sullo status di alcun leader ecclesiastico.

Secondo l’Arcivescovo Warda – secondo quanto riporta ACI Mena, l’agenzia in lingua araba del gruppo ACI - “il presidente della Repubblica avrebbe potuto convocare un incontro con tutti i vertici ecclesiastici per spiegare la storia di questi decreti e la sua decisione di ritirarli. Invece la vicenda si è giocata sui media, portando il Patriarca a interpretare questa azione come punitiva. Con il clima politico prevalente in Iraq, tutti gli avvenimenti hanno un significato politico. Tutti i gruppi sfruttano ogni occasione per provocare il caos all'interno del quadro politico, cercando di conquistare il sostegno del pubblico e di contrapporsi ai partiti rivali. Quindi, è prudente che il presidente gestisca questa situazione con discrezione, mantenga contatti diretti con i capi della Chiesa e impedisca alle fazioni politiche di sfruttare queste situazioni per i loro guadagni politici e mediatici personali.

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Dietro alla mossa del governo iracheno vi sarebbe poi anche il leader del Movimento Babilonia Rayan al-Kildani. Secondo Asianews si tratta di un sedicente leader cristiano, in rapporti con l’Iran, che ha l’obiettivo di formare “un’enclave nella piana di Ninive sfruttando la posizione di forza e disponendo di quattro parlamentari e un ministero da lui controllati”.