La COMECE protesta perché l' UE è contro la legge che limita l'aborto in Polonia

Una lettera dei vescovi dei Paesi dell' Unione Europea

COMECE
Foto: COMECE
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“La Chiesa Cattolica, la quale si sforza di sostenere le donne in situazioni di vita derivanti da gravidanze difficili o indesiderate, richiama alla protezione e alla cura di tutta la vita nascente”.

E’ quanto si legge in una lettera dei vertici della COMECE, la conferenza die vescovi dei paesi della Comunità Europea inviata David Sassoli Presidente del Parlamento europeo. 

La lettera è una protesta a seguito della risoluzione del 26 novembre 2020 sul diritto all'aborto in Polonia. 

Dopo la sentenza del 22 ottobre della Corte costituzionale polacca  che dichiarava anticostituzionale ogni tipo di aborto, eccetto le interruzioni di gravidanza chieste da donne vittima di incesto o stupro, o nel caso che si profili un pericolo per la vita della madre, il Parlamento Ue ha contestato la legge di Varsavia perché, impedire l’interruzione di gravidanza anche nei casi di gravi e irreversibili malformazioni fetali, avrebbe portato all’aumento di aborti illegali e più pericolosi e mette così a rischio la salute e la vita delle donne.

Ma è chiaro che per i vescovi non è così. 

“Da un punto di vista giuridico, vogliamo sottolineare che né la legislazione dell'Unione Europea, né la Convenzione Europea dei Diritti Umani prevedono un diritto all'aborto. La questione è di competenza dei sistemi giuridici degli Stati membri”, si legge nella lettera. 

In particolare “Ogni persona umana è chiamata in vita da Dio e ha bisogno di protezione, soprattutto quando è più vulnerabile. Una speciale salvaguardia e cura del bambino, prima e dopo la nascita, è espressa anche negli standard legali internazionali, per esempio nella Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dell’infanzia. Tutto il sostegno necessario deve essere fornito alle donne in situazioni di vita travagliate, come nel caso di gravidanze indesiderate o difficili”. Inoltre “la COMECE è altresì allarmata dal fatto che la risoluzione sembri contestare il diritto fondamentale all'obiezione di coscienza, che deriva dalla libertà di coscienza”.  E conclude: “Abbiamo anche notato con amarezza che nel testo nessuna condanna o tantomeno solidarietà è stata espressa riguardo agli inaccettabili attacchi alle Chiese e ai luoghi di culto, avvenuti in Polonia nel contesto delle proteste legate a questa legge”. 

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