Iraq, la Chiesa combatte l'ISIS con la cultura

Arcivescovo Bashar Barda, arcivescovo di Erbil, e mons. Segundo Tejado Munoz, sottosegretario del Pontificio Consiglio Cor Unum, Arcivescovado di Erbil dei Caldei, 28 marzo 2015
Foto: Daniel Ibañez / ACI Group
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Una università cattolica ad Erbil. Il progetto c’era da tempo, e aveva coinvolto anche i fondi dell’8 per mille della CEI. Ma ora c’è una accelerazione decisiva, grazie al contributo e al sostegno dell’Università Cattolica australiana. I corsi prenderanno il via il prossimo ottobre, e rappresenteranno il primo baluardo di contrapposizione e presenza della Chiesa cristiana in Iraq all’avanzata dello Stato Islamico.

La voleva fortemente Bashard Matti Warda, arcivescovo di Erbil dei Caldei. Da quando il Califfato è avanzato fino a Mosul, prendendo per un periodo anche la diga, Erbil, capitale del Kurdistan, è diventato il centro di ricovero di quasi tutti i rifugiati della Piana di Ninive. A fine marzo, quando una spedizione del Pontificio Consiglio Cor Unum cui ACI Stampa ha partecipato è stata nella zona, era evidente che la situazione dei profughi era destinata a rimanere stabile per qualche tempo, sebbene molti contassero in attacchi mirati che permettessero di liberare la piana di Ninive in due mesi. Così non è stato.

Nel frattempo, il Kurdistan si è dato un gran daffare nell’accoglienza dei profughi e dei rifugiati, rimanendo l’unico sacchetto sicuro in un Iraq di cui i media non parlano più, ma che continua a vivere momenti difficili. La speranza, per i curdi, è quella di ottenere così il riconoscimento del loro Stato. La speranza, per i cristiani, è quella di poter vivere in pace.

Così, oltre agli ospedali – i cattolici lavorano attivamente nei presidi di pronto soccorso – oltre alle case non rifinite date ad affitti molto agevolati e ai vari centri profughi gestiti, la Chiesa di Iraq puntava a dare un segno ancora più forte della sua presenza. Un modo per incoraggiare tutti a rimanere, per fermare l’esodo di molti che, vivendo una condizione medio borghese prima del conflitto, ora si trovano privati di tutto.

I corsi dell’università cattolica inizieranno a ottobre. Nei giorni scorsi, l’arcivescovo di Erbil dei Caldei, monsignor Bashar Matti Warda, ha incontrato i rappresentanti dell’Australian Catholic University (Acu) e il presidente della Conferenza episcopale australiana e arcivescovo di Melbourne, monsignor Denis James Hart, per coordinare al meglio gli aiuti necessari a completare i lavori del nuovo ateneo in una città abitata in maggioranza da cristiani.

 

La Chiesa caldea ha messo a disposizione i 30 mila metri quadri su cui far sorgere l’ateneo, e la prima pietra era stata posta già prima del conflitto, il 20 ottobre 2012. L’obiettivo era quello di creare un polo universitario moderno. Ma tre anni dopo, l’università assume un altro ruolo: quello di baluardo di speranza e segno concreto di aiuto ai giovani cristiani iracheni. Nelle parole dell’Arcivescovo Warda, “la Catholic University of Erbil è un messaggio per coloro che vogliono buttarci fuori dal cerchio della storia. Questo significa che noi restiamo perché siamo profondamente radicati in questa terra da migliaia di anni. Non abbiamo nessuna intenzione di andare via”.

Saranno quattro le facoltà universitarie attive da ottobre, tra cui un College di Studi Economici. Aperta a tutti, senza differenze di religione, la struttura ospiterà circa 3 mila studenti. Tra le tante iniziative vi sarà lo scambio di professori dalla Catholic University di Australia e la Catholic University di Erbil, la possibilità per gli studenti di approfondire i propri studi in Australia usufruendo di borse di studio e tornare a Erbil per insegnare.

Durante l’incontro con i responsabili dell’Australian Catholic University, monsignor Warda ha ricordato che “i cristiani sono ancora perseguitati e abbiamo il dovere di essere solidali con loro. La nuova università abbraccerà i nostri giovani, uomini e donne, cristiani e yazidi che sono stati sfollati con la forza e le minacce dalle loro aree e dalle loro abitazioni nella Piana di Ninive e a Mosul. L’università aprirà le sue porte anche ai musulmani che vogliono imparare e studiare fianco a fianco con i cristiani e gli yazidi al fine di formare un nuovo e promettente futuro per l’Iraq”.

Dopo la grande ondata di profughi, e un anno scolastico praticamente saltato per molti giovani, sono 572 gli studenti cristiani che hanno recentemente completato la scuola superiore a Erbil, ma non hanno posto nelle università locali. Troveranno accoglienza nella Catholic University di Erbil.

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