La basilica di San Paolo, l'incendio e la ricostruzione sulla tomba dell'Apostolo

Nel giorno che ricorda la Dedicazione della Basilica ostiense rileggiamo la storia e le leggende

La Basilica di San Paolo
Foto: Daniel Ibanez/ Aci Group
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“Per una fatalissima disgrazia derivata, per quanto apparisce, dal fatto che alcuni stagnari, i quali nel far jeri diversi lavori sul tetto della Basilica di San Paolo fuori le mura, lasciarono cadere dè carboni accesi da una padella, si è nella scorsa notte appiccato il fuoco al soffitto della detta Basilica. La violenza delle fiamme è stata tanta e tale, che malgrado i soccorsi prestati dal corpo dè pompieri con la celerità possibile in tanta distanza, quell’antichissimo celeberrimo soffitto è rimasto interamente distrutto, le numerose e famose colonne, meno alcune poche, sono state in parte atterrate ed in parte calcinate, e con grandissimo stento si è potuto salvare il solo monastero”.

Con queste parole, il Diario di Roma, un noto periodico romano del XIX secolo, narra l’incendio della Basilica di San Paolo fuori le mura avvenuto nella notte tra il 15 e il 16 luglio del 1823.

Tutti i cittadini dell’Urbe vennero a sapere del terribile incidente, tranne uno: il Papa. Papa Pio VII, il quale, gravemente malato, riposava nel suo letto all’interno delle mura vaticane. L’allora Segretario di Stato della Santa Sede, il Cardinale Ercole Consalvi, decise di non informare il pontefice dell’accaduto, imponendo il silenzio anche a tutti i suoi più stretti collaboratori. Pio VII morì solo un mese più tardi senza aver mai saputo della devastazione della Basilica di San Paolo fuori le mura.

La ricostruzione della “nuova Basilica” fu iniziata sotto il pontificato di Leone XII nel 1825. A tale scopo, lo stesso pontefice pubblicò un’enciclica - “Ad plurimas” - invitando tutti i fedeli, i primati, e i vescovi, ad offrire, in base alle loro possibilità, un contributo per la riedificazione della Basilica; la più grande raccolta fondi dai tempi della basilica di San Pietro.

All’invito di Leone XII, non risposero solo i cattolici, ma giunsero doni da tutti le parti del mondo: come per esempio i blocchi di malachite e di lapislazzuli offerti dallo Zar Nicola I, o  come le colonne e le finestre di alabastro, dono del re Fouad I di Egitto.

Dalle macerie del devastante incendio del 1823, descritte dal noto scrittore francese Stendhal come una “cupa bellezza, triste come la musica di Mozart”, la Basilica di San Paolo venne interamente ricostruita e consacrata ufficialmente solo il 10 dicembre del 1854 alla presenza di numerosi fedeli, giunti a Roma per la proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione avvenuta appena due giorni prima.

Ma cosa c’era prima del disastro del 1823 nel luogo dove oggi sorge la Basilica che custodisce la memoria di San Paolo? 

La prima basilica dedicata all’Apostolo delle Genti, fu eretta dall’imperatore cristiano Costantino, il quale fece costruire un santuario commemorativo sopra la tomba di Paolo, a circa 4 chilometri fuori dalle mura della città di Roma, e per questo: Basilica di San Paolo fuori le mura. Come riportato nel Liber Pontificalis: “Costantino costruì una basilica a san Paolo apostolo, ricuperando e racchiudendo il suo corpo in un’arca simile a quella di san Pietro”.

Realizzata circa 250 anni dopo il martirio dell’Apostolo, la Basilica costantiniana venne consacrata da Papa Silvestro nel 324 d.C.

Come Pietro, anche Paolo aveva patito il martirio a Roma sotto Nerone, e sepolto nella vicina necropoli di Via Ostiense. Secondo una consolidata tradizione, dopo il martirio di Paolo - avvenuto presso la località che oggi chiamiamo “Tre Fontane” - il suo corpo fu sepolto in quel luogo grazie all’intervento di una matrona di nome Lucina, che depose le spoglie dell’apostolo all’interno di una sua proprietà.

C’è una testimonianza ufficiale che lega il luogo del martirio dell’apostolo e la Basilica di San Paolo. È la lettera di Gregorio Magno del 25 gennaio del 604 indirizzata al rettore del Patrimonium Appiae, un certo Felice. Il pontefice intendeva legare il luogo del martirio a quello della sepoltura dell’Apostolo, in modo che con i proventi della tenuta si potesse curare l’illuminazione perenne della tomba. Ancora oggi questa importante donazione è ricordata in un’epigrafe conservata nell’abbazia di San Paolo fuori le mura, che riproduce il testo dell’epistola.

Come per il sepolcro di Pietro anche quello di Paolo divenne immediatamente oggetto di venerazione per l’intera comunità cristiana di Roma. Eusebio di Cesarea, nella sua “Storia Ecclesiastica”, riporta un passo di una lettera di Gaio, presbitero sotto papa Zefirino (199-217), che cita i due trofei posti sopra le tombe degli apostoli, uno sul colle Vaticano e l'altro lungo la Via Ostiense: “Io posso mostrare i trofei (tròpaia) degli apostoli: se vai infatti sul colle Vaticano o sulla via Ostiense, troverai i trofei di coloro che fondarono questa Chiesa”.

La Chiesa eretta da Costantino in memoria del “secondo apostolo” aveva misure notevolmente inferiori rispetto a l'imponente edificio del Vaticano. Tanto che risultò nel tempo inadeguata per la folla dei pellegrini che vi si recavano. Venne quindi ricostruita completamente sotto il regno congiunto degli imperatori Teodosio I, Graziano e Valentiniano II (391). Questa Basilica, chiamata anche la “Basilica dei tre imperatori”, sarebbe rimasta la chiesa più grande della cristianità per circa 1200 anni, fino alla realizzazione della nuova Basilica di San Pietro.

Oggi, la Basilica San Paolo fuori le mura, conserva la stessa monumentalità e spazialità del IV secolo: 131 metri di lunghezza, 65 di larghezza, e quasi 30 di altezza. Oltre ad essere la seconda chiesa più grande della città di Roma, la Basilica di San Paolo, ha svolto anche un ruolo importante sia in chiave ecumenica che apostolica in epoca contemporanea. Dall’annuncio della convocazione del Concilio Vaticano II di Papa Giovanni XXIII, avvenuto il 25 gennaio 1959 - proprio nel giorno della conversione di San Paolo – nel monastero benedettino annesso alla Basilica, fino all’anno paolino indetto da Benedetto XVI nel 2007 in occasione del bimillenario della nascita dell’Apostolo delle Genti.   

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